PUNTO DI VISTA/ L'Italia degli "spiazzati" e degli "inseriti"

di Toni De Santoli

Gli italiani nati, grosso modo, fra il 1935 e il 1950 si dividono (ancor più di quanto avvenga fra altri popoli, ma a eccezione, forse, del popolo americano) in due categorie: gli "spiazzati" e gli "inseriti". Gli inseriti sono Silvio Berlusconi e tutti gli altri che per temperamento, gusti, ambizioni, assomigliano all'imprenditore e capo della destra italiana. Ma non è detto che essi siano tutti di destra o di centro-destra: nelle loro fila si notano anche post-democristiani e altri "post-post" ancora...

Gli inseriti (lo dice il termine stesso) si trovano bene, anzi, benissimo, nell'Italia d'oggigiorno. Gradiscono l'ossequio a essi rivolto, subiscono il "fascino" dell'opulenza, dell'abbondanza, del superfluo garantiti dalla carica istituzionale e dai successi personali. Hanno di sè una considerazione illimitata, che quindi sfocia nel grottesco. A loro importa poco che l'Italia, da un pezzo a questa parte, abbia smarrito il proprio carattere e ne cerchi un altro, privo però - lo sospettiamo - di una sua profondità, di una sua naturalezza. E questo senza peraltro avere idee chiare in proposito...

A loro importa ben poco se oggi, in questo Paese, trionfano l'umorismo facile (che quindi umorismo non è), l'apparenza intesa come sostanza (...), il baccano nelle città, nelle periferie delle città, nei borghi, nei ritrovi, e se trionfa anche quel neo-patriottismo che di patriottico non ha un bel nulla, ma che, a causa del quale - e col concorso di altri fattori -  soldati italiani vengono mandati a crepare inutilmente in Iraq, in Afghanistan.

Gli inseriti, specie quelli d'alto bordo, specie quelli che fanno politica, sorridono. Sorridono spesso poiché (guardate Berlusconi) hanno in mente Ronald Reagan, il Grande Comunicatore, il loro vate, il loro "Virgilio" (senza il quale essi stessi, forse, neanche esisterebbero)... A volte, tuttavia, questi signori, immancabilmente vestiti come se ogni giorno dovessero andare a un matrimonio, si mostrano accigliati. Ma è manierismo anche questo. E' artificio anche questo. Col sorriso "all'americana" si dà l'idea di poter affrontare, e realizzare, le imprese più ardue; con l'aria "preoccupata", o "indaffarata", si vuole ottenere la simpatia popolare che deve andare a quanti reggono sulle proprie spalle il terrificante fardello dei destini della Nazione... Della Patria, dicono loro, ma anche qui suonano un po', anzi, parecchio, "phoney"...

Gli inseriti non sembrano avere - in termini sentimentali - un passato. Essendo piuttosto aridi, ritenendo di rappresentare essi soli il centro del mondo e convinti, in modo del tutto provinciale, che modernismo significhi modernità (!), non hanno nostalgie. Non hanno alcun interesse verso quanto sia accaduto in Italia e nel mondo prima del 1990 o giù di lì. E il clima in cui nacquero e crebbero, forse se lo sono perfino dimenticato, ammesso che vi avessero fatto davvero caso a suo tempo, nel 1950, nel 1955, nel 1960... Niente di più facile, poi, che preferiscano pseudo-comici, pseudo-presentatori tv e anonimi, affettati attori e logorroiche "starlets" d'oggigiorno a Anna Magnani, Silvana Mangano, Ugo Tognazzi, Aldo Fabrizi, Vittorio De Sica, Peppino De Filippo, Walter Chiari, Enzo Tortora, Alberto Tagliani, Mario Riva, Alberto Bonucci, Nino Taranto e tanti altri ancora di un'epoca finita, forse, troppo presto.

Gli inseriti in quanto tali non sbagliano tuttavia un colpo (e qui assomigliano ai banchieri fiorentini e senesi di cinque o seicento anni fa!). Eh, sì, hanno una marcia in più rispetto a tanti altri esseri umani... Chi può fermarli? Nessuno. Nemmeno Leonida! Hanno una spinta ben maggiore di quella dei Persiani...

I colpi li sbagliano invece gli "spiazzati" (sennò che spiazzati sarebbero??). I quali, per natura e formazione, credono che ogni persona sia una brava persona fino a prova contraria; che un capo o un collega ai quali hai sempre dimostrato lealtà e fedeltà, nemmeno si sognino un bel giorno di tradirti o di abbandonarti a te stesso; che la schietta e forte stretta di mano valga ben più di un contratto stipulato al cospetto d'un solenne notaio. I quali non riconoscono più Roma, Milano, Firenze nella Roma, nella Milano, nella Firenze che adesso si presentano ai loro occhi; i quali non sanno capacitarsi di come, e perché, in questi ultimi vent'anni il carattere italiano sia stato quasi ovunque frantumato, liquidato, per far posto a una società che società nemmeno è. I quali indossano da anni e anni lo stesso impermeabile, la stessa giacca, le stesse due o tre camicie. E non sanno neanche farsi una ragione della clamorosa rassegnazione che ora accompagna con inevitabile grigiore la vita di un popolo che fino a trenta o quarant'anni fa sapeva scaldarsi per molto, molto meno; così come non sanno farsene della violenza, italica e straniera, spicciola e organizzata, che scandisce in modo talmente crudo e cupo - anche in provincia - le nostre giornate. Ne individuano e ne denunciano i partiti politici, i governi e le forze religiose (il Vaticano) responsabili. Ma non serve a nulla. E questo è atroce. E' ingiusto. E' incivile. E' anti-democratico. Qui non paga un bel nulla nessuno, a differenza, per fare un solo esempio, dell'amara, e forse immeritata, sorte toccata in America intorno al 1980 al senatore democratico del New Jersey Harrison Williams, travolto (ricordate?) dallo scandalo Abscam.

Gli spiazzati sono tanti. Sono milioni. Sono italiani ai quali brillano gli occhi le poche volte che in tv vengono trasmessi film di Germi, Bolognini, Emmer o vengono rievocate (grazie a Sky e non certo alla Rai o a Mediaset) le Olimpiadi di Roma del 1960. Sono italiani che un tempo votavano Dc, Pci, Psi, Msi e che per tutta una vita hanno lavorato con impegno, applicazione, serietà e, nei confronti di se stessi, disinteresse. Ma la loro sorte non smuove i "paladini" dei diritti civili e dell'uguaglianza fra gli esseri umani. Non interessa ai grandi mezzi di comunicazione. Non interessa al Parlamento. Non può suscitare attenzione fra gli "inseriti". Di origine, soprattutto, neofascista (!), democristiana, socialistoide. Di questo passo, fra dieci o vent'anni, o anche meno, nessun adolescente italiano (ma non certo per colpa sua) saprà dire chi fosse stato e che cosa avesse realizzato, e mancato, un uomo, un grande uomo, un bel socialista, che si chiamava Bettino Craxi.

Ora, diteci pure che facciamo i qualunquisti.