Analisi

Il Corvo Cavaliere e la Volpe W.

di Ferdinando D'Ondes di Valentino

Sembra incredibile. Meno di un mese fa Berlusconi era considerato il sicuro vincitore delle prossime elezioni politiche. Oggi lo scenario è mutato. Certo, la stragrande maggioranza degli italiani è sempre convinta che il governo Prodi è stato un disastro. Ma comincia anche a pensare che dall'altra parte - cioè nel centrodestra capeggiato dal Cavaliere - ci sia un po' troppa confusione, molta supponenza e, soprattutto, tanta arroganza. Berlusconi e i suoi stretti collaboratori, negli ultimi venti giorni, non hanno fatto altro che sbagliare. Cerchiamo di spiegare ai nostri lettori americani quello che sta succedendo.
Walter Veltroni, il leader del Partito democratico, ha ereditato una situazione pesantissima. A cominciare dai sentimenti della gente comune, esasperata dalle tasse e da un costo della vita sempre più insostenibile. Ma è stato abilissimo. In primo luogo ha fatto capire a tutti che lui e il nuovo Pd non hanno nulla a che vedere con il governo Prodi. E, a scanso di equivoci, ha detto a chiare lettere che, se vincerà le elezioni, abbasserà le tasse.
Ma Veltroni ha fatto di più. Con una mossa coraggiosa si è liberato dei partiti della sinistra estrema. In pratica, ha detto a Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione comunista, e alla sinistra che stava nel suo vecchio partito: voi andate per i fatti vostri con la Cosa rossa e noi andiamo per la nostra strada. Con molta probabilità, questo ‘divorzio' politico consensuale gli costerà il 9-10 per cento dei voti. Ma questo è servito a fare chiarezza. La gente, oggi, sa che quello di Veltroni è un partito con forti radici nella tradizione socialista riformista e, contemporaneamente, con quella parte del mondo cattolico aperta alle novità.
In realtà, il leader del Partito democratico sa di avere anche un tallone di Achille. Il punto di debolezza, destinato prima o poi ad esplodere, è il dialogo, che si annuncia difficile, tra la tradizione socialista e libertaria del suo partito e i cattolici. Il Pd, è noto, è il frutto della fusione tra gli ex Democratici di sinistra e i cattolici dell'ex Margherita. Ebbene, quando si parlerà di aborto, di matrimoni tra gay e, soprattutto, di adozioni da parte di coppie gay il Pd si spaccherà in due. L'abilità di Veltroni sta nel fatto che questi argomenti, che non sono affatto secondari, non hanno minimamente intaccato l'unità del suo nuovo partito nemmeno in questi giorni, quando è riesplosa la questione dell'aborto.
Ma il vero capolavoro di Veltroni è stata la mossa che ha spaccato il centrodestra. Ricordate la celebre favola del corvo e la volpe? La volpe vede un corvo appollaiato su un albero con un grosso pezzo di formaggio nel becco. E decide che il formaggio sarà il suo pranzo. Come rubarglielo? Semplice: con le false lusinghe. "Che bell'uccello!", dice la volpe al corvo. "Che belle piume! Chissà se la voce di questo splendido volatile è pari alla bellezza del suo straordinario piumaggio!". Il corvo, che doveva essere un po' idiota, nel sentirsi così ammirato apre il becco per far sentire la sua voce. Nel far questo il formaggio cade a terra. La volpe lo raccoglie e se lo mangia. Tiè!
E così ha fatto la volpe Veltroni con il corvo Berlusconi. "Io ho fatto il partito unico del centrosinistra - ha detto Veltroni a Berlusconi -. Se sei bravo fallo anche tu nel centrodestra". In realtà, come abbiamo già detto, Veltroni non ha creato affatto un partito unito, perché su aborto e questione gay le due anime del Pd sono destinate a dividersi. Ma Berlusconi, colpito nel suo orgoglio di uomo manager che pensa di saper fare tutto, è caduto nel tranello come un pollo. Nel farlo si è dimenticato di considerare che, senza il Partito del popolo delle libertà, le elezioni le aveva già vinte. Lo schieramento composto da Forza Italia, An, Udc, Lega e le altre piccole formazioni di centrodestra erano già al 65% ed oltre dei consensi. Il trionfo era già a portata di mano.
Ma Berlusconi non si accontenta di vincere: vuole stravincere (forse perché consigliato da personaggi che devono essere meno intelligenti di lui e, soprattutto, meno intelligenti del corvo delle celebre favola). Abituato a gestire da padre-padrone le proprie aziende, ha cercato di approfittare della sfida lanciatagli da Veltroni per creare dei semplici parlamentari-camerieri disposti a dirgli sempre sì. Così ha chiamato Fini, leader di Alleanza nazionale, e gli ha detto: "Entra con il tuo partito nel partito unico del centrodestra". Fini gli ha detto sì per due motivi. Primo perché, avendo rinnegato il proprio passato fascista, il suo partito non ha più radici storiche e culturali da difendere. In secondo luogo Fini pensa: il Cavaliere ha ormai passato i settant'anni, io ne ho appena cinquanta. Se due più due fa quattro (anche se in politica non sempre è così), tra qualche anno sarò il leader del nuovo partito unico del centrodestra.
