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Chi va piano va sano anche a NY

di Michelina Zambella

C'era una volta Teodora, una bambina che con gli anni aveva acquisito un modo di fare e di vivere che l'aveva resa oggetto di scherno di parenti e amici, che la definivano "sbattutella", "ci metto 5 minuti", "iperattiva", "schizofrenica", "esaurita". Teodora non era folle ma solo una donna poi divenuta vittima della corsa contro il tempo, di un orologio divoratore, di un'agenda piena di impegni, di una vita fatta di soli si e pochi no, di una voglia smaniosa di fare tutto, comunque, e sempre. "Datti una pausa", "Riposati o il tuo cervello si spegnerà da sè, senza avvertimenti", "Chi va piano, va sano e va lontano", "La calma è la virtù dei forti", le ripetevano.

Se in molti di voi si sono riconosciuti in questa descrizione, beh allora è il caso di partecipare alla Seconda Giornata Mondiale della Lentezza che si terrà, per la prima volta oltre i confini italiani, anche a New York il 25 Febbraio 2008. Organizzato dall'Associazione "L'arte del vivere con lentezza", il Festival di tre giorni (25, 26, 27 febbraio) prevede diversi eventi, che vanno dall'economia alla filosofia, ai giochi antichi organizzati per strada, sia in Italia che a New York. In quest'ultima, l'evento è stato organizzato in collaborazione con l'Amministrazione della città, con l'Associazione Culturale Slow Lab di N.Y.(di cui Julia Mandle presenterà il 24 febbraio alcune idee sul valore del tempo), con l'Istituto Italiano di Cultura (con un intenso programma previsto per il 27 febbraio) e con il patrocinio dell'Italy-America Chamber of New York (Per ulteriori info consulare il sito www.vivereconlentezza.it).

Il 25 febbraio dalle 10.00 fino alle 17.00 circa (luogo ancora da decidere ma probabilmente sarà in Union Square o Washington Square) i vigili della lentezza saranno all'opera fermando e simbolicamente multando i cittadini di fretta. Nella stessa piazza verrà proposto ai newyorchesi di partecipare a diversi giochi di strada proposti dall'Associazione dei giochi dimenticati. Dalle 18.00 invece, presso la Casa Italiana Zerilli-Marimò della New York University, il Prof. Claudio Baccarani della facoltà di Economia dell'Università di Verona terrà una lezione dal titolo: "L'impresa alla ricerca del ritmo giusto: come chiudere la porta ai ladri di tempo, valore, ricchezza e lusso nella vita di oggi" .

Ma è davvero così? La calma e la lentezza sono ancora apprezzati o chi li possiede rischia di diventare vittima di pregiudizi che si associano a concetti della pigrizia, dell'ozio e dell'incapacità? Il dilemma è forte nella società odierna, soprattutto in quella occidentale, dove chi vuole avere successo è costretto ad arrivare per primo.

Oggi7 non ha cercato risposte in uno strizzacervelli, ma si è rivolto al Presidente dell'Associazione "L'arte del vivere con lentezza", Bruno Contigiani, 61 anni, milanese che vive a Pavia, sede legale dell'Associazione. È stata sua la brillante idea di promuovere lo scorso anno la Prima Giornata Mondiale della lentezza, accolta in Italia con forte entusiasmo e ora alla sua seconda edizione, paradossalmente anche qui, nella "città che non dorme mai".

Quanto c'è di personale in quest'idea?

"Ho sempre condotto una vita frenetica, ma c'è stato un episodio che mi ha fatto fermare a pensare. Come manager stressato mi sono rivolto ad una life-couch (ovvero quelle persone che aiutano i manager a gestire lo stress sia sul lavoro che in famiglia), Ella Ceppi, poi divenuta mia moglie. Ad Ella ho raccontato di un incidente accaduto mentre ero in vacanza, quando mi sono tuffato su uno scoglio. A quel punto lei mi fa una battuta: forse è un segnale, dovrebbe fermarsi. Intanto, notavo che a Pavia la gente sceglieva di fare semplici passeggiate, nel tempo libero, senza stancarsi o stressarsi in inutili code automobilistiche. Da qui, le riflessioni sul mio bisogno di rallentare di fronte al problema generale di correre e di vivere di fretta".

"Chi va piano va sano e va lontano" ma "chi tardi arriva male alloggia". Qual è dunque la sua soluzione?

"La soluzione/problema alla lentezza sarebbe l'alternanza, ovvero rallentare quando si può cosìcchè quando c'è da correre si può correre più degli altri. Il nemico della velocità è la fretta, che ci induce a strategie sbagliate e questo discorso vale in tutto. L'alternanza però è un atteggiamento che va applicato con allegria in ogni campo".

