Libera

Il salto del montone della quaglia del grillo...

di Elisabetta de Dominis

Le elezioni sono un'opportunità unica per fare un bel salto di qualità: diventare un personaggio politico senza avere alcuna propensione per i problemi sociali e alcuna preparazione culturale.

L'unica condizione richiesta è avere già una certa fama, non importa se acquisita per meriti o demeriti. Anzi, meglio i demeriti perché chi si fa beffa dello Stato è uno in gamba. E non si pensa che lo Stato siamo noi. Se non pretendiamo rispetto, significa che non abbiamo più un briciolo di dignità. Significa rinnegare se stessi.

Fabrizio Corona, il fotografo arrestato un anno fa per presunti ricatti a personaggi famosi, nuovamente fermato per detenzione e spaccio di banconote false, ha rilasciato venerdì sera un'intervista illuminante in proposito. "Oggi, anche se fai cose negative, si scordano due giorni dopo". E ancora: "Ormai penso di essere uno dei personaggi più famosi che ci siano in Italia. Ricevo anche 5 mila euro per una serata in discoteca, se mi fossi candidato avrei preso 400 mila voti. Chi ci comanda è marcio...".

Infatti Berlusconi ha rinunciato al candidato Mastella nonostante si fosse "comportato benissimo, avendo fatto cadere il governo di cui faceva parte, e per questo ha ricevuto i miei ringraziamenti, ma secondo i sondaggi ci avrebbe fatto perdere il 12 per cento". E Casini ha sottolineato: "Chi l'ha usato e scaricato mi fa schifo". Eh sì, il Cavaliere ha proprio fatto il salto del montone: ha disarcionato di sorpresa Mastella, al quale non è riuscito di fare il salto della quaglia. Del resto un traditore non è mai affidabile; altro discorso per Bossi che porta in dote i cospicui voti della Padania. Mastella ha annunciato veemente: "Farò come Bossi: la Lega del Sud". Ma Raffaele Lombardo ha fondato tre anni fa il Movimento per l'Autonomia, che ora ha fatto l'accordo con Berlusconi, mentre gli orfanelli dell'Udeur stanno già intruppandosi nel Pdl.

Perché Mastella non se lo prende Casini? Tanto c'ha già un altro campione di rispettabilità: Cuffaro. Per conferire un po' di dignità al suo agglomerato democristiano, si è preso una dignitaria secolare del clero come Alessandra Borghese, che ovviamente si fa chiamare principessa. Un'altra divorziata che mette al centro il valore della famiglia anche se non è centrata in una famiglia.

Invece Veltroni ha controbilanciato candidando l'operaio sopravvissuto al rogo della Tyssen, che peraltro si esprime meglio di Di Pietro. Il quale, se non è una quaglia, è specializzato nel propinare cavoli acidi. Veltroni ha poi quagliato Massimo Calearo, ex presidente di Federmeccanica, che gli ha già fatto digerire dei rospi. Così all'ultimo ha dovuto accogliere Pannella, guru dei digiuni.

Grillo non poteva che fare salti da grillo farneticando sul problema energetico che non conosce: "Mi faccio l'energia come voglio con quattro panelli solari... dovete dire basta. Mi devo incazzare io? Io ero un comico: guardate come sono ridotto!"

La Mussolini ha fatto il salto della cavalletta nel Pdl, nonostante avesse giurato: "Io ho una parola sola. Noi non abbiamo in programma alleanze con neodemocristiani che scodinzolano davanti alle porte del Ppe. Fini ha rinnegato il fascismo, è il male assoluto. Non sarò mai alleata con la casa delle Libertà".

Queste elezioni sono l'apoteosi dell'insulto, che deriva - guarda caso - dal latino: insultare, che significa saltare su o contro, maltrattare. E sono al contempo la morte dell'insulto come danno morale. Si è perso il significato di offesa perché evidentemente si è perso il valore della dignità. Ci si insulta, poi si torna assieme. Per fare quattro salti di danza, cioè per continuare a godersela, si accetta di finire moralmente schiacciati come cavallette, grilli o pidocchi.

Vedremo dove sceglierà di andare Casini dopo le elezioni. "L'Udc, quando eravamo al governo, mi ha impedito di attuare il contratto con gli italiani - ha accusato infantilmente Berlusconi - e di abrogare la par condicio, una legge liberticida". Appunto perché lascia in vita i pidocchi...

Intanto gli italiani continuano a fare salti mortali per arrivare a fine mese e si apprestano a fare un bel salto nel buio con il prossimo governo. Ma c'è una buona notizia: Ferrara non ha la sindrome di Klinefelter... E' proprio uno in gamba.