Berlusconi ha provato a inghiottire pure la Lega di Bossi. Ma quelli gli hanno detto no. Risultato: con loro c'è solo un'alleanza elettorale. Poi ha provato a mangiarsi l'Udc di Casini. Gli ha detto: abbandonate il simbolo e venite con me nel partito unico del centrodestra. E qui il Cavaliere ha commesso un grave errore. L'Udc non è un partito qualunque, ma il partito che ha nel proprio Dna la storia della grande tradizione del cattolicesimo sociale, da don Luigi Sturzo alla grande Dc. Casini, al contrario di altri leader pronti a svendere la propria storia, non ha un passato di cui vergognarsi e di cui liberarsi. Viceversa, ha una grande storia politica e culturale da difendere. Da qui il suo secco "no" a Berlusconi.
Ora il Cavaliere è nei guai. Certo, i suoi giornali e le sue televisioni scrivono e dicono che Casini è nelle ambasce. Che l'Udc rischia di scomparire. Che gli ex democristiani dovranno venire a Canossa dal Cavaliere. In realtà, sta succedendo l'esatto contrario. L'arroganza con la quale Berlusconi ha cercato di imporre le proprie scelte a Casini ha risvegliato in tutta l'Italia l'orgoglio dei vecchi cattolici impegnati nel sociale.
Le parole improvvide del Cavaliere hanno messo in subbuglio gli ex democristiani. L'Udeur di Mastella, tanto per cominciare, non andrà più nel partito unico del centrodestra. Non è il solo segnale, perché nell'aria si avverte la voglia di tanti cattolici moderati che chiedono a Casini di non cedere all'albagia di Berlusconi.
In pratica, ad essere in difficoltà è il Cavaliere. Che, in questo momento, bluffa. In Tv, da Bruno Vespa, con il suo solito sorriso finto, continua ad invitare Casini ad abbandonare il simbolo del suo partito. Fatica persa. Ma, così come stanno le cose, non può tornare indietro. In pratica, Berlusconi è finito in un culo di sacco. Se si rimangia tutto e concede a Casini di entrare nel suo nuovo partito con il simbolo dello scudocrociato perde la faccia (e perde la futile e inutile scommessa sul partito unico che ingenuamente ha accettato da quel furbo di Veltroni). Se continua a dirgli di no rischia di fare la fine di Prodi: vittoria alla Camera e maggioranza risicata al Senato. Perché l'errore commesso con Casini si intreccia con l'errore ancora più grossolano commesso dal Cavaliere in Sicilia.
La Sicilia è una terra complicata. Nell'Isola si vota anche per le elezioni regionali perché il presidente, Totò Cuffaro, si è dimesso in seguito a una condanna. In Sicilia Forza Italia ha candidato Gianfranco Miccichè a presidente della Regione. L'ex ministro azzurro non è amato dal popolo del centrodestra, schieramento politico che in Sicilia gode di un'ampia maggioranza (65% dei consensi contro il 35% del centrosinistra). Non solo. Miccichè, nei giorni in cui Cuffaro (leader indiscusso dell'Udc siciliana) era in grande difficoltà per via della sua vicenda giudiziaria, lo ha ‘pugnalato' alle spalle chiedendo le sue dimissioni. Risultato: Cuffaro ha giurato che farà di tutto per non fare eleggere Miccichè alla guida della Sicilia. Nell'Isola il centrodestra è oggi spaccato. I leader di An, dell'Udc e del Movimento per l'Autonomia di Raffaele Lombardo (un partito che è in grande crescita) hanno chiesto a Miccichè di farsi da parte per trovare un altro candidato che veda il consenso di tutto il centrodestra. Ma Forza Italia non ne vuole sapere e continua a insistere su Miccichè.
Miccichè è un personaggio controverso. Qualche anno fa, da vice ministro per l'Economia, finì su tutti i giornali perché si fece ‘beccare' mentre riceveva negli uffici del ministero uno spacciatore di cocaina. Uno scandalo messo a tacere grazie al potere di Berlusconi. Ma nessuno, in Sicilia, ha dimenticato questa storia. Così come nessuno dimentica che Miccichè è il pupillo di Marcello Dell'Utri, l'inventore di Forza Italia, altro personaggio, ancora più controverso di Miccichè, che è stato condannato per mafia in primo grado. La sensazione di molti osservatori è che Berlusconi, in Sicilia, sia ostaggio di questi due personaggi.
La candidatura di Miccichè ha spaccato in due il centrodestra siciliano. Da una parte ci sono Forza Italia e An (i dirigenti di questo partito, in verità, non sembrano felici di appoggiare Miccichè, anzi...); dall'altra parte ci sono Udc e Mpa. Il leader di quest'ultimo partito, Raffaele Lombardo, si è già candidato in contrapposizione a Miccichè. Ai due candidati del centrodestra si sta aggiungendo il terzo candidato del centrosinistra, Anna Finocchiaro. La quale, grazie a un centrodestra diviso, potrebbe vincere. E' chiaro che Udc e Movimento per l'autonomia, da sempre alleati, non solo taglieranno la strada a Miccichè, ma faranno perdere al centrodestra da otto a dieci senatori in Sicilia. Morale: Berlusconi, in un colpo solo, rischia di non vincere le elezioni al Senato e di perdere il controllo della Sicilia. Peggio di così, per il Cavaliere, non potrebbe finire.