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Se Sparta piange con Atene...

di Ferdinando d'Ondes di Valentino

V rivelerò un gran segreto: non aspettate mai la verità, perché si manifesta giorno dopo giorno...". Questa frase di Albert Camus ci può guidare per cercare di capire, a poche settimane dalle elezioni, cosa è cambiato realmente nel pianeta politico italiano. L'obiettivo, in verità un po' ansiogeno, dei due grandi schieramenti - ci riferiamo, ovviamente, al Partito delle libertà (Pdl) di Berlusconi e al Partito democratico (Pd) di Veltroni - sembra quello di presentarsi come le vere novità. E, per certi versi, una novità c'è, in entrambi i partiti: la voglia di non sottostare più ai ricatti delle piccole formazioni: Veltroni si è finalmente liberato di Rifondazione comunista, mentre Berlusconi ha deciso di fare a meno dell'Udc di Casini. Ma, come cercheremo di descrivere, il "nuovo" si ferma qui, nell'enunciare a gran voce questa voglia di mani libere; perché se si va a sbirciare oltre il desiderio di potere governare senza condizionamenti, ebbene, vengono fuori i vecchi vizi e, soprattutto, un vuoto politico quasi pneumatico.

Cominciamo con il partito di Veltroni. Al personaggio viene riconosciuta una grande capacità di comunicazione. Ma cosa comunica il candidato del centrosinistra? Quali sarebbero le idee forti di questo partito? Quali i riferimenti culturali? Qui entriamo in un campo dove ci si imbatte in tutto e nel contrario di tutto. Veltroni, che è cresciuto nel vecchio Pci, lascia intendere di aver chiuso definitivamente i conti con il comunismo. Cosa buona e giusta, si potrebbe dire parafrasando il Vangelo, se è vero che in qualunque parte del mondo dove sono arrivati a metter radici, i comunisti non hanno fatto altro che danni, seminando morte, disperazione e povertà. Solo che, da un ex comunista che fonda un nuovo partito, ci si aspetterebbe comunque un interesse per le fasce deboli della società, con riferimento magari ai lavoratori precari, vera e propria croce dell'Italia di oggi.

Invece Veltroni che fa? Imbarca come possibile ministro del Lavoro niente di meno che Pietro Ichino, personaggio bizzarro e controverso, sostenitore di una tesi balzana, ma così balzana che più balzana non si può: e cioè che per rilanciare l'economia italiana bisogna dare la possibilità alle imprese di licenziare liberamente i lavoratori: quasi che una "mano invisibile" guiderà i disgraziati rimasti disoccupati verso altre imprese disponibili ad assumerli. In un mondo dove - grazie all'impennata della domanda di greggio di Cina e India - il costo dell'energia cresce di giorno in giorno, condizionando in negativo il sistema economico di tutto il mondo, questa tesi, oltre che assai ottimistica, appare un po' azzardata. E, in ogni caso, mal si concilia con l'idea di vita di un Paese, l'Italia, che resta in buona parte cattolico. E il centro della vita di un cattolico - checché ne dica il gesuita Bartolomeo Sorge, che critica le formazioni d'ispirazione cattolica - è dato dalla famiglia. Come si fa a costituire e mandare a avanti una famiglia con il continuo spettro di un licenziamento? L'idea cattolica della vita, fondata sulla famiglia, ha bisogno di stabilità: stabilità affettiva e stabilità nel lavoro. Teorizzare i licenziamenti significa "terremotare" le famiglie attuali e creare le condizioni per far trionfare i single e i rapporti di breve durata,  con buona pace dei matrimoni. Veltroni e Ichino non ce ne vogliano: ma una società imperniata sulla famiglia ha bisogno di certezze: e tra queste certezze il lavoro stabile è ai primi posti. 

Questa breve precisazione va detta e sottolineata per ricordare che nel Dna del neo-nato Pd di Veltroni non c'è nulla, ma proprio nulla di assimilabile alla dottrina del cattolicesimo sociale. Il leader del Pd ama anche citare Kennedy, con riferimento alla "Nuova frontiera". Un richiamo che appare solo uno slogan; come uno slogan è, del resto, il richiamo al "si può fare" di Obama. La sensazione è che Veltroni proceda a tentoni, senza un programma preciso, ora rinnegando le radici comuniste e socialiste, ora cercando di mettere d'accordo cattolici e radicali di Pannella (che è stato e continua ad essere un convinto anticlericale), ora candidando contemporaneamente (o schizofrenicamente?) la precaria di un call center e il grande industriale veneto. Confusione su confusione.

Ma se Atene piange, come si diceva un tempo, Sparta non sorride. Nemmeno Berlusconi, anche lui grande comunicatore, può vantare una storia politica con precise e identificabili radici culturali. E questo sia perché è in politica da "appena" quattordici anni, sia perché i suoi richiami non sembrano molto credibili. Dice di essersi sempre ispirato alla dottrina cristiana e ha passato la vita ad accumulare soldi: che è l'esatto contrario di quello che diceva Gesù, notoriamente refrattario ai beni terreni. Il Cavaliere si dichiara visceralmente anticomunista, ma il partito che ha diretto per quattordici anni - Forza Italia - è stato un esempio ineguagliato di gestione monocratica di una forza politica. Con un "culto della personalità" da far invidia persino a Stalin. 

