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Il monologo di Mica Bagnasco alla Casa Italiana Zerilli Marimò. Smarrita e ritrovata a Manhattan

di Monica Mascia London

Quali sono i sogni e le aspettative di una giovane ragazza che stretta nei panni del made in Italy e annoiata del suo paesino di montagna nel nord Italia decide di trasferirsi a Manhattan alla ricerca di una nuova vita? Ce lo racconta il monologo tutto al femminile scritto e interpretato dall'attrice biellese Mica Bagnasco, che mercoledì scorso alla Casa Italiana Zerrilli Marimò ha messo brillantemente in scena il suo "Made in Italy". Attraverso divertenti e toccanti bozzetti autobiografici, la Bagnasco interpreta una giovane aspirante attrice italiana che, annoiata del suo paesino natale, decide di andare a Manhattan per imparare l'inglese, e invece finisce per scoprire la psicoterapia. Martina Castiglioni è la protagonista di questo viaggio alla ricerca di una nuova esperienza linguistica e culturale che diventa in primo luogo un viaggio alla ricerca di se stessa. "Smarrita e ritrovata a New York" è il sottotitolo del monologo: un percorso di esplorazione interiore che segna il cambiamento della protagonista da semplice ragazza di montagna a donna sofisticata e ambiziosa. Tutta presa da audizioni teatrali e da corsi di dizione persegue il grande "sogno americano" senza perdere però quella genuinità e tenerezza dai colori italiani che la vede affrontare la vita con leggerezza e autoironia. 

Il monologo è parte di una serie di opere teatrali messe in scena da diversi artisti e attori italiani, promosse e ospitate alla Casa Italiana Zerrilli Marimò della Nyu a partire dallo scorso febbraio. Ciò che accomuna tali artisti è un amore per il teatro che si pone ai confini tra due culture. L'attrice Mica Bagnasco lo scopre molto giovane; è lei stessa a raccontarci: "Ho iniziato a fare teatro all'età di ventuno anni quando ho deciso di prendere il treno da Biella e sono andata a Genova a bussare alla porta del teatro della Tosse, diretto da Tonino Conte. Mi sono presentata come apprendista attrice portando due poesie di Ungaretti e mi hanno dato una parte da damigella, ed è così che ho iniziato.." Dall'Italia l'attrice decide di trasferirsi in America per fare un corso di inglese. Inizia poi la sua carriera teatrale in un teatro piccolissimo che si chiamava Prometeo interpretando ruoli da copioni di Agatha Christie e Sherlock Homes e di altri drammaturghi contemporanei. Inizia poi a comporre monologhi tra cui spicca "Febbre d'arte" un monologo basato sulla vita di Eleonora Duse e altri autobiografici. "Nel 1986 sono venuta a New York per imparare la lingua e poi mi sono innamorata di due cose: i grattacieli e il mio primo marito". L'esperienza autobiografica della mancata relazione con la figura maschile diventa in "Made in Italy" un elemento di riflessione e di crescita interiore. Ed è proprio il teatro ad assumere un ruolo primario in questo processo di introspezione, in quanto rivela un effetto terapeutico. E' sempre l'attrice a raccontarci: "Ho iniziato a fare teatro come terapia in quanto mi dà la possibilità di esprimere le mie emozioni". Ancora prima del teatro, è la scoperta della psicoterapia che introduce Martina a un "nuovo modo di introspezione". Le sedute dal terapeuta, messe in scena con la grande capacità della Bagnasco di condensare momenti comici a toni drammatici, diventa un modo di dare sfogo alle proprie emozioni: un'esperienza che a New York è condivisa da molti. In Italia, invece, sostiene l'attrice "c'è un atteggiamento di prevenzione per la psicoterapia a causa di una mentalità più chiusa". La ricerca di un'hespressione personale, il trovare un centro d'ascolto e un terreno fertile nello scenario teatrale newyorkese ha portato l'attrice Mica Bagnasco a fare della sua esperienza biografica un'arte "perché nella vita non bisogna mai prendersi sul serio e bisogna cercare di superare il dolore con una risata", e il teatro in questo assume un effetto catartico e liberatorio.