Cinema

L'incendio della Fenice

di Michelina Zambella

Oltre i confini è volato il pompiere veneziano Michele Barca col suo documentario, L'incendio della Fenice, presentato domenica scorsa all'Imagin Asian Theater di Manhattan, nell'ambito del New York International Independent Film & Video Festival che si è svolto dal 29 Febbraio al 6 Marzo.

Il documentario, prodotto in collaborazione con la Movie Company, col Patrocinio dell'Assessorato alla Cultura e alla Comunicazione della Città di Venezia e del Ministero dell'Interno Dipartimento dei Vigili del Fuoco e del Soccorso Pubblico, racconta (in italiano con sottotitoli in inglese) le operazioni di spegnimento del furioso incendio che distrusse completamente il teatro La Fenice di Venezia.

In 35 minuti si ricostruisce con immagini vive, racccontate dai protagonisti di quell evento, i pompieri, l'incendio del 29 gennaio 1996, cominciato con una telefonata, alle ore 20.58, alla sala operativa dei Vigili del Fuoco: "Vediamo del fumo uscire dalla Fenice". Così ha inizio una lunga notte che difficilmente verrà dimenticata dai veneziani, di cui si vedono le immagini di uomini, dalla divisa pesante, che correvano lungo le calli (le strade) e che si arrampicavano lungo i tetti, le cui forme si stagliavano sul mare di fuoco che usciva dalle mura del teatro. Uomini che il destino ha portato a confrontarsi con quel disastro, figure che oggi hanno un volto e una voce che raccontano la paura, la sconfitta, le difficoltà, la solidarietà, il rischio di quella notte. Una narrazione attuale, intensa e emozionante, con immagini di repertorio che prendono vita in un tragico finale di morte. La mattina successiva al rogo, infatti, restavano solo la facciata principale e i muri perimetrali: il teatro appariva come una scatola vuota. Sullo sfondo la città di Venezia, rimasta stordita dall'evento e incapace di reagire.

Le immagini del prima e dopo incendio danno vita ad una sequenza mozzafiato mostrando come, ancora oggi, il segno di quella notte sia visibile. "Ogni volta che divampa un incendio il ricordo va immediatamente a quei momenti". "Non solo l'acqua ma anche il fuoco sarebbe il nemico numero uno, di una città oramai divenuta più che vulnerabile". "A Venezia serve un piano d'intervento e di prevenzione ad hoc e accurato". "La struttura irregolare degli edifici, dove il pianterreno di uno corrisponde al primo piano dell'edificio adiacente, non rende prevedibile un attacco. I pompieri quindi sono sempre costretti a muoversi dall'esterno o sui tetti".

Queste le parole dei Vigili del fuoco nel documentario.

Venezia è in una laguna soggetta a periodi di secca e di piena che possono allungare i tempi di intervento dei pompieri, soprattutto laddove gli stretti viali non lasciano passare le barche di soccorso. Dalle immagini si nota che sono i cantieri i luoghi dove principalmente divampano gli incendi, tale per cui urge un piano nuovo ed efficace per la gestione della sicurezza pubblica, altrimenti Venezia rischia davvero di rimanere sfregiata nella sua immortale bellezza, come da tempo qualcuno avverte.

Dalle loro parole, dunque, una richiesta d'aiuto, un occhio di riguardo  perché non si può sempre sperare nella fortuna, un messaggio che il nostro regista-pompiere si è proposto di divulgare, e che Oggi7 ha intervistato.

Quando e come nasce l'idea di fare un documentario sull'incendio della Fenice?

