Economia

Parmesan sarà lei!

di Valeria Sabatini

Il Parmigiano Reggiano è unico al mondo, quindi sia chiaro una volta per tutte che solo il formaggio prodotto da ottocento anni nelle campagne tra Parma e Reggio Emilia può fregiarsi di tale nome. Con buona pace delle tante imitazioni che in Europa e nel resto del mondo stanno arrecando un danno non solo d'immagine ma soprattutto economico per l'economia italiana. La sentenza, finalmente è arrivata il 26 febbraio dalla corte di giustizia europea.
Dai vertici della Coldiretti che da anni portano avanti azioni legali contro tale contraffazione c'è ovviamente soddisfazione "anche se - dicono subito dopo aver appreso le motivazioni della sentenza - la corte di Giustizia non ha condannato la Germania in quanto uno stato membro non è tenuto ad intervenire d'ufficio per la protezione della denominazione".
Chissà forse era solo per una questione di pronuncia. Quel parmesan scivola sicuramente meglio e per qualcuno si sarà detto meglio parmesan, Parmigiano è un po' ostico da pronunciare, va a finire che la lingua si incastra e avanti così a scopiazzare il prodotto made in Italy più famoso nel mondo e a ruota mozzarelle, presunti spaghetti, ancor più sospette conserve di pomodoro Contadina ma che di agreste ed italico hanno ben poco.
Abbiamo provato a buttarla sul piano della questione linguistica, ma la realtà è un'altra e non fa per niente ridere.
I prodotti alimentari italiani vengono taroccati in maniera sempre più sfacciata. È falso un prodotto alimentare italiano su quattro con le esportazioni di prodotti alimentari dall'Italia che raggiungono il valore di 16,7 miliardi di Euro e rappresentano appena un terzo del mercato mondiale delle imitazioni dei prodotti made in Italy che vale oltre 50 miliardi di Euro.
Qualche mese fa alla fiera millenaria di Gonzaga in provincia di Mantova la Coldiretti ha presentato quanto di peggio trovato nei supermercati praticamente di tutto il mondo spacciato per Made in Italy.
Aldo Caleffi presidente della Coldiretti di Mantova spiega che "la battaglia è tesa ad evitare che ci siano equivoci. Ci sono diversità di vedute tra quello che diciamo noi e le posizioni del parlamento europeo".
Prima dell'arrivo della sentenza, l'Avvocatura generale della corte di giustizia UE, tirò fuori una sentenza ambigua che dava si lo stop a parmesan ma deresponsabilizzava gli stati in cui il tarocco viene prodotto, nel controllo dei falsi.
D'ora in avanti invece i produttori dovranno cambiare nome ai formaggi che per anni hanno venduto come Parmigiano.
"Il Parmigiano è il prodotto più copiato - continua Caleffi. Su quello che sta succedendo va fatta una considerazione, se il prodotto italiano viene copiato è perché ovviamente tutti ne riconoscono il valore, per questa ragione noi continuiamo a chiedere che ci sia l'obbligatorietà del confezionamento nella zona d'origine. Ormai da tantissimo tempo si copiano i nostri prodotti. Il vero prodotto italiano ovviaamente costa di più e il problema diventa quindi la difficoltà nell'esportazione. Noi pensiamo sempre agli Usa però abbiamo trovato tantissimi marchi contraffatti in Germania" conclude Caleffi.
Se in Europa insieme al parmesan tedesco la Coldiretti ha scovato il pamesello grattugiato venduto nei supermercati del Belgio e addirittura il Parma grattugiato venduto in Spagna, in giro per il mondo sono numerose le imitazioni del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano che i due prodotti italiani tipici più imitati nel mondo che diventano Parmesao in Brasile, Regianito in Argentina, Reggiano e Parmesano in tutto il Sudamerica, Parmeson in Cina o Parmesan dagli Stati Uniti al Canada, dall'Australia fino al Giappone, ma anche "Grana Pardano", "Grana Padana" o "Grana Padona".
Negli Stati Uniti appena il 2 per cento dei consumi americani di formaggio di tipo italiano sono soddisfatti con importazioni Made in Italy, il resto sono imitazioni e falsificazioni ottenute sul suolo americano con latte statunitense in Wisconsin, New York o California. In pratica viene venduto falso Parmigiano Reggiano nove volte su dieci.
Ma il parmesan rappresenta solo la punta di un iceberg di un mercato internazionale taroccato che inganna il consumatore globale.
Se negli Usa si vendono salsa e conserva di pomodoro "Contadina" trasformata in California, provolone del Wisconsin e Mozzarella del Minnesota, in Australia si produce Salsa Bolognese e formaggi Mozzarella, Ricotta, Parmesan con bandiera tricolore in etichetta, mentre in Cina l'industria locale offre pomodorini di collina, Parmeson, Caciotta e addirittura Pecorino.
Esempi di prodotti alimentari italiani taroccati non mancano nel Vecchio Continente dove la Coldiretti ha scoperto produzioni tedesche di Aceto balsamico di Modena e di Amaretto Venezia con una bottiglia la cui forma imita scandalosamente l'Amaretto di Saronno, mentre in Spagna si imbottiglia olio di oliva Romulo con disegnata in etichetta la lupa che allatta Romolo e Remo e si vende formaggio grattugiato Parma. E se in Portogallo si produce pasta Milaneza e spaghetti napoletana, nei nuovi Paesi aderenti all'Unione Europea come l'Estonia si vende salsa al basilico.
Di lavoro per chi dovrebbe tutelarci e tutelare il nome del Made in Italy sembra proprio non mancare, se con il parmigiano l'abbiamo avuta vinta sulla burocrazia UE altre vertenze sono dietro l'angolo.
Dal 2007 sempre da fonti Coldiretti - sulle tavole degli italiani arriva il primo vino Made in Italy invecchiato con la segatura anziché con la maturazione in botti di legno. A livello comunitario - continua il presidente Caleffi - è in agguato il via libera alla contaminazione Ogm dei prodotti biologici senza alcuna indicazione in etichetta per i consumatori mentre i vincoli igienico sanitari posti alla produzione di formaggi a latte crudo rischiano di far scomparire la produzione negli alpeggi.
L'agroalimentare Made in Italy vale oltre 180 miliardi di Euro (108 dell'industria alimentare) e rappresenta circa il 15% del prodotto interno lordo, secondo solo al comparto manufatturiero. Un risultato ottenuto grazie all'impegno di un milione di imprese presenti in Italia che curano un territorio di quasi 15 milioni di ettari. Una attività che ha consentito di raggiungere primati quantitativi con l'agricoltura italiana che è in Europa il primo produttore di riso, tabacco, grano duro, frutta fresca e ortaggi freschi; il secondo produttore di fiori, uova, pollame vini e mosti; il terzo produttore di carni bovine, barbabietola da zucchero e frumento.
In Italia si trovano un terzo delle imprese biologiche europee e un quarto della superficie bio dell'Unione superando il milione di ettari ( 1.067.101,66 ettari ) con 49.859 imprese agricole.