Il rimpatriato

L'Italia dei ricchi che ridono

di Franco Pantarelli

Può darsi che abbia voluto adottare il famoso motto dei pubblicitari "parlatene come volete ma parlatene", o forse - abituato com'è ai suoi cortigiani pronti a sganasciarsi dalle risate - non riesce proprio a resistere a quel demone che gli sussurra continuamente "sei spiritoso, più spiritoso di te non c'è nessuno": sta di fatto che Silvio Berlusconi, durante una delle sue tante interviste televisive in questa campagna elettorale, ha di nuovo polarizzato l'attenzione generale con una di quelle uscite che in qualche caso hanno fatto mettere le mani nei capelli perfino al suo Gianni Morandi (nel senso di "In ginocchio da te") Gianfranco Fini. Per rendere l'intervista un po' meno noiosa, l'adorante giornalista del TG2 aveva messo insieme alcuni "rappresentanti delle categorie" e fra loro c'era una ragazza giovane e carina che aveva l'incarico di porre a Berlusconi una domanda sulla grande piaga dell'Italia di oggi: la condizione precaria di chi lavora che in pratica condanna al presente ed esclude il futuro. La domanda della ragazza è puntuale: come fa un giovane a impegnarsi nella costruzione di una famiglia (che in termini terra terra significa riempirsi di rate da pagare regolarmente ogni mese) se dispone solo di un lavoro che può scomparire da un momento all'altro?

La risposta di Berlusconi, più che da aspirante capo del governo è da imprenditore, visto che spiega che lui, nelle sue aziende, ha assunto tantissimi giovani. Ma prima di ciò il demone lo aveva colpito ancora e dalla sua bocca era uscita la considerazione che con il sorriso che si ritrova la ragazza farebbe bene a cercarsi un marito ricco, "per esempio il figlio di Berlusconi o uno simile che non ha di questi problemi".

La reazione che quelle parole suscitano è quella che ormai è diventata una specie di copione: gli avversari politici attaccano la sua superficialità, i commentatori fuori dal suo libro paga criticano la sua volgarità, i suoi uomini difendono lo spiccato senso dell'umorismo del loro capo e comunque - che funzioni o no lo dirà l'esito del voto del 13 e 14 aprile - per alcune ore non si parla d'altro. Quello di pendere dalle labbra di quest'uomo, del resto, è il triste destino dell'Italia che ho trovato, tornando da un Paese in cui per una battuta del genere la Hillary, Obama o John McCain verrebbero sbertucciati senza fine. 

Ma in questo episodio tutto sommato minimo c'è qualcosa che va oltre la possibile furbizia da venditore di Berlusconi, i pasticci in cui lo mette il suo demone, la reazione dei suoi avversari e dei suoi difensori tanto scontate da risultare ormai pavloviane. Ed a fornirlo, il qualcosa che va oltre, c'è la ragazza medesima. Le cronache raccontano che alla battuta di Berlusconi il pensiero che le ha attraversato la mente è stato: "I ricchi se la ridono e i precari sorridono". Poi però si è affrettata a mettere in chiaro con chi la intervistava che comunque non c'era rimasta male. Anzi, lei Berlusconi lo stima e "probabilmente voterò per lui".

Può darsi che sia vero, ma può anche darsi che una ragazza come lei, che sta per laurearsi in scienze della comunicazione con una tesi sui media, non se la sia sentita - nell'Italia di oggi - di irritare proprio l'uomo che media italiani è il re, oltre che possibile prossimo capo del governo. Questi non sono tempi di eroi e nessuno può chiedere a una ragazza di poco più di venti anni di esserlo. Che differenza, però, con la serena, divertita tranquillità con cui la ragazza che in un recente spot elettorale americano dormiva innocente mentre Hillary si prendeva cura delle telefonate "catastrofiche" che potevano arrivare alla Casa Bianca, ha candidamente raccontato che lei sostiene Obama. Una differenza che non sta nella quantità di "coraggio" di cui le due ragazze sono dotate, ma nel fatto che una delle due, per essere se stessa, non aveva nessun bisogno di coraggio.