Cinema

Cent'anni nei segreti della vita

di Olivia Fincato

 

Sulu a la morti ‘un c'è rimediu

Only in death is there no remedy.

 

Così esordisce Nine Good Teeth, il film di Alex Halpern presentato lo scorso mercoledì presso la Graduate School of Journalism della City University di New York ( 230 W 41st street) parte del programma  "Documented Italians" Film and Video Series, promosso dal John D. Calandra Italian American Institute del Queens College, CUNY.

Non importa quanto ci allontaniamo dalle nostre radici, alcuni detti rimangono.

Sono legati visceralmente, ci ricordano chi siamo e da dove proveniamo.

La ultracentenaria Italo-Americana Mary Mirabito Livornese Cavalieri aveva 96 anni quando il nipote Alex Halpern ha deciso di fare un documentario su di lei. Alex non poteva più aspettare: durante un viaggio nella originaria isola siciliana di Stromboli, a Mary fu detto da una zingara che sarebbe molta all'età di 96 anni. Fedele alla superstizione, la nonna, Nana, non mancò nel ripetere al nipote l'oscura predizione. E di qui Nine Good Teeth, il documentario di un nipote, irriverentemente devoto alla sua nonna, Mary Mirabito Calabrese. Irreverente perchè la ritrae senza scrupoli, cogliendola nei suoi gesti più intimi, abituali. Dal grottesco mettersi la dentiera al dolce pettinarsi, dal bagno alla cucina, in un susseguirsi di immagini casalinghe, familiari che a volte ci fanno sorridere. Ecco come il nipote-regista descrive le sue motivazioni:

 

Nine Good Teeth nasce dal desiderio di preservare quell'eredità familiare tramandatami oralmente dalla nonna Mary. L'impeto più immediato deriva dalla sua paura di morire. Mi disse più volte di aver incontrato una zingara che le aveva predetto di morire a 96 anni. Con L'avvicinarsi di quella data, mia moglie mi disse di sbrigarmi: "Vedi di iniziare il film o Mary morirà quando ne stai ancora parlando!"

Per i siciliani e i siculi-americani  la paura della morte in qualche modo determina il fluire della vita, questo è probabilmente legato alla storia e alla conformazione morfologia dell'isola, dove le eruzioni del vulcano Etna, spesso drammatiche, sono state fonti di grande interesse sia per la mitologia classica che per le credenze popolari.

Tutte le famiglie hanno segreti e misteri nascosti dietro le porte delle loro case. Sono sacramente tramandati e protetti di generazione in generazione. Questo è il motivo trainante di Nine Good Teeth, il fatto che Alex Halpern insista tremendamente su i punti deboli della sua famiglia, li sveli crudamente, calciandoli letteralmente fuori di casa.

La sua azione è coraggiosa e tuttavia ben ponderata, infatti, nonostante l'asprezza e la durezza di alcuni dialoghi, c'è sempre un alto grado di rispetto verso tutti i familiari coinvolti. Alex Halpern svela relazioni e conflitti extraconiugali, ripercorre litigi, dolori e cicatrici ma senza offesa, cercando di dare vita ad una sorta di memoria visiva della sua storia.

Il racconto è narrato dal punto di Nana che, nonostante la malaugurata predizione, supera ampiamente i temuti novantasei anni e rimane la principale protagonista di tutto il pediodo di riprese.

Mary Mirabito Livornese Cavalieri (l'ultimo cognome arriva dopo che, diventata vedova, si risposerà con un antico spasimante amico del primo marito che era stato poi minacciato e che lei non vedeva più da quasi 40 anni!) non è una santa, anzi, rivela il nipote-direttore Alex Halpern durante il coinvolgente dibattito tenuto dopo il film, in una sala gremita, con la Prof. Edvige Giunta della New Jersey City University.

Dispettosa quanto sarcastica è una donna indipendente, il suo sogno era quello di diventare una cantante e, dopo averla ascoltata cantare al suono di un vecchio disco dei suoi tempi, ci confessa la delusione verso uno zio che le aveva promesso una carriera artistica.

Nine Good Teeth è un ritratto intimo e spesso divertente, a Mary piace ridere, scherzare, farsi gioco della sua vita mentre divulga al nipote parole sante, consigli preziosi, colmi della saggezza di un secolo di vita. Ecco ancora il regista-nipote:

Per me era importante vedere Mary nella sua totalità. Non volevo causare nessun imbarazzo all'interno della famiglia nel confessarne gli aspetti più oscuri, allo stesso tempo non potevo tenerli nascosti. Solitamente si tende a mascherare, a non svelare ciò che è mantenuto attentamente intimo e privato. Mia nonna era la seconda di tredici figli nati da una famiglia di immigrati siciliani. Per me era la depositaria di più di 150 anni di miti e segreti familiari. Mi affascinava come tutte le sue memorie e tutti i suoi oggetti- foto, giornali, lettere-  fossero gelosamente custoditi e impregnati della sua storia personale.

Nine Good Teeth ha inoltre una valenza storica molto importante.

Grazie ad un ricco e vario archivo di famiglia Alex Halpern da al pubblico la possibilità di capire e vedere cosa significa immigrare dall'Isola di Stomboli a Brooklyn alla fine del 1800. Ci sono immagini di navi approdate colme di italiani e speranze e foto in cui si scorge Mary bambina a fianco del padre siciliano.

 

Ma per quanto pensassi di conoscere mia nonna mi sono reso conto che c'era tantissimo che non avevo mai visto o sentito.  Ho sempre saputo che Mary sarebbe stata un soggetto eccezionale per un film: matriarca, nonna, madre, moglie, amante e figlia di immigranti italiani. Penso che per alcuni la sua storia, distribuita nel corso dei secoli, possa essere una sorta di referenza per la narrazione di quella delle loro stesse famiglie. Con questo documentario mi sono reso conto che molto spesso i nostri eroi sono le persone ordinarie quelle che ogni giorno lottano per mantenere integra la loro origine.

 

Nel processo di catturare la vita e il tempo di Mary, Halpern da voce a molti dei membri della sua estesa famiglia portando alla superfice una moltitudine di conflitti irrisolti e punti di vista. Pone domande, molte delle quali sono lasciate aperte, senza risposta, evocando e illudendo ad altri densi intrecci di vita. Da Nine Good Teeth percepiamo come Mary non fosse una madre molto attenta e come questo traspare nella relazione contraddittoria con la figlia Maria (che rivela anche una storia d'amore giovanile avuta con lo scrittore-poeta Jack Kerouac poco prima di "On the Road"). Anche con la sorella Gladys Mary non aveva una relazione facile: il rifiuto da parte della sorella di vederla alla fine dei suoi anni è significativo.

Tuttavia nonostante gli "scheletri nell'armadio" che tutti portiamo appresso, Mary Mirabito Livornese Cavalieri dimostra in tutto il film di avere una straordinaria propensione alla vita. Tutti sembrano felici e onorati della sua presenza e anche noi lo saremo stati lo scorso mercoledì, se solo Nana non ci avesse lasciato appena tre settimane fa, a 108 anni.