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Piano fortissimo anche a LA

di Francesca Valente*

Renzo Piano è considerato uno dei più grandi architetti del mondo. Nel 1998 ha conseguito il prestigioso Premio Pritzker, il premio più prestigioso a livello mondiale nel campo architettonico. Il progetto che lo ha lanciato sul piano internazionale fin dall'inizio degli anni settanta è stato il celeberrimo Centre Georges Pompidou (chiamato anche Beaubourg) a Parigi, realizzato con Richard Rogers. Da allora l'intensissima attività progettuale, supportata dagli studi di Parigi e Genova, che dal 1981 costituiscono il Renzo Piano Building Workshop, mirata all'uso di materiali e tecnologie all'avanguardia, permette di realizzare edifici e complessi urbani in tutto il mondo: l'aeroporto di Osaka, il ridisegno della Postdamer Platz a Berlino, il Centro Tjibaou per la cultura Kanak a Noumea, l'Aurora Place a Sidney; The Nasher Sculpture Centre a Dallas, l'ampliamento del Woodruff Arts Center ad Atlanta, il New York Times Building, nonché l'estensione della Morgan Library di New York.

Tra i progetti in corso più significativi si annoverano: l'estensione dell'Art Institute of Chicago, l'estensione della California Academy of Sciences a San Francisco, il London Bridge Tower a Londra, nonché l'estensione del Kimbell Art Museum di FortWorth, il Whitney Museum of Art a New York e l'Isabella Stewart Garden Museum a Boston.

La trasformazione di uno dei più grandi musei degli USA, il LACMA è giunta alla conclusione della prima fase, con un investimento di sessanta milioni di dollari da parte dei mecenati Eli e Edythe Broad. Il suo straordinario edificio in travertino di oltre 70 mila piedi quadrati gira le spalle a Wilshire Boulevard. Come è giunto a questa decisione?

"E' una decisione determinata dall'ubicazione del museo lungo Wilshire Blvd, che è orientato verso sud. Se fossero state costruite delle finestre su una delle arterie più trafficate della metropoli californiana, sarebbe entrata una luce solare molto forte che avrebbe messo a repentaglio le opere d'arte. A questo scopo ho anche realizzato all'ultimo piano un soffitto di vetro poroso e delle schermature trasparenti che filtrano la luce naturale. Il secondo motivo è stato quello di proteggere il museo dai rumori di Wilshire Blvd, strada a quattro corsie, e creare così un luogo "fuori dal mondo", uno spazio rarefatto di riflessione. Il mio museo non vuole essere una scultura, ma, senza alcuna aspirazione monumentale e semplicemente attraverso il rigore della sua struttura, si propone di mettere nel giusto risalto le opere esposte. Il museo inoltre si trova all'interno di un parco, luogo che invita al silenzio e alla contemplazione, abbellito da un giardino di palme ideato dal grande Robert Irwin. Ricordiamoci che meno di due anni fa, invece dell'ingresso del museo, c'erano una strada e un parcheggio a due piani. Far sparire entrambi d'incanto è stato un vero miracolo, soprattutto in un tessuto urbano così complesso come quello di Los Angeles".

Il suo bagaglio di cultura umanistica le è stato di aiuto nella fase progettuale?

"Sì, moltissimo, mi ha conferito un'apertura e un'elasticità mentali che mi hanno permesso di entrare nei luoghi non da semplice turista, ma con le giuste coordinate per capire profondamente il genius loci di una metropoli labirintica come Los Angeles. In questa prospettiva ho creato un campus in un parco, eliminando una strada, con un punto di raccordo che è il BP Pavillion e una ‘spina' o corridoio esterno coperto, che unisce i vari edifici del museo, senza pareti perché non necessarie in un clima così paradisiaco. Sempre sfruttando l'abbondanza di energia solare della città, alla sera si illuminano automaticamente oltre duecento lampioni degli anni venti collocati dall'artista Chris Burden nella piazza antistante il museo e ciò grazie ai pannelli solari istallati sul tetto del BP Pavillion".

Quali sono stati i suoi modelli durante gli anni della sua formazione professionale?

"Gli architetti che hanno lasciato un segno sono stati in particolare Franco Albini, che aveva uno studio a Milano in via XX Settembre, dove ho realizzato i miei primi progetti e Marco Zanuso, designer e urbanista milanese, uno dei padri fondatori del design industriale italiano. Ho conosciuto anche Carlo Scarpa, che ho molto apprezzato come straordinario artigiano dell'architettura del Novecento, pur non avendo avuto frequenti contatti diretti. Il personaggio che ho amato con maggiore slancio è stato Pier Luigi Nervi, architetto e ingegnere, genio del cemento, che ha progettato le strutture più ardite e ha costituto un imprescindibile punto di riferimento nella realizzazione delle mie opere".

L'Istituto Italiano di Cultura coglie l'occasione in questo storico avvenimento per conferirle il Premio alla Carriera noto come The IIC Lifetime Achievement Award, dato in passato a Claudia Cardinale e Mario Monicelli per il cinema, Vittorio Storaro per la fotografia, Lella e Massimo Vignelli per il disegno grafico, Sergio Pininfarina per il disegno industriale, Claudio Magris per la letteratura, Ennio Morricone per la musica, Renato Bruson per l'opera, Ferruccio Soleri per il teatro, Giuliano Gori per l'arte contemporanea e Renato Dulbecco per la scienza. Il premio consiste in una scultura intitolata Il Tondo creata dall'artista toscano Mauro Staccioli, commissionata dal Museo di Arte Contemporanea di San Diego.

"Sono onorato di ricevere dal governo italiano nella persona del Console Generale Nicola Faganello e del Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura, Francesca Valente un premio che riconosce il mio contributo all'eccellenza italiana nel mondo".

*Direttore e Coordinatore d'Area

Istituto Italiano di Cultura, Los Angeles