E il fatto che nel Pdl sia finito il partito di Fini - cioè Alleanza nazionale - non migliora le cose. Il fatto che Fini abbia rinnegato le radici fasciste non basta: dovrebbe almeno spiegare cosa intende fare, al di là dei luoghi comuni sulla riduzione delle tasse e sui vaghi richiami al cattolicesimo. Anche nella nuove creazione politica del Cavaliere, a conti fatti, regna una confusione sovrana. Dicono di richiamarsi al liberalismo e al liberismo economico e, contemporaneamente - Tremonti docet - vorrebbero introdurre i dazi doganali per fronteggiare la concorrenza della Cina e del Sud Est asiatico. Annunciano di voler ispirarsi alla dottrina del cattolicesimo sociale, ma le cose che hanno fatto quando hanno governato e le cose che vorrebbero fare se vinceranno le elezioni hanno poco a che vedere con l'idea cristiana della società. E se il Cavaliere dichiara ai quattro venti di condividere l'appello dei vescovi a rivedere la legge 194 sull'aborto, ecco che spuntano esponenti di primo piano del suo partito pronti a dire e a ribadire che "la 194 non si tocca" (dichiarazione di Stefania Prestigiacomo, già ministro del passato governo Berlusconi). Altra confusione su confusione.

Morale: anche il Cavaliere e Fini navigano a vista, magari un po' incoraggiati dal fatto che prenderanno, almeno così dicono le previsioni, più voti del Pd di Veltroni. Cosa potrà venire fuori da due partiti che saranno maggioranza, l'uno - il Pdl - di centrodestra e l'altro - il Pd - di centrosinistra?

Il leader dell'Udc, Casini, è convinto che, dopo le elezioni, Berlusconi e Veltroni si metteranno d'accordo per governare insieme. I due diretti interessati negano: e questo, considerando l'abitudine dei politici italiani a rimangiarsi le promesse (o a raccontare bugie: fate voi, cari lettori), fa pensare che Casini, forse, non sbaglia. Del resto, Prodi, nella campagna elettorale del 2006, girò l'Italia spiegando che avrebbe ridotto il cuneo fiscale. Diciotto mesi dopo è stato accertato che il governo che ha presieduto è stato il più ‘tassaiuolo' della storia della Repubblica italiana. Non va meglio per Berlusconi: nel 2001 aveva promesso la riduzione della spesa pubblica e le privatizzazioni: appena al governo si è rimangiato l'una e le altre.

L'Italia, insomma, veleggia verso l'ignoto. Con due leader che sanno benissimo non attueranno mai quello che stanno promettendo a piene mani in campagna elettorale. Mentre tutto quello che di politicamente accertato esiste ancora è stato messo all'indice. Casini, che in fondo, insieme con la Rosa Bianca, insegue il sogno di un partito cattolico moderato, viene visto come il fumo negli occhi da Berlusconi e da quei poteri forti - economici e finanziari - che (magari grazie a Tangentopoli), non essendo riusciti ad ottenere un sistema politico bipolare, si accontenterebbero, ormai, di un bipartitismo, magari con un  mezzo inciucio dopo le elezioni per varare le riforme (alias una riforma elettorale per penalizzare gli altri partiti e una nuova ondata di tasse da far pagare agli italiani).

Bene o male, la tradizione cattolica resiste. E resiste anche la tradizione comunista: idea che potrà anche essere contestata, ma che in Italia continua a far sognare un elettorato che oscilla dal 5 al 7 per cento circa. Si sta estinguendo la tradizione socialista (Veltroni non ha voluto i socialisti italiani in mezzo ai piedi nel Pd), mentre ancora non si conosce la reale forza del "partito" di Beppe Grillo, snobbato da una classe politica che dimentica un piccolo particolare: la grande (e crescente, nelle ultime consultazioni elettorali) presenza di schede bianche e schede nulle. Tutta gente incazzata che potrebbe votare Grillo per protesta (ma che candida le sue liste soltanto nelle elezioni locali).

Le realtà politiche fuori dal gioco degli specchi di Pdl e Pd dovranno fare i conti con il duo Berlusconi-Veltroni che, dopo le elezioni, nel di certo nel nome delle riforme, cercheranno di farle sparire. Magari con il concorso dei soliti poteri forti, mettendo in questo calderone anche una Giustizia che in Italia è sempre disponibile a fare da sponda alla politica, soprattutto se opaca. Sarà questa la verità con la quale gli italiani si dovranno confrontare tra qualche mese? Ma forse conviene "non aspettare mai la verità, perché si manifesta giorno dopo giorno...".