 "Ho sempre amato il cinema. Così, nel 1998, mi sono iscritto all'Università di Cà Foscari a Venezia in Tecniche Artistiche e dello Spettacolo e mi sono laureato in Documentario Artistico nel 2002, realizzando per la tesi il progetto per il documentario L'incendio della Fenice. È stato il mio Professore-relatore a suggerirmi il tema e il promo, forse perchè vedeva delle potenzialità nella storia e molto materiale storico ancora vivente. La sceneggiatura infatti è il frutto della mia esperienza personale. Sono in servizio nei Vigili del Fuoco da dodici anni e quello mi colpisce ogni giorno è l'umiltà delle persone con cui lavoro. I pompieri non amano molto parlare dei loro interventi, non amano le luci dei riflettori. Considerano il loro lavoro una missione e qualsiasi intervento è una routine. Ma quello che è successo quella notte supera i confini della normalità. Per Venezia i Vigili del Fuoco sono stati degli eroi che hanno salvato la città. Sentivo il bisogno di far raccontare quello che realmente era successo da chi aveva vissuto quell' esperienza in prima persona".

In cosa ritiene di essere stato originale, rispetto a tutti i documentari prodotti dopo l'11 settembre, legati dunque alla figura del pompiere-eroe?

"Ogni documentario è fatto di pezzi di storia, di immagini di repertorio, di testimonianze. Sicuramente il riferimento al documentario tipo quelli post 11 settembre esiste, ha dato ispirazione, la linea è quella. Ma la differenza sta nel fatto che in quel caso a parlare erano i sopravvissuti. Qui invece sono i vigili del fuoco che per la prima volta hanno parlato, si sono raccontati, hanno commentato le immagini di un film che il più delle volte vivono da soli, scene che interiorizzano, tenendole per sè".

Qual è il suo prossimo progetto?

"Uno degli ultimi progetti dovremmo finirlo per aprile 2008, si tratta di un documentario storico sulla Seconda Guerra Mondiale intitolato ‘Un Natale di Sangue', prodotto da una società di Roma, in coproduzione con Mediaset, Canale 5, e la GDF tedesca. In questo progetto ho scritto il soggetto e sono Assistente alla Regia. Adesso abbiamo un altro lavoro con la History Channel che ha preso sull'attentato del 2 agosto a Bologna. Ho ritrovato del materiale girato da un videoamatore che ha ripreso le scene, che abbiamo deciso di mandare in onda, l'anno scorso. Per 40 minuti gli spettatori hanno visto immagini vere, senza lavori di postproduzione, solo coi nomi delle vittime in coda. Adesso stiamo cominciando un documentario, che sarà pronto entro ottobre, sul disastro del Vajont, dal momento che il 9 ottobre 2008 si celebra il 45 anniversario della grande catastrofe naturale italiana che portò alla morte di più di 2000 persone".

Perchè volare a New York?

"Già trasmesso da History Channel Italia, il documentario ‘L'incendio della Fenice' ha trovato molto consenso e non poteva cercare migliore trampolino di lancio se non qui, nella città in cui la figura del pompiere è divenuta simbolo di eroismo nazionale e internazionale dopo l'11 settembre 2001. Peccato però che la proiezione non sia stata giustamente pubblicizzata dalle istituzioni italiane qui a NYC e sia stata tra l'altro trasmessa in tardissima serata all'Imagin Asian Theater, dove ad accogliermi ho ritrovato solamente il Cav. Daniel A. Nigro, Capo del Dipartimento dei Pompieri di Manhattan, ora pensionato, che porta avanti un progetto di gemellaggio tra i Vigili del Fuoco di NYC e Venezia. New York è un'esperienza nuova, che arricchisce il curriculum, già ricco di grandi traguardi".

Un po' amareggiato, dunque, ma non per questo scoraggiato, Michele Barca è un felice neo papà, regista ambizioso, che non aspira però al successo e alla gloria. Lui un mestiere ce l'ha, il Vigile del Fuoco. Il cinema e i documentari, il Dott. Barca, li coltiva come passione, una passione che gli ha già dato tanto. Ottimista, sorridente e modesto, si definisce "un idealista sognatore che rimane però coi piedi per terra, senza montarsi la testa".