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Itinerari e letteratura/Com'era il mio paese

Il libro «Gallo Matese - Sul filo della memoria», di Pasqualina Di Lullo Iannitti, pp. 125
di Domenico Delli Carpini

Tradizioni e sapori d'altri tempi di Gallo Matese (Caserta)attraverso le memorie e le emozioni della della Di Lullo Iannitti

NASCE dalle emozioni e dai ricordi di un paese e di una vita mai abbandonati il bellissimo libro della professoressa Pasqualina Di Lullo Iannitti «Gallo Matese, sul filo della memoria». L'autrice, che viene alla luce, cresce e trascorre gran parte della sua vita in Gallo prima di trasferirsi nella vicina Piedimonte Matese per motivi di lavoro, ripercorre con poetica nostalgia usi, costumi, tradizioni e folklore di un paese per tanti versi ancora oggi misterioso.

Un paese che prima della diaspora del XX secolo era chiuso nella morsa tutelatrice di una "manzoniana" catena montuosa e per secoli aveva gelosamente custodito miti e leggende, saghe e consuetudini proteggendoli dai "forestieri" come una mamma protegge il bimbo in grembo. Un paese inaccessibile e arcano i cui abitanti in un tempo non tanto lontano erano convinti (e alcuni tradizionalisti forse lo sono ancora oggi) che il mondo finisse oltre l'orizzonte di quei monti aridi, inospitali, ma sacri e che la luna, specie nelle splendide notti d'estate, si potesse toccare con un dito.

E così, in una sorta di misticismo folkloristico tradizionale, il libro diventa un ricettacolo di emozioni, di simbolismi, di tappe della memoria scandite dalla presenza di un "pathos" personalizzato di indescrivibile emotività. L'autrice infatti vive la sua storia di gallese "emigrata" a pochi - penosissimi - chilometri di distanza intensamente. E legata com'è da un invisibile cordone ombelicale al filone dei ricordi che per tanti versi la riportano nel quotidiano alla sua vera realtà, da "quelle memorie" non sa e non vuole separarsi. Paura di perderle? No davvero. Soltanto timore di vederle assorbite da una modernità con la quale i veri "gallesi" non sanno e non vogliono confrontarsi. E allora via alle emozioni, anche quelle più recondite e più segrete, alle parole che "hanno saputo cogliere e tramandare i sentimenti e la poesia di una gente fiera e nobile" (Pasquale Simonelli, Presidente dell'Associazione Storica del Medio Volturmo).

Nella prima parte del libro la professoressa Pasqualina Di Lullo Iannitti descrive con accuratezza i cenni geografici e storici di Gallo Matese. Nella seconda, "l'anima" della sua opera, continua approfondendo la "cultura popolare e le fasi della vita dalla nascita alla giovinezza": l'adolescenza e l'innamoramento, la maturità - dal fidanzamento alle nozze, il matrimonio (che veniva celebrato con grande fasto e i festeggiamenti duravano più giorni), la dote (la consistenza della quale veniva valutata dalle persone che formavano il corteo) e la straordinaria bellezza dei policromi ricami del tradizionale costume gallese. Poi i passaggi della vita domestica che aveva come centro la donna: "La donna in stato interessante era molto considerata e rispettata... e si faceva di tutto perché trascorresse i giorni in piena serenità, accontentata il più possibile"... "I bimbi erano sempre bene accolti; ma il maschio riempiva di orgoglio genitori e parenti...". "Il bambino cresceva in casa sotto l'amorevole vigilanza in genere della nonna, che lo cullava e gli cantava a voce spiegata le nenie...".
Ma le vere emozioni della professoressa Di Lullo Iannitti escono prepotentemente fuori nella tenera descrizione delle fasi della vita domestica, delle processioni, veri palcoscenici di devozione e di fede, delle feste patronali (in primis quella di S. Antonio) e della cultura popolare, soprattutto quella tradizionale legata alla poesia religiosa e alle canzoni profane.

"Ballarella", filastrocche, serenate, "ru 'ntrecce" sono momenti di fondamentale importanza della formazione mentale dei gallesi e parte di un particolareggiato costume tradizionale che affonda le sue radici sempre e comunque nella... memoria. "Scogna" e "regne", raccolta del granturco e "spoglio delle spighe"... diventano metafore di un mondo che con tranquillità bucolica incamera e immortala tutto: le aspirazioni di una vita fatta di sogni e di sacrifici ma anche le storie d'amore che nascono innocenti e pure sotto l'impietoso sole di luglio e agosto per continuare, sempre avvolte in un velo di mistero, nelle filastrocche di settembre e ottobre e le ansie di un futuro imprevedibile... da cui ci si liberava emigrando. Come chi scrive e tanti altri gallesi nel mondo che pur lontani da quei monti "elevati al cielo e immersi indelebilmente nella loro mente", conservano e difendono, fieri, sul filo della memoria, la loro identità.

«Gallo Matese - Sul filo della memoria», di Pasqualina Di Lullo Iannitti, pp. 125,
Poligrafica Terenzi Editrice, Venafro (IS), 2007, s.p.