MOSTRE/Guglielmo Achille Cavellini alla Lynch Gallery/ A Chelsea trent'anni d'arte

di Gina Di Meo

Trent'anni di Guglielmo Achille Cavellini in mostra alla Florence Lynch Gallery di New York. "Guglielmo Achille Cavellini works from 1960-1990" si è aperta ieri nel cuore di Chelsea e si protrarrà fino al tre maggio.

La mostra comprende quadri, fotografie e video dell'artista bresciano meglio conosciuto come Gac e ideatore negli anni settanta del termine Autostoricizzazione che diede inizio ad un lungo lavoro di autoesaltazione dello stesso Cavallini con l'intento di bypassare i ruoli tradizionali della critica e del mercato. Tra le opere anche la serie dei francobolli italiani, attraverso la quale Cavellini voleva trasmettere l'idea di celebrazione delle figure storiche.

L'artista, morto nel 1990, fu anche mercante e collezionista e collezionò quadri durante tutti gli anni cinquanta e solo negli anni sessanta si dedicò esclusivamente all'attività di creazione artistica. "Guglielmo Achille Cavellini works from 1960-1990" attraversa le varie tappe della carriera di Gac e partendo appunto dalla serie dei francobolli passa per le "Cassette che contengono opere distrutte" che sono il frutto della tiepida accoglienza subita alle sue prime uscite pubbliche che lo portano a distruggere le opere che stava producendo e le incassetta con un forte senso di autoepurazione, ai Carboni. Si tratta questa di un'operazione che l'artista sente necessaria per fornire una nuova svolta sia ideale che linguistica al proprio lavoro. Bruciare le opere serve a purificare il disegno, a far scomparire qualsiasi segno del passato. Con "I Manifesti del Centenario", Gac inizia ad esprimere il concetto di autostoricizzazione e a teorizzare l'aspetto fondante di tutto il suo lavoro futuro. Produce, quindi, su tele emulsionate ricolorate, i manifesti che tutti i più importanti musei del mondo dovranno approntare per celebrare nel 2014 il centenario della sua nascita. Infine si approda "Dalla Pagina dell'Enciclopedia dal 1973", una serie di lavori che derivano da un codice teorico e linguistico che Cavellini si inventa come conseguenza diretta dell'autostoricizzazione: La Pagina dell'Enciclopedia dove, partendo, da dati biografici reali, estende la propria storia ad appropriazioni temporali iperboliche ed omnicomprensive del pensiero umano.

Alla mostra ha contribuito anche l'Istituto Italiano di Cultura di New York.

(Florende Lynch Gallery 531-39 West 25th St)