A modo mio

Allevilive

di Luigi Troiani

Ascoltare la musica di Giovanni Allevi, è godimento dello spirito. Se capita nello spazio acustico dell'Auditorium di Roma, diventa privilegio, specie se la sala Santa Cecilia è stracolma e il concerto sold out. Il giovane musicista e compositore marchigiano apre, con l'evento romano, il tour "Allevilive", dal titolo dell'ultimo album. Nel doppio disco dal vivo, e nel concerto romano, le composizioni migliori degli album per pianoforte solo, da "13 dita" del 1997, a "Composizioni" del 2003, a "Joy" del 2006, oltre all'inedito "Aria". Brani venduti in centinaia di migliaia di copie, perché l'artista è nella classifica Fimi/Nielsen dei più acquistati in Italia. Allevi è uno che ha sorpreso con il suo stile gli adepti jazz del Blue Note di New York e gli abbonati dell'Hkapa Concert Hall di Hong Kong; suoi pezzi sono risuonati alla Carnegie Hall grazie a Nanae Mimura. Echeggia la tradizione classica europea, bagnandola nel pop e nel contemporaneo, con risultati che lo vanno consacrando tra i migliori, benché non abbia neppure quarant'anni.
   Avevo avuto modo di sentirlo, a un palmo dalle sue preziose mani, durante la festa milanese del trentennale di Autogrill, a Palazzo Reale, lo scorso novembre. Mi aveva impressionato favorevolmente, così avevo iniziato a seguirlo e a imbottirmi della sua musica. Rivederlo nella cornice ufficiale mi ha confermato il giudizio. Oltre ad esibire un'ottima musica, il personaggio appare per nulla costruito, con amabili tic da artista (le battute spontanee e la voce soave che introducono ogni brano, le corse pazze sul palco alle chiamate finali per i bis, l'abbigliamento jeans felpa e scarpe da ginnastica), e lo sviscerato amore per le sue partiture.
L'arte dei suoni, in Allevi, non è mai gratuita: fugge dal frastuono e dalla violenza di certa contemporaneità, preferendo articolare gioia, scuotimento, idillio. E' trillo della natura e delle emozioni nei toni alti, passione e coinvolgimento nei toni profondi. Il piano risulta accordato in modo da rispondere con eccellenza al pungolo dell'artista sia nelle arrampicate sottili, sia nel precipizio dei bassi. Perché la gamma del sentimento e dei concetti in Allevi è ampia. Formato in modo ricco e talentuoso (diplomato in pianoforte e in composizione con il massimo dei voti, laureato con lode in filosofia dopo una tesi su "Il vuoto nella Fisica contemporanea"), esprime lo spirito della contemporaneità nelle venature pop dei componimenti e nella scelta di sminuzzare l'ingegno in briciole musicali di corta durata (sul modello della canzone d'autore e dei brani pop/rock). La potenza del suo tessuto musicale è però quella dei grandi, il racconto che dispiega nella varietà della proposta ritmica e melodica è quello che si ritrova solo negli spiriti che hanno fatto la storia della musica. Per questo, esagerando, hanno scritto che è il Mozart dei nostri tempi.
Se vorrà entrare nel Pantheon dei Musicanti eterni, Allevi dovrà, un giorno o l'altro, optare per composizioni più robuste in termini di durata e strutturazione, come peraltro ha già iniziato a fare rielaborando alla Baltimora Opera House i recitativi della Carmen di Bizet, ed eseguendo al Politeama di Palermo Foglie di Beslan, la sua prima opera per pianoforte e orchestra (92 elementi). In moduli di quel tipo, la giusta essenzialità del contenuto può amplificarsi nel pulsare largo della partitura complessa, spaziando su luoghi, personaggi, tempi. In quelle risonanze, l'ispirazione cristallina e intimista di Allevi può frangersi sul rumore della storia e dei conflitti, combinarsi con i clash dei tempi drammatici nei quali gli è toccato di vivere. Il talento naturale e il suo lavoro gli consentono di poter arrivare all'eccellenza, toccando cuori e menti con la delicatezza e il tumulto.