Libera

Polpetta o stivale?

di Elisabetta de Dominis

Ho un'autentica passione per gli stivali alla moschettiera, quelli che arrivano sopra il ginocchio. L'ho sempre avuta: anche questo è un retaggio del '68. Da un paio d'anni sono tornati di moda - e io non indosso quasi altro - ma il boom sarà il prossimo anno, a giudicare dalla sfilata autunno inverno 2008/9 di Gucci.

Il bello dello stivale sta sempre nella forma del piede, del tacco e del gambale, ma è la ginocchiera che fa la differenza. Come per l'Italia. Il Nord è tutto nella ginocchiera: non si caratterizza nella forma dello stivale vera e propria, però senza il Nord l'Italia diventa uno stivale misero e banale.

La Lega, da molti anni, vorrebbe dare un taglio netto e fare geograficamente del Nord una polpetta. Io non ci tengo a ritrovarmi in una polpetta. Preferisco far parte dello stivale... ho sempre dato preponderanza al lato estetico, ahimé. Ma la forma, spesso, denota la sostanza. Senza lo stivale Italia quale identità avremmo noi nordisti? Francese, svizzera, austriaca... no, per carità. Meglio continuare a fare la carità al Sud. Lo pensa anche quel furbastro di Berlusconi, che si guarda bene dal parlare di federalismo fiscale o di lotta alla mafia, perché lui vuole appropriarsi dello Stivale tutto intero e gli servono anche i voti del Sud. Lui vuole fare il gatto con lo Stivale, mica la mezza menola (in dialetto triestino si apostrofa così un uomo mingherlino o di scarso valore; la menola è un pescetto poco pregiato).

Riccardo Illy - industriale del caffè e governatore uscente del Friuli Venezia Giulia, che secondo i sondaggi rigovernerà per altri cinque anni - ha appena dato alle stampe: Così perdiamo il Nord - sottotitolo: Come la politica sta tradendo una parte del nostro paese (Mondadori), la cui copertina mostra già come la pensa: una cartina geografica con due stivali Italia, di cui uno rovesciato, che si uniscono alla fine del gambale, diciamo (perché c'è il titolo e non si vede) all'inizio della Toscana. Il Nord, appunto, non è contemplato. Qual è la causa? La secessione, che sicuramente - secondo Illy - avverrà se il governo non predisporrà il federalismo fiscale. E che il Sud si frigga, come una menola, visto che economicamente parlando lo è. Siccome Illy non è un leghista - governa pacificamente sostenuto da una coalizione di sinistra, Rifondazione compresa - la sua tesi è apparsa originale ed è stata dibattuta molto seriamente la settimana scorsa. Ma ecco che nello scenario letterario italiano viene catapultata una previsione ben più apocalittica: La paura e la speranza (Mondadori), l'ultima fatica di Tremonti il quale, benché rappresenti l'anello di congiunzione tra Berlusconi e Bossi, non invoca più il federalismo fiscale (anche perché dopo le elezioni il Nostro dovrebbe mantenere la promessa), bensì nientepopodimeno che Dio. La tesi - in soldoni - è questa: la globalizzazione ha portato la paura in Europa perché, affermando il primato dell'economia, ha esautorato la politica. Ergo: l'Europa deve avere un'identità politica, non solo economica. E la speranza può essere riposta solo in Dio: affermando le radici giudaico-cristiane dell'Europa.

Beh, con simili politici l'Italia si sta proprio capovolgendo come la copertina del libro di Illy, che ricorda una giostra del Luna Park. Ma se Tremonti fino a ieri era un commercialista che faceva quadrare i conti degli industrialotti del Lombardo-Veneto! Se sosteneva che bisogna reintrodurre i dazi per proteggere l'industria dalla concorrenza cinese, e in sostanza era il fautore delle piccole patrie! Ora fulminato dalla religione (o da Ratzinger?), la (o lo?) pone alla base della politica europea.

Emanuele Severino, considerato il maggior filosofo italiano, confuta la tesi di Tremonti sul Corriere spiegandogli che la politica non si fonda sul cristianesimo perché la vera potenza non si ottiene alleandosi a Dio, in quanto la potenza è la capacità di superare i limiti che ostacolano la libertà e i valori eterni della religione sono i limiti assoluti. Ergo: la salvezza dell'Europa può avvenire solo se si recidono le radici giudaico-cristiane. Esattamente l'opposto di quello che pensa Tremonti e tutti gli atei come lui folgorati dalla fede. Fede, speranza e carità. C'è proprio da aver paura.