ARTE/Personaggi/ Tra gli 11 "bambini" di un artista

Ilaria Costa

Il 34enne napoletano Angelo Musco è il ventesimo artista dell'indagine che Oggi7 ha condotto nel mondo dell'arte contemporanea di New York e che ci ha portato ad esplorare le vite, le passioni e le sfide quotidiane che i nostri giovani talenti italiani si trovano ad affrontare a seguito della loro decisione di vivere ed affermarsi nella competitiva realtà artistica della metropoli.
Trasferitosi a New York nel 1997, Angelo mantiene intatta  la sua  "napoletanità"  che si riflette nella produzione artistica con tutta la magia, il simbolismo e la profonda fede nella numerologia che la caratterizza. Tutto ciò è particolarmente evidente nella composizione del suo ultimo progetto - Parthenogenesis - una complessa opera composta da tre parti distinte realizzate in diversi media, - rispettivamente performance, foto e video istallazioni, in cui la parte Terza, costituita da una sequenza di video, rappresenta la fase finale della Parthenogenesis narrata dall'autore.
Questa parte Terza è caratterizzata dai tre temi chiave della sperimentazione artistica di Angelo: il numero 11, l'idea della maternità e il simbolismo unificante del 41esimo parallelo.
Il numero 11 ricorre continuamente negli 11 video girati in 11 mesi in 11 località distinte del globo, con 11 donne in avanzato stato di gravidanza. L'idea della maternità, pervade l'intera opera anche attraverso le immagini ispirate alla genetica. Il simbolismo del 41esimo parallelo è racchiuso nella scelta di collocare le 11 località nella medesima latitudine comune sia a Napoli, - sua città natale - che a New York City- sua attuale residenza- in modo da circumnavigare l'intero globo.
Se si pensa che Angelo Musco è uno dei rari esempi di gravidanza protratta, avendolo la madre partorito esattamente dopo ben 11 mesi di gestazione, non è difficile intravedere dietro questi temi una giustificata attrazione verso "contenitori di vita" sincronizzati con il numero 11 attraverso le difficoltà di una gestazione artistica analoga a quella vissuta primordialmente dall'artista stesso nel ventre della madre.
Il solo elenco delle città in cui i video sono stati filmati ben rende l'idea delle difficoltà che l'artista ha dovuto superare in questo viaggio: 1. New York City, 2. Viseu, Portogallo, 3. Madrid, Spagna, 4. Istanbul, Turchia, 5. Napoli, Italia, 6. Baku, Azerbaijan, 7. Pechino, China, 8. Aomori, Giappone, 9.Eureka, California, 10. Salt Lake City, Utah, 11. Lincoln, Nebrasca.
Dal 27 al 30 Marzo, alcuni dei suoi lavori saranno presentati alla Bridge Art Fair a New York City -in concomitanza con l'Armory Show.
Nella nostra intervista si commuove quando parla dei modelli e delle modelle per i suoi video e per le sue foto, definendoli  letteralmente i  suoi ‘bambini'.
Quando e perché hai deciso di essere un artista?
"Non credo ci sia mai stato un momento preciso in cui ho deciso di fare l'artista, forse c'è stato un momento quando mi sono reso conto che avrei potuto vivere di questo, ma la scelta ideologica non è mai avvenuta; la mia produzione è sempre stata una traduzione dei pensieri in materia, cioé carta, foto, video etc...poi la società ha definito la parola Artista, per coloro che operano queste traduzioni..."
Che funzione ha per te l'Arte, cosa significa la parola Arte?
"Ho sempre pensato che l'Arte fosse un altro senso, non  tattile o olfattivo o visibile, ho sempre sentito l'esigenza di trovare ‘l'altro' nelle cose. Questa è la mia ricerca continua, la ricerca di quel (sublime) che puo essere in tutte le cose e che ti procura quel quid che tutti cercano."
Qual è la motivazione che ti ha spinto a venire e poi trasferirti a NY?
"New York era una delle tante città che ho visitato per aggiornamenti culturali personali, oggi credo che la scelta non sia stata operata da me, penso proprio che NY mi abbia scelto; è il posto dove il mio lavoro ha deciso di cominciare a crescere."
Il rapporto dei tuoi lavori con le tue origine italiane, in particolare la tua città natale Napoli?
"Trovo che il Neoclassicismo italiano in contrasto con il barocco Napoletano sono elementi sempre presenti nel mio lavoro, ri-visti, ri-formulati e ri-tradotti, ma difficilmente invisibili, trovo questi elementi molto vocali, se mi concentro a volte mi sembra che posso quasi sentirli. Vengo da una realtà dove la sopravvivenza, il dolore, i silenzi sotterranei e i colori stratificati e consumati e le inquietanti bellezze, sono elementi quotidiani e perfettamente integrati nella società, nella vita di tutti i giorni, elementi che porto sempre con me."
E viceversa in che misura NY ha influenzato il tuo immaginario e la tua produzione artistica?
"NY ha tirato fuori tutti questi elementi e li ha fatti propri, nutrendoli e dandogli lo spazio e l'energia giusta per farli crescere, aggiungendo la sua identità, quasi sacra e educando i pensieri in un linguaggio comprensibile in diversi aspetti,  sicuramente con molti tipi di letture differenti, dando una visione dell'intero corpo di lavoro molto più internazionale."
Cosa vorresti che si dicesse dei tuoi lavori? Il messaggio che vorresti far arrivare al tuo pubblico?
"Vorrei che i lavori parlassero da se, nel loro silenzio; nella loro ieraticità, vorrei che fossero riconoscibili per la loro lettura e comprensione, vorrei che gli altri ci trovassero l'introvabile sublime che tutti cerchiamo incessantemente."
Cosa ti emoziona nella vita che poi trasferisci nelle tue opere?
"La luce, in tutte le sue connotazioni."
Progetti per il futuro?
"Tantissimi. Al momento sto lavorando alla produzione di una mostra, per la fine di Marzo la Bridge Art Fair a NYC, oltre questo in cantiere ci sono 2 altri progetti fotografici e video che mi porteranno ancora una volta in viaggio in altri paesi  del mondo, ma non posso rivelare troppo..."
Come scegli i modelli delle tue opere... quelli che tu definisci i ‘tuoi bambini'?
"I miei bambini, sono quelli che riconosco il loro padre☺, sono tutte le persone che si rapportano e si riconoscono nelle mie immagini, che vogliono esserci e non vogliono troppe spiegazioni, quelli sono i miei prediletti. Molto spesso mi seguono e crescono da progetto a progetto e sanno esattamente dove collocarsi in quanto sanno."
I tuoi lavori sono incentrati sul tema della maternità. I tuoi genitori ti hanno sostenuto in questa scelta o ostacolato?
"I miei genitori sono grandi sostenitori del mio lavoro, loro hanno saputo riconoscere i miei silenzi e hanno imparato a leggerli molto presto."