A modo mio

Un'idea per Pasqua

di Luigi Troiani

Il Touring Club italiano ha appena mandato in libreria "Lungo la Francigena", libro smilzo e succoso sul percorso che i pellegrini hanno realizzato, nei secoli, scendendo dal nord anglosassone verso Roma e le sue basiliche. Autore, il giornalista e fotografo Fabrizio Ardito che, rosso zaino in spalla, ha affrontato a piedi l'antica via per narrare incontri, solitudini, emozioni, del cammino che, dal valico alpino del Gran San Bernardo, arriva alle porte della capitale.

      Il tracciato è quello descritto da Sigerico, arcivescovo di Canterbury, nel diario del 990. Ardito impiega 34 giorni a percorrerlo, una dose quotidiana di quasi 26 chilometri e mezzo, pioggia e maltempo inclusi. Dorme dove può, mangia dove il boccone è buono e la compagnia gradita. Il morale è alto, e non servono ad abbatterlo né botoli anti-pellegrino, né padani bellicosamente anti-italiani.  A sconcertarlo è la distruzione delle vie di comunicazione storica, lo scempio che moderni viadotti e autostrade hanno fatto di tracciati storici delle vie imperiali romane. Non mancano episodi rimarchevoli, situazioni al limite, vicende di costume, riportate in presa diretta con humour e distacco rari nelle letture delle nostre contrade.

      Da sottolineare come l'io narrante sia un pellegrino sempre a rischio, tra campagne affogate nei pesticidi e nei diserbanti, strade gasificate dagli scarichi delle vetture, itinerari stravolti e introvabili sulle mappe. In questo il libro risulta originale, perché non si propone come guida ai luoghi visitati dall'autore, quanto come invito a condividere emozioni, stati d'animo, conflitti della strada.

      Trattandosi di un "viaggio in Italia", per quanto vissuto con disarmante ironia e understatement, non difettano nel racconto i momenti di stupore e incanto, al cospetto sia degli spettacoli naturali che di quelli artistici e umani. Ad esempio quando l'autore è in visita alla collegiata di sant'Orso ad Aosta. E' mattino, e non c'è nessuno, "il sole ha appena iniziato ad illuminare uno spicchio della lunga teoria di colonne decorate dai capitelli neri". Sono mostriciattoli e demoni, santi ed eroi, fiori e animaletti, che spingono Ardito a interrogarsi "su quale doveva essere l'immaginario degli uomini e dei poeti dell'arte romanica".

      Spesso l'autore ritorna, nella narrazione, sul senso di appartenenza alla comunità dei viandanti millenari, ai tanti che lungo la Francigena hanno percorso migliaia di chilometri, non sempre coronati di successo spirituale e materiale. Lungo quelle strade si facevano commerci più o meno leciti, spesso le donne venivano violentate, i viandanti derubati o ammazzati. Nelle osterie e nei postriboli, il peccato veniva a trovare chi era partito con ben altre intenzioni nella mente e nel cuore. Come l'altra grande via europea, "El camino de Santiago" verso l'immenso santuario dell'apostolo Giacomo al bordo dell'Atlantico, la via dei romei resta testimonianza di una storia dove religione, cultura, arte, politica, economia si sono mescolate per un segno inconfondibile della civiltà continentale. Sono vie che vale la pena percorrere, se non a piedi, sempre con la consapevolezza e il rispetto dovuto ai pellegrini millenari.

      La Francigena è via "alla ricerca della Perduta patria celeste", caratteristica che condivide con il "camino" verso Compostela e l'altro, santissimo, verso l'imbarco pugliese per Gerusalemme. Tre i simboli da indossare, uno per pellegrinaggio: la conchiglia per San Giacomo, la croce per il Sepolcro, la chiave per san Pietro.