Italiani in America

Ma che musica da Oscar

di Generoso D'Agnese

Ogni anno il premio Oscar parla sempre un po' italiano. Anche il 2008 non fa eccezione a questa lusinghiera tradizione colorando il Kodak Theatre di un po' di tricolore. Ma in realtà è l'intera vecchia Europa a portare i suoi colori in questo tempio del cinema mondiale arraffando statuette a man bassa. Irlandese è David Day-Lewis (Il petroliere), spagnolo è Javier Bardem (Non è un paese per vecchi), francese è Marion Cotillard (La vie en rose), britannica è Tilda Swanson (Michael Clayton). Una vera e propria Cee in celluloide, quella che ha visto vincitore il film dei fratelli Joel ed Ethan Coen, "Non è un paese per vecchi". Ed era dal 1961 che la statuetta non veniva consegnata in contemporanea a due registi (l'ultima volta toccò a West Side Story).
Gli Oscar tricolori arrivano ancora una volta dalle aree tecniche dell'industria cinematografica, a conferma della bontà della nostra artigianalità. Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo hanno bissato la statuetta conquistata con "L'aviatore" regalando al pubblico le cupe e avvolgenti scenografie di Sweeney Todd diretta da Tim Burton. La coppia Ferretti-Lo Schiavo ha incamerato nella carriera grandissimi prodotti, a partire dai primi film realizzati per conto di Pier Paolo Pasolini. "Il Vangelo secondo Matteo", "Medea", "Decameron", "Fiore delle mille e una notte" hanno lasciato il posto ai film di Federico Fellini. Per lui i due scenografi hanno realizzato l'ambientazione de "La città delle donne", "E la nave va" e di "Ginger e Fred". Con "Il nome della Rosa" lo scenografo di Macerata conquistò l'attenzione del grande pubblico e il diritto di entrare a far parte del cinema americano, sotto la direzione di ben sette film con Martin Scorsese.
Vero e proprio cultore del disegno classico, Ferretti ha lasciato solo il 30% dei fondali all'opera del computer, dedicando tutta la sua energia alla ricostruzione di una Londra vittoriana cattiva e sporca, lugubre e avida.
I due italiani non si aspettavano però la vittoria. Non ci speravano. ‘'Ero sicuro al cento per cento che l'Oscar venisse dato a ‘Il Petroliere' - ha affermato Ferretti - Sono rimasto veramente sorpreso quando ho sentito il mio nome. Non mi ero preparato neanche il discorso''.
Impegnato a Boston con il nuovo film di Scorsese, il marchigiano ha voluto rendere onore alla regia di Burton, della quale condivide tutta la onirica genialità.
‘'Lavorare con Tim Burton è stata una cosa veramente fantastica - spiega l'art director - E' un grande artista e già avere la possibilità di lavorare con lui è un premio. Mi ha aiutato ad aprire ancora di più la mia visione, ad approfondire la mia conoscenza del tema da sviluppare. Una grande esperienza''.
L'oscar della colonna sonora ha visto invece primeggiare Dario Marianelli, compositore che da anni ha scelto Londra per il suo progetto professionale. Un Oscar combattuto tutto in versione italiana, quello per la colonna musicale. A contendersi la statuetta infatti c'erano Marianelli e Marco Beltrami (in gara con la musica di "Quel treno per Yuma"), con la vittoria finale arrisa al compositore di "Espiazione".
"IL caso ha voluto che io vivessi a Londra. Questa città mi ha portato fortuna: ci sono capitato proprio nel momento della rinascita cinematografica inglese. Ho incontrato molti registi interessanti che mi hanno offerto progetti stimolanti da mettere in musica. Lavoravo come apprendista in un negozio di pianoforti pensando che mi sarei guadagnato da vivere facendo il tecnico o l'accordatore. Poi ho vissuto momenti di frustrazione in Italia, dato che il lavoro non dava proprio sbocchi. Mi ero nel frattempo fatto vari amici a Londra e ho deciso di partire all'avventura. I primi anni ho lavorato facendo un po' di tutto nel campo tecnico musicale, dai computer al software, dall'editing al typesetting al lavoro di assistente per altri compositori".
Dario Marianelli, nato a Pisa nel 1963, non è arrivato però alla composizione per un caso fortuito. Dopo aver studiato pianoforte a Firenze, nel 1990 a Londra dove si è iscritto al corso postlaurea alla Guildhall School of Music and Drama ottenendo una borsa di studio che gli ha permesso di seguire i corsi di coreografia e composizione del Bretton University College diretti da Judith Weir e Lloyd Newson. Trascorsi tre anni in Germania, presso la National Film and Television School, Marianelli è tornato a Londra e ha iniziato la sua carriera di compositore con brani per il teatro di avanguardia. Il primo lavoro importante in campo cinematografico arriva con il regista irlandese Paddy Breathnach che gli chiede di scrivere la colonna sonora dei film Ailsa e I Went Down.
Nel 2002 ha scritto la colonna sonora di Cose di questo mondo di Michael Winterbottom, e il film ha conquistato l'Orso d'Oro al festival di Berlino. Per Terry Gilliam l'italiano ha composto nel 2004 le musiche di I fratelli Grimm e l'incantevole strega a sua firma sono uscite anche le colonne sonore di "V per Vendetta" di James McTeigue, "Il colore della libertà" di Bille August, "Il buio nell'anima" di Neil Jordan.
Aveva già sfiorato, il pisano, l'ambita statuetta degli Oscar. Nel 2006 infatti entrò in nomination con la colonna sonora di "Orgoglio e pregiudizio". Ma è proprio "Espiazione" a portare il vento del successo globale in casa Marianelli. Nel 2007 infatti l'italiano ha conquistato con lo stesso tema musicale l'International Film Music Critics Association (IFMCA) -premi che onorano e celebrano le colonne sonore cinematografiche e televisive mentre qualche giorno prima era arrivato il Golden Globe.
Padre di due figli di 3 e 7 anni, sposato con Thomasina, inglese, Dario Marianelli ha ritirato da solo la prestigiosa statuetta.
"Non c'è dubbio che sono italiano - ha affermato Marianelli - ma sono un italiano a Londra, formatomi lì professionalmente Ma i miei legami e i contatti con l'Italia rimangono fortissimi: ci vado sempre, due o tre volte l'anno, e i miei genitori vengono a trovarmi a Londra, parlo italiano a casa con le bambine, anche se mia moglie è inglese. Non credo di essermi lasciato l'Italia alle spalle, pur concedendo che una parte di me è diventata anglosassone. Non mi sento né del tutto inglese né completamente italiano, ma un vero cittadino del mondo".