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Politica Italia. Il duello per l'identità del PD

di Valerio Bosco

E' bastato l'avvio delle trattative tra il segretario del Partito Democratico e i radicali di Marco Pannella ed Emma Bonino per far scoppiare la polemica sulla laicità all'interno del PD.
È stato un gruppo di cattolici raccoltosi attorno alla senatrice Paola Binetti a scatenare il dibattito. Identificando l'ingresso dei radicali nel PD come la "diffusione di una metastasi", capace di corrompere l'anima del partito democratico. Un linguaggio già di per sé infelice e testimone di una perdita di realismo. L'attacco più duro è arrivato dal settimanale "Famiglia Cristiana" che, in un appassionato editoriale, ha parlato di "pasticcio veltroniano in salsa pannelliana". Di un partito democratico pronto ad imbarcare le battaglie radicali su aborto, eutanasia, depenalizzazione della droga, tutte ispirate ad una politica libertaria "alternativa alla storia e ai principi etici, economici e sociali di questo Paese".
Ci ha pensato poi il Vescovo di San Marino e Montefeltro, Luigi Negro, a spiegare che i radicali incarnano quell'orientamento culturale "responsabile del disfacimento etico e morale dell'Italia seguito alla legge sul divorzio". Una valutazione che manipola la storia e omette di ricordare come quel provvedimento fu anche figlio di una nobile intesa tra laici e cattolici pensata per fotografare nell'ordinamento giuridico italiano i cambiamenti irreversibili registratisi nella vita e nel costume degli italiani.
A tratti c'era da rimanere davvero senza parole in questi giorni: tutti questi interventi e valutazioni hanno chiaramente invocato la costruzione di un partito identitario. Qualcosa che non era neppure la vecchia Democrazia Cristiana. Un'ipotesi chiaramente agli antipodi del disegno che è stato ed è alla base del partito democratico. Quello di indicare una proposta politica capace di ri-conciliare le tradizioni riformiste del mondo laico e di quello cattolico.
Quello cui guarda il famigerato gruppo dei teo-con raccolto attorno alla senatrice Binetti non sembra essere un moderno partito che raccoglie l'eredità migliore della cultura e la storia del centro-sinistra italiano, quanto piuttosto un nuovo soggetto capace di mettere un argine definitivo alle posizioni più intransigenti, o semplicemente più liberali, in tema di laicità e diritti civili. Un profilo che più diverso non si può rispetto a quello, ad esempio, del Partito democratico americano. Il modello inseguito da Veltroni. Popolato da sensibilità profondamente differenti sulle grandi questioni etiche. Proprio i temi dell'etica - aborto, eutanasia - quelli legati ai diritti civili - unioni civili, divorzio, libertà della ricerca scientifica - un tempo ritenuti dai vecchi partiti comunisti come "diritti borghesi" solo perché non affrontavano il nodo dello "sfruttamento sociale" e delle "condizioni di classe", sono divenuti oggi, per i grandi partiti della sinistra moderna, aspetto essenziale della loro identità. Dopo aver abbandonato i vecchi sogni di trasformazione e superamento della società capitalista ed aver abbracciato una visione liberale dei rapporti economici e sociali, è assolutamente comprensibile che la sinistra erede della tradizione comunista - dunque quella fetta del PD proveniente dai democratici di sinistra e dal PCI - guardi ai radicali italiani, aldilà delle convenienze elettorali, come un naturale alleato e un partner indispensabile nel disegno di modernizzazione dell'Italia.
L'accanimento dei cattolici oltranzisti del PD contro l'area radicale ha però del paradossale. Diverse personalità cattoliche sono presenti all'interno del partito con posizioni di assoluto prestigio e possono essere i veri anti-corpi contro la tanto temuta deriva laicista del PD: Marini è il presidente uscente del Senato, Dario Franceschini è il vice di Walter Veltroni, un "nuovo" candidato a sindaco di Roma, l'ex ministro della cultura (e già sindaco della capitale) Francesco Rutelli, è stato il paladino del no contro il referendum sulla fecondazione assistita.
L'accordo elettorale siglato da Veltroni consegnerebbe ai radicali solo una piccola rappresentanza. Piccola ma combattiva. Come nella storia della tradizione radicale. Eppure quello che i teo-con temono non sono gli uomini e le donne radicali. Ma le idee che rappresentano. Idee ben più popolari e capaci di calamitare maggior consenso di quello concretamente all'appannaggio dell'esigua truppa di Pannella e Bonino. Quella dei cattolici integralisti del PD si configura pertanto come una battaglia di retroguardia. Come un tentativo di escludere dalla costruzione del PD identità e sensibilità, quelle minoritarie radicali ma più semplicemente quelle di un elettorato laico enormemente più vasto, naturalmente interessate a contribuire, con il voto o con l'impegno diretto, alla proposta di rinnovamento del sistema politico italiano incarnata dal partito di Veltroni.
I teo-con non hanno peraltro mancato di manifestare imbarazzanti e censurabili veti ad personam. Uno, il più incomprensibile, quello contro l'ex ministro della sanità Umberto Veronesi, uno scienziato che il mondo ci invidia, da anni impegnato con metodi e ricerche innovative nella lotta contro il cancro, colpevole di essere un semplice simpatizzante dei radicali e di essere un sostenitore della pillola abortiva RU486, lo strumento diffuso in tutto il mondo occidentale per alleviare la sofferenza dell'aborto. Possibile che si possa pensare di escludere dal PD una risorsa intellettuale e scientifica così preziosa?
Accanendosi sull'accordo tra Veltroni e Pannella, il gruppo guidato dalla senatrice Binetti si è lamentata del fatto che le posizioni estreme dei radicali possano allontanare dal PD il sostegno dei cattolici e dei moderati? Siamo sicuri? E non avrebbero lo stesso imbarazzo a votare per il Partito delle Libertà che candida l'ex "radicale anti-clericale" Daniele Capezzone tra le sue fila? Quello che fino a qualche mese fa parlava di abolizione del Concordato tra Stato e Chiesa ed invitava provocatoriamente le gerarchie vaticane a candidarsi alle elezioni invece di entrare a gamba tesa nel dibattito politico nazionale. Ma ancora... quanti voti possono far perdere, tra l'elettorato laico, ma anche solo in quello cattolico "distrattamente praticante" e non cieco osservante della dottrina della Chiesa (la stragrande maggioranza degli italiani) le uscite della Binetti contro la 194, la legge che ha favorito il crollo degli aborti clandestini e che, secondo la senatrice, "sarebbe da rivoltare come un calzino"? Quanti voti può perdere il PD a causa delle crociate dei teo-con contro la libertà della ricerca scientifica o l'istituzione delle unioni civili che, in molti comuni italiani, associazioni di cittadini cominciano a richiedere in misura crescente? Speriamo che qualche sondaggista compia presto un approfondito studio sul tema...