Musica

Sanremo giudicata dalla rete

di Filippo Brunamonti

Come pretendere che Sanremo, a 58 anni, non investa il senso delle nuove tecnologie? Già con il passaggio al'Umts, il nostro cellulare si è arricchito di foto e video dei cantanti in gara (sul red carpet, in sala stampa, nella camera segreta in hotel...) privando gli artisti della loro intimità e i giornalisti dei propri scoop. Ma che il Signor Sanremo sia di tutti, non è una novità. D'altronde profetizzava negli anni Ottanta Gianni Vattimo, "il monumento non è una funzione dell'autoriferimento del soggetto: esso è (...) funebre, fatto per recare traccia e memoria di qualcuno ma attraverso il tempo, per altri".
Vattimo dimentica (ma come poteva immaginare?) l'intero mondo del web. Adesso che si può filmare e postare la morte su YouTube, adesso che la natura etlettica dei blogger di tutto il cyberspazio è un'istituzione (lo sa bene il New York Times che ha incoronato il blog di Beppe Grillo), anche Sanremo si fa multimediale: dalla possibilità di fruizione delle esibizioni canore su videofonino ai canali "apocrifi" per scaricare gli mp3 in anteprima.
Non a caso, forse per andare un po' controcorrente e dare quel tocco classico tipico di Pippo Baudo, il gala di apertura ha attaccato con la celebrazione dei 50 anni di "Nel blu dipinto di blu". Epoca diversa, certo. Così, per farci tornare al presente, sul palco dell'Ariston è piombata un'invasione di Ultrabaudo (dodici, uno per ogni Festival condotto). Una trovata neanche troppo futuristica, se si pensa che la clonazione umana è già arrivata sulla Terra. Eppure, anche in fatto di critiche, il Festival ha presto fatto i conti con un pubblico sempre più perplesso. Non aveva considerato quella gigante fetta di Internet che subito si è mobilitata per esprimere un giudizio, dare spettacolo e ribadire che, ormai, l'unica opinione che conta è la sua. La Rete crea tendenza e arruola cervelli. Lo fa da sempre, senza alcun filtro, a volte senza particolare istruzione o educazione.
Partendo da canali di video sharing come Metacafe o YouTube c'è chi si è affrettato, dopo tre minuti di canzone sanremese, ad imitare a mo' di parodia qualche gruppo. Il popolo di Internet non ha gradito che a passare sia stata la linea delle canzoni retoriche, facilmente orecchiabili e impegnate solo sui fronti di sesso e politica. La band dei Melody Fall, di cui il più adulto non supera i 20 anni, è stata la cavia numero uno, quando una cerchia di amici (loro conoscenti?) ha deciso di filmarsi, cantando in romano "Non ve se po' vedè, non ve se po' sentì, ma che ce state a fa, ve ne volete annà". Risultato: il video infamante è uno dei più cliccati grazie anche al titolo maligno che l'accompagna, "Non siamo i Melody Fall". Anna Tatangelo, altra supergiovane, ha fatto piovere sul palco la storia di un amico gay. Se Gino Castaldo, critico musicale di Repubblica, ha scritto: "Che pena, dover scoprire da una brutta canzone che non c'è niente di male a essere gay", gli omosessuali, nei rispettivi blog, hanno sentenziato pollice verso, ma in modo più corrosivo e personale. Uno su tutti, il noto diario on line Spetteguless: "Non so voi, ma io, in quanto gay, non vado a letto truccato e non sono un gatto da accarezzare", riferendosi alle strofe: "Con il viso stanco e ancora un po' di trucco lascia i sogni chiusi dentro ad un cuscino" e "Il mio amico cerca un nuovo fidanzato. Perché l'altro già da un pezzo l'ha tradito. Dorme spesso accanto a me dentro al mio letto e si lascia accarezzare come un gatto".
"Dimenticare Sanremo" è il lead del post di Trentamarlboro che, senza mezzi termini, attende "in ufficio di collocamento" la maggior parte dei big in gara. C'è chi come Alexdam si sbizzarrisce a dare voti e stilare pagelle, chi come lo specializzato in figli d'arte Soundsblog ricorda che perfino del figlio di Adriano Celentano, ex gareggiante (2002) non si è più saputo nulla.
Perfetta fusione tra multimedialità e forma blog è Blogosfere che, con la sua corrispondente Alessandra Carnevali, divisa tra monitor e Teatro Ariston, ha rivolto al conduttore Pippo Baudo una delle domande più scomode, e cioè: "Perché brani di bassa levatura artistica?". Il videopost impazza anche fra i cantanti (come Milagro e Ariel della categoria "giovani") che si dilettano a tenere rubriche comiche o informative e puntualmente mettono a disposizione di tutti le performance quotidiane, ideate magari sotto i lampadari sontuosi della hall riservata agli artisti. Per la prima volta, anche la moda scavalca la carta stampata con le minuziose picchiate di Fashion Blog e i suoi plausi di glamour per gli abiti firmati Dior.
Insomma, alleanza nella stroncatura dei testi ed elogio alle pellicce indossate dalle vallette, Andrea Osvart e Bianca Guaccero.
A rendere scoppiettante questa ultima edizione del Festival è stato il caso di plagio targato Loredana Bertè: l' "ultima diva" si è beccata una squalifica dalla commissione perché la canzone portata a Sanremo non è che "Ultimo segreto", un brano cantato da Ornella Ventura nel 1988 e prodotto dallo stesso De Piscopo con Alberto Radius, che è anche l'autore. Digitando "Ascolta il confronto: Ultimo Segreto vs Musica e Parole" su YouTube, potete farvene un'idea. Ovviamente ad anticipare il centrodestra e la schiera di critici musicali, sono stati alcuni esperti musicali che, prima di denunciare gli autori, hanno aperto un forum sulla piattaforma "Myspace" e sovrapposto le tracce incriminate con un programmino intuitivo chiamato WaveLab. La rete è arrivata prima anche in questa occasione.
Baudo deve comunque aver imparato la lezione: i 9,5 milioni di telespettatori della prima serata e la preoccupante discesa dei giorni seguenti non sono tutto. C'è una colonia nascosta di spettatori e sta scendendo in campo. Sarà per questo che al secondo appuntamento si è sentito il bisogno di ringraziare gli spettatori dell'Eurovisione e di Rai International. Il prossimo anno sarà il caso di puntare i fari anche sull'on line, dato che, sondaggi alla pagina, ha decretato il vincitore ancora prima che la festa cominciasse.