Che si dice in Italia

C'era una volta, nella via Gluck

di Gabriella Patti

Povera via Gluck. Chissà cosa ne pensa Adriano Celentano? La strada di periferia dove è cresciuto e che ha reso celebre con la sua canzone è in pessime condizioni. Tanto che i suoi abitanti pensano di aderire alla stravagante proposta di secessione da Milano del quartiere Greco. Che vorrebbe tornare comune autonomo, come era fino agli anni Venti del secolo scorso. "Milano ci ha abbandonati, siamo delusi. Tanto vale tornare padroni del nostro destino"dicono. Finirà nel nulla, forse. Ma il problema resta. Non è tanto il fatto che ormai in via Gluck e dintorni abitino per lo più stranieri. Nella casa del Molleggiato, per esempio, le famiglie italiane sono rimaste soltanto due. E agli immigrati inutile chiedere di Celentano"Chi? Ah, sì: quella delle canzoni, L'ho sentita qualche volta" dice un inquilino indiano. Il problema è il degrado e il declino economico. Lungo la strada è rimasta appena qualche piccola bottega. I negozi dei milanesi chiudono. Sono rimasti un idraulico e un falegname. Che però chiuderà a fine mese. Largo agli stranieri. Fin qui, nulla di nuovo. Peccato però che il Comune si disinteressi di loro. Forse perché non votano. E oramai non si fa vedere più neanche Celentano, che fino a qualche anno fa ancora compariva ogni tanto, in visita nostalgica.

   MILANO, IN EFFETTI, HA PROBLEMI CON GLI STRANIERI. Un reato ogni quattro ore, per esempio, a quanto dicono allarmati dall'ufficio del sindaco Letizia Moratti. Colpa degli extracomunitari, sostengono. Sono il 13 per cento della popolazione metropolitana ma, negli ultimi quattro mesi, hanno commesso 776 reati contro i 350 opera degli italiani. Partono gli scarichi di responsabilità. Sarà, come sostiene il Partito democratico di Walter Veltroni, che la legge Bossi-Fini è inefficace. Sarà, invece, come replica la giunta di centro destra che è il governo ad applicare male la norma. Siamo in campagna elettorale e tutto serve. Ma, alla fine, a rimetterci è la gente. Che ha sempre più paura a uscire per strada.

   E POI C'E' MALPENSA. E il putiferio attorno all'Alitalia. L'ultima sortita, sempre a fini elettorali,  è di Silvio Berlusconi. Chiede di annullare quanto ormai è sancito, cioè la vendita Air France, unico modo per salvare il salvabile. La compagnia di bandiera (ma lo è ancora?) deve restare in mani italiane, dice. E quella cattedrale nel deserto che è l'aeroporto di Malpensa serve alle imprese e agli industriali del Nord. Giusto. Anzi: era giusto. Ormai è troppo tardi. Dov'erano Berlusconi e gli altri ricchi imprenditori settentrionali quando il ministro uscente dell'economia Tommaso Padoa Schioppa chiedeva il loro intervento. Tutti a guardare dall'altra parte, tenendo ben stretta la mano sul portafoglio. E allora: povera Italia e ... "Vive la France!".

   E' PASQUA. Quest'anno non ci sono soldi, scrivono tutti i giornali. La vendita delle uova di cioccolato è a rischio. Sarà, ma come ogni anno, ne vedo tante portate festosamente in mano dalla gente. E il rito della vacanza sembra inossidabile. Treni e aerei tutti esauriti, impossibile cercare posto all'ultimo minuto. E 12 milioni di auto, dice la Polizia stradale, si sposteranno da una città all'altra. E allora, questa crisi? Comunque: auguri a tutti.