Arte

Libertà è... essere artista a NY

di Ilaria Costa

Aprirà al pubblico newyorkese il 25 Marzo, nello spazio sperimentale "LMAK Projects Gallery" in Chelsea, la personale del bolognese 34enne Federico Solmi dal titolo "The Evil Empire". Una mostra che sicuramente provocherà veementi reazioni e farà molto parlare di se'...

Co-sponsorizzata dall'Istituto Italiano di Cultura di New York, l'esposizione è il frutto di due anni di intenso lavoro da parte dell'artista ed è dedicata ad un ambizioso quanto spegiudicato progetto di video animazione, con colorazione manuale, che ha come soggetto una "dissacrante" anticipazione della visita di Papa Benedetto XVI a New York...

"The Evil Empire" è ambientato nel cuore della Città del Vaticano, in un futuristico anno 2046, dove il Papa, circondato dai lussuosi affreschi e dalla sfrontata ricchezza del suo appartamento nella Basilica di San Pietro, è addirittura rappresentato come un giovane uomo moderno che combatte con la sua "porn addiction", al pari di molti uomini ordinari che non riescono ad evitare le tentazioni della nostra società contemporanea.

Come è nel suo stile, anche in questo caso Federico, per rappresentare l'anti-utopia, o meglio la "dystopia" della nostra odierna civiltà, si affida ad un'estetica satirica, utilizzando colori brillanti e immagini mutuate dal mondo dei Video Games, Pop Culture e Internet, per combinare questo immaginario con eventi storici.

Ancora una volta, come in tutta la sua produzione artistica, il dialogo tra antico e moderno è fortemente presente, mentre il richiamo ai Maestri della Pittura tradizionale viene coniugato con l'estetica dei Video Games, quali ad esempio il Computer Game "Doom3", che ha ispirato molti degli scenari presenti in questo video.

Il risultato è umoristico, provocatorio, assurdo... una satira molto dura nei confronti della nostra attuale società. Attraverso questa Solmi analizza e sottolinea la situazione paradossale che caratterizza il nostro approccio e la nostra attitudine verso la realtà quotidiana. La natura profondamente provocatoria della mostra non è altro allora che un modo estremo di rappresentare il nevrotico paesaggio urbano, la vita frenetica nella Grande Città e le colossali contraddizioni della contemporaneità, temi centrali di tutta la sua sperimentazione artistica affidata a disegni, video, video animation, sculture meccaniche e dipinti.

Federico, nato a Bologna nell'Aprile del 1973, ci racconta di essersi trasferito a New York nel '99, dove si è sentito subito a casa nel suo studio di Brooklyn e dove ha incontrato la moglie Jennifer sulle scale di Grand Central in mezzo alle migliaia di persone che vi transitano ogni giorno...

Come uomo è molto ottimista di natura.

Quando hai capito che saresti stato un artista?

"Sin da bambino ho dimostrato una certa disposizione per il disegno ed i colori. Avevo circa 25 anni quando ho capito che volevo fare l'artista di professione. In quel momento abitavo a Bologna, ero pieno di entusiasmo... e immediatamente ho capito che in Italia non sarebbe stato possibile trovare la mia strada. L'anno successivo feci le valigie e arrivai a New York.  All'inizio fu durissima, ma presto ho imparato a stringere I denti, ho lavorato con molta determinazione e passione e finalmente dopo alcuni anni di transizione le cose sono incominciate a girare per il verso giusto".

Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a trasferirti qui?

"Io credo fermamente che sia importantissimo per un'artista, specialmente in fase di formazione vivere in un'ambiente stimolante come quello delle metropoli. New York in questo momento rappresenta il centro per l'arte contemporanea, il luogo in cui si possono visitare continuamente mostre bellissime nei vari Musei e gallerie della città. New York è inoltre il centro del mercato dell'arte, e questo è un'altro fattore molto importante, in quanto l'artista per creare delle opere ambiziose ha bisogno di un supporto finanziario non indifferente."

Gli aspetti che ti piacciono di più e quelli che ti piacciono meno del tuo lavoro e del mondo dell'arte in generale?

"Sicuramente in questa fase della mia carriera è tutto molto più eccitante, in questi anni sono riuscito a conquistare un pubblico e un gruppo di addetti ai lavori che mi segue attentamente. Oggi collaboro con diverse gallerie in Europa e negli Stati Uniti che mi seguono da vicino e che mi aiutano a finanziare e mettere nel mercato le mie opere... In questo momento, l'aspetto più difficile per me e il fatto che lavoro quasi ininterrottamente, comincio alla mattina presto verso le 6 e finisco alle 8-9 di sera ed è più di un'anno e mezzo che non riesco ad andare in Italia a trovare la mia famiglia..."

Cosa ti spaventa e cosa ti emoziona nella vita?

"Ora sto cercando di godere con mia moglie Jennifer quello che abbiamo costruito insieme in questi frenetici anni di vita a New York. Sono ottimista di natura, mi sento molto felice e forte, e di conseguenza molto sereno."

Quanto NY ha influenzato la tua produzione artistica e quanto di ‘italiano' c'è nei tuoi lavori?

"New York, e in generale la cultura Americana, ha influito enormemente nella mia ricerca artistica. Spesso le mie video animazioni sono ambientate nella grande mela, ed i riferimenti alla cultura America sono fortissimi. Allo stesso tempo però conservo dentro di me un grande interesse per la cultura e la storia dell'talia e dell' Europa. Credo che alla fine, anche se riceverò presto la cittadinanza Usa, non sarò mai Americano al 100%, ma allo stesso tempo... non mi posso più considerare più italiano al 100% in quanto sono troppi anni che risiedo a New Yok."

 

Cosa ti piace fare quando non sei impegnato a creare nel tuo studio di Williamsburg?

"Cucinare, andare a provare un nuovo ristorante, o invitare amici a casa."

Come vedi il tuo futuro? Quali i tuoi sogni?

"Sono convinto che gli anni più duri li ho già messi alle spalle, credo che adesso a quasi 35 anni mi posso ritenere soddisfatto di quello che ho costruito. Naturalmente c'è ancora un sacco di strada da fare. Il sogno che spero di realizzare presto è quello di comprare una casa in campagna, credo sia l'unico modo per me di rilassarmi..."

La tua famiglia ti ha appoggiato o ostacolato nell' essere un artista?

"Mio padre e mia madre sono stati dei genitori fantastici, però di certo non potevano capire le mie ambizione artistiche; l'unico familiare che mi ha sempre sostenuto anche nei momenti più difficili è stato mio fratello Alessandro."

Rispetto ai tuoi coetanei italiani cosa pensi di aver guadagnato venendo a vivere qui a New York e cosa pensi di aver perso? Torneresti a vivere a Bologna?

"La scelta di venire a New York a portato i suoi frutti... rispetto ai miei colleghi italiani mi trovo in una posizione di enorme vantaggio, le opportunità che offre NY sono enormi, specialmente quando si riesce a lavorare con continuità con le gallerie di Chelsea. Fare le mostre in questa città significa che il mio lavoro viene visto da un pubblico vastissimo e mi permette di ricevere offerte di lavoro da ogni parte del mondo. Sicuramente, c'è anche il lato negativo, con il tempo ci si accorge che alla fine c'e da pagare un prezzo molto caro per l'ambizione, specialmente mi risulta molto difficile vedere con continuità la mia famiglia in Italia, e questo mi dispiace molto.

No, non riuscirei mai a ritornare a vivere a Bologna, però mi piacerebbe con il tempo andare in Italia più spesso... a fare il turista!"