SPECIALE/CONFERENZE Dov'era Dio ad Auschwitz?

di Gina Di Meo

Si può parlare di teodicea nel caso di Auschwitz? Si può imputare a Dio la colpa della Shoah? "Pensare a Auschwitz" è il titolo del simposio che si è svolto al Graduate Center e organizzato dal John Calandra Italian American Institute/Queens College, dal Doctoral Specialization in Italian/Comparative Literature at Cuny, dalla Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Napoli "Federico II", e dal Centro Primo Levi New York. "Pensare a Auschwitz" ha preso spunto dal saggio "Pensare a Auschwitz; elementi di un'antropodicea" di Eugenio Mazzarella, docente alla "Federico II", ma per motivi legati soprattutto all'assenza del professor Mazzarella, il simposio ha preso una piega diversa dai contenuti annunciati.
L'assunto contenuto nel saggio di Mazzarella da cui si sarebbe dovuto partire era. Le teodicee che si sono esercitate su Auschwitz ereditano il vizio di ogni teodicea immatura: chiamare in giudizio dio al posto dell'uomo. Dopo aver mangiato dell'albero del bene e del male non c'è posto più nella storia per la teodicea; non è dio a doversi giustificare, ma l'uomo. In questo senso Dio nella storia è sempre morto, se l'uomo, nell'etico, non lo fa vivere: per salvarci dal male di Auschwitz, l'unico progetto di Dio è la coscienza morale, la risposta della nostra libertà alla nostra libertà. Ecco perchè Auschwitz esige la serietà di un'antropodicea, non di una teodicea. Dopo la morte di Dio nella nostra libertà, il suo assentarsi da noi perché essa ci sia, Dio si può legittimamente chiamare in giudizio solo per l'inesplicabile del male come catastrofe: l'incalcolabilità della natura in noi e fuori di noi, ma non lo si può interrogare sul nostro venir meno al regno dei fini: questo è il luogo etico della responsabilità.
Come ha introdotto Vincenzo Pascale, lecturer all'Italian Department, Rutgers University ed esperto di letteratura italiana moderna e contemporanea, che ha organizzato e moderato l'incontro: «Il Simposio di oggi (27 febbraio per chi legge) si concentrerà soprattutto sugli aspetti teologici e filosofici della questione: Dov'era Dio quando queste cose sono accadute? Noi come italiani dobbiamo riflettere sulla tragedia dell'Olocausto e di discutere sulla domanda posta».
Tra gli ospiti la persona maggiormente deputata a dare una risposta era monsignor Celestino Migliore, il responsabile della Missione Vaticana alle Nazioni Unite, l'alto prelato si è limitato però a fare un excursus storico sulla posizione delle Nazioni Unite riguardo all'Olocausto e al genocidio.
Il rabbino capo David Lincoln della Park Avenue Synagogue, nonostante "parte in causa" non ha mai puntato esplicitamente il dito contro la religione o la Chiesa, in particolare contro Pio XII, eletto papa nel 1939, quando erano state appena emanate le Leggi Razziali in Italia, pur sollevando un interrogativo di carattere generale. «La Cristianità - ha commentato - deve interrogarsi su Auschwitz. Il fatto che gli ebrei non considerassero Gesù il figlio di Dio ha fatto sì che nel corso dei secoli essi fossero considerati in posizione inferiore, ma non bisogna dimenticare che Gesù fu messo alla croce non solo dagli ebrei».
Più personale l'intervento del giornalista e board member del Centro Primo Levi, Andrea Fiano, che essendo figlio di un deportato ad Aschwitz, come lui stesso ha ricordato, si è posto dalla nascita le questioni sollevate durante il simposio. «Cerco ancora delle risposte - continua -  ma credo anche fermamente nell'obbligo di capire e ricordare cosa è accaduto durante l'Olocausto perché solo così si potrà evitare che tragedie del genere possano ripetersi. E per quanto riguarda la tesi del professor Mazzarella, mentre mi domando quale Dio possano aver adorato i Nazisti che hanno ucciso milioni di essere umani, non pongo la questione in termini di giustizia o ingiustizia divina, il male, piuttosto, è stato perpetrato da uomini a uomini. Ragioni e responsabilità della Shoah sono tutte di carattere storico e non penso che possa esistere una cura contro l'intolleranza, il razzismo o la discriminazione».
Sarebbe stato un simposio pienamente riuscito se tutti gli ospiti, sull'esempio di Fiano, avessero espresso la propria posizione su Teodicea vs Antropodicea, ma forse l'Olocausto, nonostante gli anni, è ancora un argomento delicato da trattare, e alla fine gli animi si sono accesi, vista anche la presenza tra il pubblico di persone che hanno vissuto sulla propria pelle l'esperienza di Auschwitz come Stella Levi. Diciamo che le premesse c'erano per porsi domande e più che risposte perché si rischia di cadere in una controversia, delle indicazioni, tuttavia il risultato finale è stato un accusarsi l'un l'altro. Un simposio su Auschwitz va ripetuto e questa volta magari anche con la partecipazione del professor Mazzarella.
I lavori sono stati introdotti da James Muyskens, presidente del Queens College, Hermann Haller, docente di italiano al Queens College e Graduate Center, Anthony Julian Tamburri, dean del Calandra Institute che ha spiegato il perché un'istituzione italiano/americana si è fatta carico di sponsorizzare un simposio del genere. «Per gli italiano/americani - ha detto - è importante sapere tutto dell'Italia e non solo le cose positive».
Presente anche il console d'Italia Francesco Maria Talò che ha ricordato tutte le tappe percorse quest'anno, a cominciare dalla Giornata della Memoria, per riflettere insieme su quello che è accaduto sessanta anni fa.