Cinema

Il Parco tanto amato dal cinema

di Generoso D'Agnese

Il ritorno di Don Camillo(1953), Fratello sole, sorella luna di Franco Zeffirelli, (1971), Lo chiamavano Trinità, con Terence Hill e Bud Spencer, (1971), ...Continuavano a chiamarlo Trinità (1972), Milarepa di Liliana Cavani (1974), Ladyhawke (1985), Il nome della rosa con Sean Connery (1986), "Francesco" con Mickey Rourke (1989) : è un elenco ricchissimo e continuamente in aggiornamento quello che vede l'Appennino abruzzese quale vera e propria terra regina per i set cinematografici italiani e internazionali.

Federico Fellini, proprio nel cuore dell'Appennino, a Ovindoli, ha girato nel 1954 La strada. Nel 1956, intorno a Pescocostanzo Nino Manfredi ha recitato "Straziami ma di baci saziami".  Tra le montagne d'Abruzzo e tra i suoi piccoli paesi c'è una storia che lega indissolubilmente la terra dei 3 parchi nazionali all'arte del cinema. Gli scenari selvaggi, gli scorci suggestivi, i castelli e i manieri, i casolari remoti si sono prestati all'ambientazione di film importanti permettendo ai registi, famosi e non, di illuminare prati e pascoli di montagna, profili di vette lontane e la stupenda fauna dell'Appennino.

A questa lunga serie di titoli, da pochi giorni va aggiunta anche "La volpe e la bambina". Luc Jacquet, il regista già vincitore del premio Oscar con "La marcia dei pinguini" e grande affabulatore di storie a tema naturalistico, è rimasto incantato  dai luoghi della Natura d'Abruzzo.

"Ho girato sei mesi nel territorio del Parco Nazionale e vi ho trovato una delle zone protette più antiche d'Europa. Zone nelle quali è possibile incontrare lupi, orsi e stupendi camosci e caprioli, faggi secolari di rarissima bellezza. Ho cercato di portare il mio stupore nella storia, e cerco di far sognare tutti gli spettatori riproponendo su pellicola i paesaggi che trovano dietro l'angolo ma che raramente si fermano a contemplare."

La storia del film, basata sull'amicizia tra una bambina e una volpe, è un viaggio iniziatico nel cuore della natura più selvaggia che trasforma il Gran Sasso e il Parco Nazionale in uno scrigno magico nel quale è possibile ricongiungersi con le emozioni profondi. Non è per caso che la troupe ha scelto l'Abruzzo per raccontare la storia di una volpe. In questo angolo d'Italia il piccolo mammifero vive indisturbato da 100 anni, e si avvicina con fiducia e amicizia all'uomo. Nel film si alternano inoltre anche altri "protagonisti" della Natura protetta di quest'angolo d'Italia: ermellini, tassi, ricci e linci, tutti catturati dallo zoom delle telecamere portate in spalla dai tecnici della troupe..

Il Parco nazionale dell'Abruzzo deve la sua nascita a una decisione dei Savoia della fine dell'800, quando una parte dell'attuale territorio del Parco venne trasformata in "Riserva reale di caccia". La fondazione vera e propria sarebbe avvenuta solo cinquant'anni dopo, nel 1923 . La passione per la caccia dei Savoia ebbe involontariamente un peso importante sullo sviluppo del Parco. Incise infatti sul modello di sviluppo che avrebbe vissuto questa zona, impervia, d'Abruzzo  e dalla data di fondazione del 1923 a oggi, sia pure tra crisi, tentativi di speculazione, il Parco Nazionale d'Abruzzo si è caratterizzato come un caso di matrimonio, riuscito, tra economia e ambiente.

I boschi sono costituiti per la maggior parte da faggete, ricche di antichi esemplari. Sopra i boschi, nelle petraie di alta quota crescono formazioni di pino mugo e vivono gli animali tipici di questi ambienti.

Il territorio delle valli, attraversato dai molti fiumi e torrenti, è caratterizzato da Tigli, Pioppi, Frassini Salici e Ornielli. Più in alto i muschi e licheni, insieme ai funghi, proliferano sui pascoli che si sviluppano attorno ai boschi di faggi, di aceri di monte, di aceri di Lobelius, di sorbi montani e di tassi. Nella media montagna si incontrano invece il cerro, il carpino nero, il nocciolo, l'acero, il melo selvatico, il prugnolo e il ciliegio. Il versante sud, in virtù della sua maggior esposizione a sole, si copre pure di roverella, leccio, corbezzolo e alloro. Nella parte laziale, verso la Ciociaria, ci sono poi boschi di castagno, carpinella e farnetto. Molto vario anche il patrimonio floristico che si sviluppa tra la tarda primavera e l'estate: genziane, ciclamini, viole, ranuncoli, anemoni e peonie colorano le praterie; nelle faggete si trovano soprattutto l'aquilegia e l'iris marsica. Molto importante è la presenza dell'orchidea gialla e nera, vero vanto botanico del parco.

Il parco è diventato una meta turistica importante in tutte le stagioni: lo si può girare a piedi in estate, o con gli sci durante l'inverno. Numerosi pure i centri abitati di un certo interesse, grazie ai musei, alle produzioni artigianali, le tradizioni gastronomiche, le chiese, i castelli e i resti romani. Una ricchezza che da più di 50 anni attira registi e sceneggiatori, video-maker e fotografi da tutto il Mondo. Tutti con il cuore da bambino, alla ricerca della loro personale "volpe".