L'INTERVENTO/ Il PD e il "nuovo" che avanza.Il PD e il "nuovo" che avanza

di Alberto Quartaroli

Il rifiuto da parte della segreteria del Partito Democratico di candidare in Nord America il direttore della Casa Italiana della New York University Stefano Albertini è la dimostrazione eloquente che la pratica clientelare dei partiti è ancora in vigore. Dal PD ci si aspettava nei fatti quel cambiamento più volte espresso a parole. Ma in realtà nulla cambia. Il "nuovo che avanza" è, come sempre, il vecchio che si traveste per apparire nuovo, al fine di appagare con l'illusione quel sincero desiderio di cambiamento proveniente della società. E' tutta un'illusione che solo in pochi riescono a cogliere. Altrimenti non si spiegherebbe per quale motivo la stragrande maggioranza dei cittadini, nonostante le lamentele, continua a votare, anno dopo anno, per gli stessi partiti.

La candidatura del Prof. Albertini è stata richiesta da 200 persone tra le piu' influenti della comunita' italiana di New York. Professori, giornalisti, ricercatori, imprenditori, artisti. Una richiesta che proveniva dalla società civile, quella parte della società che non vive di politica, ma che è pronta a impegnarsi quando si tratta di far prevalere il buonsenso. Un movimento spontaneo di persone che nel giro di qualche ora ha aderito all'appello, confermando che quando si tratta di sostenere una persona stimata, la società civile si mobilita istantaneamente, a prescindere dalle ideologie o dalle idee politiche personali.

In Italia però i colonnelli di partito decidono tutto. Hanno tolto il voto di preferenza. Non esistono elezioni primarie. I futuri parlamentari sono già di fatto nominati dai capi partito sulla base delle loro scelte personali. Mettono in lista amici, parenti e amanti. Ci dicono poi che bisogna sostenere i partiti esistenti e di non disperdere i voti in liste indipendenti. Ma ci spieghino almeno cosa dovrebbe fare la societá civile se anche la semplice indicazione di un candidato di valore non viene presa nemmeno in considerazione.

In realtà, ripeto, di nuovo non c'è nulla. Dietro i nuovi simboli si celano i vecchi partiti e i soliti dirigenti. Prendono in giro gli elettori inserendo in cima alle liste, a prescindere dal merito e dalla competenza, presunti rappresentanti della società civile (giovani, operai, imprenditori, disoccupati), esattamente come fanno le agenzie di pubblicità quando commercializzano un prodotto, sapendo bene che costoro non rappresentano un bel nulla e che saranno semplici truppe e non generali. Sono tecniche collaudate che abusano della buona fede dei cittadini, ormai alla disperazione, per carpirne il consenso elettorale.

In Nord America, Stefano Albertini sarebbe stato l'unico candidato in grado di incrementare i consensi elettorali dell'intera lista. Ci si chiede allora per quale motivo la dirigenza del PD non abbia scelto come candidato un uomo stimato da tutti e con un vasto supporto elettorale, nonché l'unico vero rappresentante della cultura italiana a New York. Ci piacerebbe almeno conoscere quali siano i criteri di scelta dei candidati. Vorremo sapere in base a quali parametri si opera la selezione. I dirigenti dei partiti dovrebbero avere la correttezza di spiegare agli elettori il motivo per cui un determinato candidato vale più dell'altro. Porta più voti al partito? E' più rappresentativo? E' esperto di una determinata materia? Ha la stima incondizionata della comunità? Insomma, ci diano un qualsiasi motivo.