Libera

L'istinto primitivo di Eliot

di Elisabetta de Dominis

l sesso è un gusto" mi disse un giorno un regista gay. Per spiegarmi che la scelta sessuale è una scelta sensoriale e basta. Solo che il gusto sessuale non ha niente a che vedere con il piacere che ci dà un buon cibo. Perché talvolta proprio le persone che più ci disgustano sono quelle che ci attraggono di più. O quantomeno ci piacciono ma siamo consapevoli che ci faranno del male, che non sono per noi. La scelta sessuale non è conseguenza di un ragionamento che segue le regole morali, per cui dovremmo essere  attratti da una persona per bene, perché è un istinto ancestrale nato prima della morale, quando il bene era indistinto dal male. Il sesso allora era un piacere praticato nel rischio e indissolubilmente legato alla paura. L'uomo copulava la donna in piedi da dietro, perché entrambi dovevano essere pronti a fuggire se sopraggiungeva un pericolo. Il sesso era rischio perché fuori dalla grotta c'era il pericolo. Questa atavica correlazione tra rischio e paura oggi è rimasta nel nostro inconscio come necessità di ripeterne i presupposti per provare piacere: ci siamo inventati la trasgressione, che è la violazione di un ordine comportamentale assurto a legge morale, che comporta il rischio di venir scoperti. Per la verità se la sono inventata le religioni, che sono state le prime leggi che si è dato l'uomo appena è diventato stanziale e si è costruito una dimora protetta, diritto che ha comportato dei doveri e quindi dei divieti. Dove c'è protezione, c'è sicurezza e la trasgressione, il pericolo rimangono fuori dalla porta. E se all'inizio i primi possono apparire piacevoli, a lungo andare assopiscono il piacere, che ha bisogno di stimoli esterni per accendersi. Trasgredire è sentire la paura provando adrenalina nell'uscire dalle regole, è sentirsi ancora all'altezza del rischio di prendersi una donna, il che comporta l'affermazione della propria forza: essere padroni di fare quello che ci pare, essere onnipotenti. Almeno per un'ora. Come faceva di tanto in tanto il governatore di New York, Eliot Spitzer.

Con ciò non sto facendo la sua apologia, non ho alcuna intenzione di difenderlo, solo di spiegare un meccanismo inconscio che abbiamo tutti noi, benché si manifesti a vari livelli. In generale un divieto, se non è interiorizzato come tale perché viene riconosciuta la legge morale che lo domina, rimane a livello incoscio un tabù ed è recepito come una proibizione ingiustificata. Abbiamo perso l'accezione di tabù che presso i popoli primitivi era qualcosa di  proibito per la sua sacralità intrinseca. Prima dell'etica, esisteva il sacro, che era inavvicinabile, inviolabile. Tabù era l'unione tra sorella e fratello, per esempio, perché non siamo dei e soggiacciamo alle leggi di natura. Lo sanno ancora gli animali, come i leopardi che istintivamente evitano di accoppiarsi tra fratelli per non peggiorare la specie. Ma noi della sacralità della natura abbiamo fatto tabù perché abbiamo violato il rapporto sessuale. Il sesso è diventato merce di scambio e l'atto sessuale ha perso la sua sacralità: il dono. Il sesso è un momento divino solo se lo viviamo nel dono di sé e nell'assoluto disinteresse.

In Italia come in America gli uomini di potere e le belle donne lo usano per un fine interessato, cambiano solo le modalità. Andare con una prostituta, pagare, per un italiano è denigrante perché dimostra che non è un figlio del toro (pare che gli itali, una frazione dei siculi, fossero figli del dio toro Marte) e che una donna non vada in deliquio al solo vederlo, anche se ha settantacinque anni come Berlusconi. Ma poi è costretto a pagare lo stesso con dei regali o trovandole un lavoro, per il quale non ha i requisiti, e finendo in un mare di guai. Spitzer pensava di non finirci, perché una prostituta che si paga non comporta problemi e alla fin fine costa meno che mantenere un'amante fissa o una moglie a carico.

Il problema semmai è l'ipocrisia di stampo cattolico che domina la morale sessuale americana e che fa del sesso una cosa sporca di cui vergognarsi. Berlusconi non si vergogna affatto, tanto che fa credere di fare perfino quello che non fa con le donne, Spitzer invece si vergogna di quello che ha fatto. Invece si deve vergognare solo di aver pagato, trattando una donna come una merce. Ma proprio è condannabile perché è evaso dalla soporifera dimora di tanto in tanto? Il tradimento sessuale è al di là del bene e del male. Nessuno di noi ne è immune: si trasgredisce anche con il pensiero...