Cinema

"Mio fratello è figlio unico"

di Eleonora Mazzucchi

Anche i film più belli, una volta ogni tanto, devono lottare per essere apprezzati. "Mio fratello è figlio unico" (2007) di Daniele Luchetti (in uscita questa settimana a New York), nonostante vari premi David di Donatello e un cast di attori fenomenali, avrà difficoltà a superare il suo tema ormai periferico-quello dello scontro adolescenziale tra comunismo e fascismo negli anni sessanta, già ampiamente trattato nel cinema italiano.

Mercoledì 19 aprile il film di Luchetti è stato proiettato alla prima puntata di "Movies 101", un corso di cinema della NYU aperto ai non-matricolati.  Il Prof. Richard Brown, che conduce la classe da più di 35 anni, ha iniziato il suo discorso dichiarandosi italofilo (lui e la moglie sono appassionati frequentatori di "crociere mediterranee") ad una aula di 300 studenti. Fu "Divorzio all'italiana" che gli  fece scoprire una  grande passione  per il cinema, ed è stato proprio per tornare alle origini di quel suo giovanile entusiasmo che ha scelto per il primo incontro un film italiano.

I fratelli Benassi- Accio (Elio Germano), fascista, e Manrico (Riccardo Scamarcio), comunista-sono al centro del tumulto politico del dopo-guerra italiano. Nella fabbrica di Manrico (un classico bellone italiano i cui capelli perpetuamente arruffati ed occhi stanchi sembrono suggerire una serie continua di incontri sessuali) il lavoro consiste nell'organizzare manifestazioni scenografiche, sempre in schermaglia contro i fascisti di Accio. Ma l'effimero fervore politico di una  generazione non costituisce la corrente principale del film, né quello che si vede maggiormente riflesso nelle recitazioni di Germano e Scamarcio, bensì la competitività del rapporto fraterno e per estensione le loro dinamiche famigliari.

Il pubblico del Prof. Brown l'ha pensata diversamente. Quando il professore ha chiesto se c'era qualcuno che non "aveva capito" il film, centinaia di mani si sono alzate. Il commento di un quarantenne seduto in prima fila sintetizza il sentimento che avevano espresso altri: "Come fa uno a essere comunista o fascista? Non è normale. Io non riesco a simpatizzare con estremisti." E giusto quando sembrava che fosse solo il parere di qualcuno che ignora la storia italiana, si sentiva sperduta nell'aula una voce in italiano: "Ma non era identico alla ‘Meglio gioventù'?"

Sul sito imdb.com, dove sono stati pubblicati commenti di spettatori, le recensioni meno favorevoli erano quelle di italiani: una lamentela sincronizzata sulla repetitività dell'argomento comunista/fascista. In internet si trovavano anche le recensioni, quasi del tutto positive, dei critici. Però mettendo di lato professori e professionisti, la persona media riesce (ancora) a digerire drammatizzazioni di politica italiana?