Musica

Quando il Blue Note è donna

di Laura Caparrotti

"E' stata una cosa emozionante calcare il palcoscenico del Blue Note dove hanno suonato tutti i grandi musicisti che mi hanno ispirato. Ed è stato altrettanto bello suonare con i musicisti che mi hanno accompagnato e che hanno concorso in maniera forte alla riuscita della serata."

Così ci racconta, poco prima del suo rientro in Italia, Maria Pia De Vito, la prima delle musiciste che si sono esibite il fine settimana scorso al Blue Note per l'Italian Women in Jazz Festival. Per la De Vito, i concerti al Blue Note costituivano una prima volta che possiamo dire sia andata veramente bene. "Sono stata molto contenta del pubblico, ha seguito tutte le proposte fatte con molto calore. Il mio è un percorso pieno di molte cose diverse, fra cui il mio modo d'improvvisare con la macchina elettronica (loop, ndr), in cui mi registro in tempo reale formando un groove ritmico o delle vere proprie armonie su cui improvviso."

Una esperienza questa che, a giudicare dall'attenzione in sala, ha affascinato particolarmente il pubblico che ha applaudito copioso. La musica, perchè non si può parlare d'altro, che viene fuori dai vari tipi di voci e ritmi prodotti dalla De Vito, è davvero contagiosa. E completamente diversa dalle canzoni di Joni Mitchell ("Mi piaceva fare un omaggio all'arte di cantautrice della Mitchell", ndr.) e per Joni Mitchell ("I brani che ho scritto sono ispirati a lei e al suo modo di fare musica, molto simile al mio.", ndr.), presentate dalla De Vito durante un concerto proprio dedicato alla grande artista americana. "Amelia", "Harlem in Havana", "God must be...", "A case of you" e "Sorite", scritta dalla De Vito sono alcuni dei titoli che si sono alternati alle improvvisazioni vocali.

Da Joni Mitchell e una molto casual De Vito si è passati il sabato al saluto alla star del festival, parlando in termini di pubblico americano. Roberta Gambarini, che abbiamo intervistato l'anno scorso alla vigilia dei Grammys in cui il suo cd "Easy to love" era nominato come album rivelazione, è ormai una vera e propria diva del jazz negli Stati Uniti. Un Blue Note strapieno ha così applaudito, seguito, amato questa voce gentile, avvolta in un abito nero lungo appena sbrillucicante. La Gambarini non solo interpreta in maniera sempre più matura, ma sa anche intrattenere quasi sussurrando il pubblico, creando un'atmosfera intima, giusta per il repertorio proposto. "Easy to love", "When lights are low", "On the sunny side of the street" sono alcuni dei brani che hanno fatto compagnia a quelli italiani, quali la versione cantata di due pezzi della colonna sonora di "Nuovo Cinema Paradiso" e la famosissima "Estate" di Bruno Martino.

Ad accompagnare la Gambarini, oltre al gruppo di eccellenti musicisti già citati la settimana scorsa, Ada Rovatti al sassofono. La stessa Rovatti l'abbiamo ritrovata il giorno dopo, una delle artefici della Big O Orchestra voluta e creata da Enzo Capua con la preziosa collaborazione proprio di Ada Rovatti e del Maestro Vittorini. La formazione, composta di tredici elementi, ha presentato composizioni originali appartenenti alla Rovatti, al Maestro Vittorini, a Laura Khale, uno dei fiati, e a Daniela Shaechter, la pianista della Big O. Il concerto è stato decisamente interessante e ancora di più è stato scoprire l'orchestra attraverso le parole del Maestro Vittorini. "La prima volta che abbiamo suonato insieme - nel 2006 - ci guardavamo con sospetto perchè in fondo non capivamo bene i perchè e i come di quello che stavamo facendo. Ora invece ci sentiamo tutti nella stessa barca."

Tredici pezzi in repertorio, molti di più in attesa di entrare a far parte della proposta dell'Orchestra, ma - chiediamo - cosa deve essere ancora messo a posto e dove volete arrivare?

"Dobbiamo rifinire la parte dinamica, cosa che probabilmente si potrà fare quando potremo permetterci più prove. Mettere insieme un tale numero di musicisti è un'idea immensa e coraggiosissima che Enzo Capua ha messo in pratica con grande entusiasmo e professionalità. Ora speriamo che, ancora una volta grazie a Enzo, riusciamo a suonare più spesso e magari anche a incidere un cd."