Musica

LIRICA/ Il Bel Paese "cantato" dal poker Dessay, Flòrez, Caballé e Carreras

di Franco Borrelli

ITALIA "cantata" dagli stranieri. No, non in senso negativo e\o spregiativo, ma intesa al suo meglio. Grazie, soprattutto, a voci luminose e drammatiche adatte al chiarore tipico dei nostri orizzonti, e scure abbastanza da sottolineare in pieno la passionalità, la malinconia e l'intensità umorale che ci contraddistingue. Il tutto, insomma, all'insegna del bel canto eccellente in ogni sua parola, in ogni sua nota, a esprimere ogni emozione dell'anima. Con gioielli di oggi e di ieri, a dimostrare una vitalità, quella della lirica, stupefacente per continuità e per capacità di sapersi, come araba fenice dalle sue ceneri, rinascere e rinnovare. Non è un caso, così, che le bellezze vocali odierne portino i nomi di Natalie Dessay, squisito soprano francese, di Juan Diego Flórez, tenore peruviano di grande splendore vocale, mentre quelle di (quasi) ieri abbiano invece l'accento spagnoleggiante (ma è detto in simpatia, perché nel loro cantare non si nota affatto, anzi) di Montserrat Caballé, soprano ancor oggi super esemplare, e di José Carreras, tenore degno di stare tra i grandi, anche se resta purtroppo il rammarico per quanto avrebbe potuto essere e, causa la leucemia, non è potuto essere.
Italia "cantata", quindi, in maniera stupenda da una Dessay che si conferma sempre più come la Lucia più Lucia che oggi si possa trovare, capace com'è di scendere fin nelle pieghe più profonde della patetica "folle" creatura donizettiana. Guardate, ad esempio, anche il video che la ripropone nel ruolo consacrato dallo stesso Met, che accompagna il Cd della Virgin Classics (gruppo EMI) «Italian Opera Arias». Anche qui la perla più preziosa è la scena della pazzia che travolge la sua Lucia, sconvolge il suo destino e stupisce quanti ne prendono testimonianza. "Ardon gli incensi" e "Spargi d'amaro pianto" sono toccanti che più davvero non si può. Una coloratura incredibile la sua, e una passione coinvolgente dietro ogni singola sillaba, dietro ogni sospiro. Ma non sono da meno a questa struggente Lucia la Violetta e la Gilda verdiane, l'Elvira e la Giulietta belliniane, nonché la Maria Stuarda dello stesso Donizetti. Ad acompagnare la Dessay (che al Met tornerà questa primavera) è il maestro Evelino Pidò che dirige con gran misura e compostezza l'orchestra del Concerto Köln e il coro dell'Europäischer Kammerchor. Ci sono poi qui anche un paio di "cammei" di Roberto Alagna (nelle pagine dalla «Traviata» e dal «Rigoletto»).
In «Voce d'Italia - Arias for Rubini», Flórez per la Decca (gruppo Universal Classics) diventa a tutti gli effetti italiano, grazie a Rossini, Bellini e Donizetti, accompagnato inoltre da Roberto Abbado e dall'orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Difficile trovare una voce, oggi, che sia per splendore e apertura più chiara di questa. I personaggi cui dà linfa sono esempio inconfutabile di bel canto assoluto. Le arie sono da «Il pirata» e dalla «Bianca e Fernando» di Bellini, dalla «Elisabetta, regina d'Inghilterra», «Il turco in Italia», «La donna del lago» e dal «Guglielmo Tell» di Rossini, nonché dal «Marino Faliero» di Donizetti. Ruoli, questi, non sempre da cartellone e da grido, ma nei quali s'evidenzia la naturalezza di un tenore che, per entusiasmo e qualità vocali, non è oggi secondo a nessuno nel repertorio belcantistico per eccellenza. Chi è il Giovanni Battista Rubini richiamato nel titolo (1794-1854)? Tenore apprezzatissimo sia in Italia sia nel resto d'Europa, da Parigi a Pietroburgo, nei ruoli (non s'era indovinato?) Belcantistici per antonomasia, quelli, appunto, di Rossini, Bellini e Donizetti. Un passato-presente nel segno della continuità.
Conferme e riproposizione classiche (nell'accezione antica e scolastica del termine, da studiare cioè e da prendere come modello) ci vengono dai doppi album con i quali la Sony Classical, nella sezione dedicata ai capolavori di sempre (per composizione ed esecuzione), celebra «The Essential Montserrat Caballé» e «The Essential José Carreras».
La voce della Caballé è universalmente ammirata per la purezza, il controllo dell'emissione (sono ancora celebri, infatti, i suoi filati), la potenza e la duttilità. Il suo repertorio operistico conta lo strabiliante numero di (oltre) ottanta personaggi, e spazia dall'opera barocca a Verdi, Wagner, Puccini, Bellini e Richard Strauss. In questo doppio album, semplicemente, la Sony ha raccolto il fior fiore delle sue incisioni, da Puccini («Bohème») a Verdi («Traviata, «Due Foscari», «Aroldo», «Rigoletto» e «Requiem», da Donizetti a Rossini, da Bellini (da brivido il suo "Casta Diva") a Cilea, da Leoncavallo a Wagner.Carreras, dal canto suo, è molto apprezzato per i ruoli ricoperti specialmente nel repertorio del melodramma verdiano e pucciniano. Conosciuto dal pubblico di tutto il mondo per il sodalizio con Pavarotti e Domingo, che lo ha consacrato come uno dei tre tenori più bravi del mondo, Carreras spazia dal musical all'operetta, dalla canzone napoletana al flamenco. Eq uesti due Cd ne sono grande testimonianza. Il primo tutto operistico (Verdi, Giordano, Puccini, Donizetti, Massenet, Mascagni e Bizet), il secondo dedicato al repertorio più leggero della canzone folk mediterranea e di Broadway (anche se il suo inglese di «South Pacific» lascia un po' a desiderare).