Arte

PREMIO NEW YORK/LINDA FREGNI NAGLER/ Ispirata dalle ombre della notte

di Ilaria Costa

Linda Fregni Nagler  è la seconda vincitrice della sesta edizione del Premio New York, un programma di residency per giovani artisti co-sponsorizzato dalla Italian Academy della Columbia University in collaborazione con l'Istituto italiano di Cultura di New York. Fotografa e videoartista, Linda Fregni Nagler è nata a Stoccolma nel ‘76, ma è italianissima, con un fisico da modella ed una compostezza tutta nordica; vive e lavora attualmente a Milano.

Dopo aver conseguito il diploma in Pittura all'Accademia di Belle Arti di Brera, Linda ha proseguito i suoi studi a Cuba presso la Escuela International de Cine y Television. Nel 2003, all'inizio della sua carriera, ha partecipato al "Progetto Casina", un programma artistico sviluppato all'interno della sezione femminile del Carcere di San Vittore di Milano. Nel 2007 ha esposto le fotografie relative a questo progetto nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, la stessa che ospita "L'ultima cena" di Leonardo da Vinci.

Per la recente mostra di chiusura della sua residency, Linda presenta il suo progetto "Playgrounds". Playgorunds consiste in una serie di foto notturne di parcogiochi deserti, foto scattate in condizioni difficili di clima e di luce, usando tempi di posa molto lunghi. I dettagli e gli esatti contorni dei soggetti rappresentati vengono rivelati solo dopo che il negativo viene sviluppato, poiché le foto sono scattate spesso nel buio totale. Questo tentativo di portare una nuova apparenza agli oggetti che sono nascosti dietro la "patina dell'ovvietà" rappresenta la visione personale dell'artista delle forme e dei luoghi della Città che perdono la loro funzione durante la notte, rimanendo luoghi solitari e senza scopo. Il soggetto, non più immediatamente riconoscibile, appare senza contesto... quasi morto.

Le foto presentate per la mostra finale della Residency di Linda all'Italian Academy sono state tutte scattate durante il periodo di permanenza dell'artista a New York. Nella nostra intervista le chiediamo un bilancio della sua esperienza artistica ed umana nelle Grande Mela. Le risposte hanno la precisione dei luoghi scandinavi in cui è nata, unita però al calore delle terre mediterranee o caraibiche, nelle quali è vissuta.

Quando e perché hai deciso di essere un' artista?

"Non saprei dire quando esattamente, ma non ho mai avuto in mente un altro mestiere. Comunque non mi sento un artista, e non so bene cosa significhi questa parola".

Qual è la motivazione che ti ha spinto a venire a NYC?

"Volevo fare un'esperienza di lavoro all'estero. Ho scelto New York perché si è presentata l'occasione di questo premio, inoltre desideravo trasferirmi in una città molto più grande della mia Milano. Ero sicura che qui avrei trovato stimoli nuovi ed  importanti e che avrei visto tanta arte".

Cos'é esattamente uno ‘studio program' e quali sono i vantaggi per un giovane artista come te?

"In genere si tratta di una borsa di studio rilasciata da un ente o un'istituzione che permette ad un artista giovane di trasferirsi per un certo periodo in un luogo, di solito all'estero, consentendogli di avere dei punti di riferimento, senza trovarsi quindi abbandonato a se stesso. Durante lo studio program, in genere, gli artisti invitati si incontrano con curatori e galleristi del paese ospitante, che visitano lo studio dell'artista per conoscerne il lavoro. L'artista si confronta con altri artisti provenienti da tutto il mondo e crea una rete di contatti che possono rivelarsi utili per far conoscere il lavoro all'interno di circuiti internazionali".

Ritieni che ci sia una relazione tra i tuoi lavori e le tue origini italiane?

"Restringendo il campo alla fotografia, credo che il mio lavoro sia figlio di molti importanti fotografi italiani che hanno elaborato percorsi strettamente legati alle specificità di questo mezzo, cogliendone gli aspetti concettuali più profondi. Parlo di Felice Beato, Ugo Mulas, Franco Vimercati, Luigi Ghirri, Franco Grignani, Ando Gilardi, Franco Vaccari. A loro sono profondamente grata!"

In che misura NY ha influenzato il tuo immaginario e la tua produzione artistica?

"E` ancora presto per dirlo. Il primo impatto con questo luogo è stato molto forte. E` una città di una bellezza struggente, con orizzonti e spazi immensi a cui noi europei non siamo abituati. Il colpo d'occhio da Amsterdam Avenue, ad Harlem, verso Downtown, mi ha dato la sensazione di un percorso infinito. Sono soprattutto gli spazi e le proporzioni che credo possano in qualche modo aver modificato il mio sguardo".

Qual è la tua giornata tipo come borsista del "Premio NY"?

"Non c'è uno schema fisso, le attività che svolgo con maggiore frequenza sono legate ovviamente alla fotografia, lavoro molto al computer e vado spesso in laboratorio. Frequento i pranzi all'Italian Academy dove settimanalmente ogni borsista deve presentare la sua ricerca, e non si tratta solo di artisti, ma anche di scienziati, studiosi, storici dell'arte e della letteratura. Scrivo molto, cerco di vedere il maggior numero di mostre possibile, sia nelle gallerie che nei musei: questa città offre una varietà di proposte incredibile. I momenti più intensi li ho passati la notte, a scattare fotografie per il mio progetto. Ho potuto respirare atmosfere, assaporare luoghi, vivere episodi forse sconosciuti anche a molti newyorchesi".

La tua famiglia ti ha sostenuto nella scelta di essere un artista?

"Mia madre mi ha sempre sostenuto e aiutato con grande entusiasmo, ma soprattutto con grande amore. Mio padre, che non c'è più da tanti anni, credo si metterebbe le mani nei capelli..."

Progetti in cantiere per il futuro?

"Sto portando a termine un mediometraggio girato nel corso degli ultimi due anni con l'artista romano Cesare Pietroiusti. Inoltre, sto preparando la mia prima mostra personale in una galleria privata, a Milano".