Ma sul luogo del lavoro la lentezza è spesso vista come sinonimo di pigrizia e improduttività. Se ciò non è vero come dimostrarlo?

"Un conto è la pigrizia, un conto la lentezza. Il sociologo Domenico De Masi parla di ‘Ozio creativo' ma credo che la pigrizia non vada assolutamente bene. Ciò che Corinne Mayer dice nel suo libro ‘Bonjour paresse' è assolutamente sbagliato percheè se si è in ufficio ma non c'è lavoro non bisogna fingere di lavorare. Non bisogna correre sul tapis roulant quando non serve. Se poi si riempe il dopo lavoro con happy hour, palestre lontanissime, partenze obbligate nel week-end, ci si rovina autonomamente la vita. Sono cose belle ma se diventano cose da gabbia conformista non c'e più gioia e divertimento. Un'altra cosa importante è avere un'alternanza tra lavoro e tempo libero. Molte persone, ad esempio, quando sono in vacanza o durante il fine settimana spengono il cellulare, che poi temono di riaccendere la domenica sera. Questo senso di ansia, che autonomamente ci si procura, è sbagliato e questo spiega perchè si sceglie di fare la giornata della lentezza di lunedi, il giorno in cui si ricomincia la settimana lavorativa. L'importante è sapere gestire l'ansia. Meglio rispondere al cellulare che vivere con l'ansia di non averlo fatto".

Il popolo più lento del mondo?

"Andiamo spesso in India, dove sosteniamo un'associazione che aiuta ragazzi elemosinanti a uscire dalla povertà. L'India è considerata lenta, ma in realtà è un paese che non si ferma mai: è come se fosse un mulino che continua a macinare. Paesi come India e Cina, che non hanno mai corso, adesso corrono più di noi. Forse perchè hanno avuto secoli per riflettere e imparare a correre quando ce ne era bisogno. Purtroppo temo che, anche se all'estero gli italiani non sono visti come lenti, cominiciano ad essere in ritardo, cioè non si riesce a fare le cose come vorremmo".

Se si dovesse misurare in Km orari la lentezza degli italiani, quanto era nel 1950, nel 1970 ed oggi?

"Parliamo in termini di velocità media. Adesso andiamo più adagio che neglia nni '50, in generale. Se, invece, diamo un'interpretazione negativa della lentezza, ovvero ne escludiamo le sue implicazioni positive quali la gentilezza e la capacità di ascolto, adesso corriamo di più, ma andiamo più adagio".

In Occidente ci si lamenta del possible declino. Questo per voi significa rallentamento e quindi sarebbe positivo?

"Ci si lamenta del declino perchè non si sa vivere nell'incertezza, di cui abbiamo paura. Ma quello che vediamo quotidianamente è che, mentre il mondo va verso l'incertezza, tutti cercano di darci delle certezze, dicendo delle sciocchezze. Dare certezze a tutti costi non è possible perchè il nostro futuro è immerso nell'incertezza. Basta saperlo e accettarlo. Sappiamo di avere a disposizione un tempo limitato e, anzichè goderci quel tempo, corriamo perdendolo. L'accelerazione non può essere sempre la risposta a tutto. Anche in azienda, non è cosi che si risolvono i problemi Quindi non sono preoccupato di quanto si dice del possible decline".

Non crede sia provocatorio proporre la giornata a New York City, città per assoluto della frenesia?

"Noi siamo stati a NY 17 giorni ad agosto per preparare l'iniziativa ed eravamo un po' vittime del conformismo, dello stereotipo di NY città frenetica. Invece la città è stata di una gentilezza incredibile, soprattutto l'amministrazione. In realtà, a NY c'è molta alternanza. La città ha parchi, giardinetti zen dove ci si può fermare a leggere, mangiare, riposare... è una città che sembra correre in modo razionale, trasmettendo benessere. Eravamo prevenuti, ma alla fine ci è piaciuta. Lunedi 25 febbraio daremo multe simboliche a tutti i newyorkesi che vanno di fretta. Essa consiste nella promessa di applicare, il giorno successivo, almeno uno dei ‘comandalenti'. Credo che l'iniziativa sarà ben accolta perchè a me i newyorkesi sembrano gente divertente".

Se anche tu, dunque, sei una probabile Teodora, non farti prendere dall'ansia. Fatti invece rapire dalla gioia di vivere, e non dire che non hai tempo perchè ricorda "Volere è potere". Cancella dalla tua agenda ogni impegno previsto per il 25, 26 e 27 febbraio.

In fondo la vita è tua. Non lasciare che il tempo te la rubi.