Che si dice in Italia

Il fisco con la coppola

di Gabriella Patti

C'era qualcosa che non mi convinceva nella vicenda dell'evasione fiscale di Valentino Rossi e del mega risarcimento concordato con il fisco. Mi ha chiarito il dubbio Victor Uckmar, che sarà pure di parte visto che è stato il consulente del campione di motociclismo ma è pur sempre uno dei più autorevoli ed ascoltati docenti ed esperti di finanze e tasse. Sul settimanale Oggi ha spiegato, e non l'ho visto sottolineato a sufficienza da altri parti, che "Vale" risiedeva
legalmente in Inghilterra (non è mica proibito, mi pare) e lì pagava tutto quello che doveva, secondo un regime fiscale la cui adozione, tra l'altro, era stata raccomandata al governo italiano. Pagava meno, certo, di quanto avrebbe pagato in base alle aliquote dell'esoso erario italiano. Ma era tutto legittimo, essendo oltre tutto l'Inghilterra un paese dell'Unione Europea. Complimenti al suo commercialista. I solerti ispettori italici, però, non hanno sentito ragioni. Rossi, che è un ragazzo intelligente, ha capito che - ragioni o no - doveva cedere. Così ha concordato un rimborso di ben 20 milioni di euro. Ma quello che mi ha lasciato perplessa è altro ancora. Il simpatico motociclista si
è dovuto piegare alla "richiesta" di rimettere la propria residenza in Italia. Così tornerà a versare le imposte al Fisco italiano, secondo aliquote ben più gravose. A me, sommessamente, pare che se questa "richiesta" fosse stata fatta da un privato (magari con la coppola in testa) si chiamerebbe in altro modo. Ma io, si sa, capisco poco.
D'ACCORDO, ALLORA: TORNERA' SILVIO BERLUSCONI. Se, a quanto dicono al momento i sondaggi, è questo che gli italiani vogliono vuol dire che è questo che gli italiani si meritano. Intanto un risultato positivo lo raggiungeremo subito: daremo un bel po' di lavoro ai cartoonist stranieri, facendoli felici e - mi auguro per loro - più ricchi. E poi, diciamolo, chi sono io, umile cittadina, per dire e sapere che cosa è meglio per i destini d'Italia, per la spazzatura di Napoli, per il precariato lavorativo dei giovani, per la criminalità, per i conflitti d'interesse, per i monopoli televisivi. Sicuramente lo sa meglio Lui. Ho una preghiera, però. E questa, sì, la rivolgo con forza. Per favore, signori e signore della politica, fate che questa campagna elettorale - per fortuna brevissima - non si giochi sul ritornello: "Abbasserò le tasse", "No, le abbasserò di più io". E' possibile che qualcuno ci creda ancora, con nelle orecchie l'eco di simili promesse delle passate ma non lontane elezioni? E, allora, per favore: fate i vostri giochi ma risparmiateci le favole per polli.
A NAPOLI, OLTRE ALLA "MUNNEZZA" è successo un altro fatto scandaloso. L'irruzione della polizia in un'ospedale dove una donna aveva legalmente, e dietro parere medico, effettuato un aborto terapeutico, mi suona peggio dei processi e della caccia alle streghe dell'Inquisizione. Quelli, almeno, erano tempi bui e di ignoranza imperante. Oggi viviamo, credevo, in una stagione di progresso e democrazia. Mi sbagliavo, evidentemente. Ma siamo in tanti ad avere fatto lo stesso errore. E non penso solo alle migliaia di donne scese spontaneamente in piazza a protestare. Si sono indignati anche i medici cattolici, per loro rispettabile convinzione contrari all'aborto facoltativo ma non, giustamente, a quello reso necessario da malformazioni del feto. E' una brutta storia. Ma, soprattutto, è una storia che fa capire che in Italia sta tirando davvero una brutta aria. Che soffia, aimé, anche da uno dei luoghi che dovrebbero essere simbolo di pace, tolleranza, comprensione: piazza S. Pietro.