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Scavando nelle emozioni dei pixel

di Olivia Fincato

E' difficile dar forma e colore ad un'emozione, specialmente se questa è filtrata e codificata da un monitor. Il lavoro di Pamela Cento, in esposizione fino al 20 febbraio 2008 presso Casa Zerilli Marimò della New York University, s'appropria del linguaggio informatico per scavare all'interno dell'immagine digitale e scoprirne l'essenza.

Scavare dentro le immagini e mettere in evidenza tutto ciò che ad un primo sguardo sfugge è ciò che da sempre mi affascina. Questo è uno dei fili conduttori di molte mie opere. "Forma Pura", ad esempio, nasce dallo sviluppo di una parte di un negativo di pellicola analogica, quello che sempre in fase di stampa viene cestinato perché privo di immagini e dunque considerato "vuoto", con il suo ingrandimento e il suo sviluppo si accendono invece scenari di orizzonti infuocati dove si allude ad un paesaggio.

 In"EoF Evidence of Form" da una prima immagine iniziale sottraggo un tassello quadrato di pixel che nelle fasi successive ingigantisco di centinaia di volte per mostrare ciò che all'occhio umano sfugge, passo dall'infinitamente piccolo all'infinitamente grande per rendere evidente la composizione e la forma di ciò che compone un'immagine e da qui nascono composizioni pittoriche che richiamano molti lavori della prima metà del Novecento che io creo non con l'olio o la tempera, ma con i pixel e le più sofisticate metodologie e mezzi di stampa digitale. Anche in "e-Composition" scavo dentro l'immagine, traduco un'immagine con determinate caratteristiche, come un prato o un fiore, in linee e raccordi di linee, passo dal dato figurativo tradizionale e perfettamente riconoscibile ad una composizione astratta che trattiene dati dell'immagine di partenza che è stata "annullata".

Linee e fasci di colore s'intrecciano e si espandono seguendo le emozioni dell'artista di fronte un paesaggio, un oggetto, una città. Pamela Cento segue il suo moto interiore e inizia un viaggio all'interno dell'immagine. Ne prende un unico frammento, quello che rispecchia l'impressione originaria e lo mette sotto la lente d'ingrandimento nell'infinito mosaico di pixel.

Sono i pixel che traducono le mie emozioni. Un pixel, può essere in origine grande un millesimo di millimetro, i miei occhi si muovono dentro una trama di miliardi di pixel, è quello che inconsapevolmente sto cercando e le emozioni che sto provando che mi portano a una scelta compositiva di pixel. Il pixel essendo colore è emozione. Io scelgo quali emozioni assecondare e quale composizione ritmica e cromatica scegliere.

E negli "e-Composition" l'immagine di partenza diviene uno spunto, una volta alterata attraverso un lavoro formale perde la sua importanza. Il processo è quello di uno sconfinamento all'interno del mondo digitale, nel tentativo di andare alla radice, di vedere la realtà al microscopio e indagare il dna delle immagini a cui giornalmente siamo sottoposti. Pamela Cento sceglie alcune di queste immagini e va in profondità, in un viaggio affascinante attraverso colore e geometrie assolute.

 La scelta dell'immagine di partenza è strana, ci sono delle immagini stupende che una volta scavate perdono completamente la loro bellezza ed invece immagini banali che dentro sono bellissime.

Pamela Cento ci porta in un altrove regnato da forma e colore, un mondo dove la perdita della connotazione originaria porta alla nascita di immagini nuove in cui i dati oggettivi non sono più riconoscibili ma trattengono soltanto la sensazione nata dall'immagine iniziale.

"Tecnoabstraction" costituisce una grande installazione di pixel, qui è la forza "quadrata" e colorata dei pixel che comanda e crea libertà. Oggi il pixel è il dato principale della nostra comunicazione visiva, le opere "Tecnoabstraction" sono create dalla forza pura e minimalista del pixel.

E nella storica palazzina di Casa Zerilli Marimò possiamo inoltre ammirare gli ultimi lavori video-pittura CENTO 2.0 dove l'artista riprende, manipola e si cala virtualmente nelle opere classiche di Giorgio De Chirico e Van Gogh.

In Self Portrait  l'artista s'introduce nel quadro Torre Rossa di De Chirico (1914) e capovolge il principio  fondamentale del pittore metafisico secondo cui bisognava "sopprimere completamente l'uomo come punto di riferimento". La solitudine drammatica della piazza di De Chirico diviene per l'artista il teatro dove mettere in scena il proprio passato e gli affetti perduti. Pamela Cento si copre con le mani nel volto mentre una pioggia di fotografie le cade dinnanzi.

Non ho mai amato molto De Chirico mentre invece ho sempre amato Van Gogh. Eppure a De Chirico ho dedicato due video, le sue composizioni urbane sono un'unione tra architettura classica e scenari futuristici, gli spazi adatti alla scenografia dei miei video. Mi diverte nei video stravolgere il senso di un quadro, sempre con rispetto, e mi piace entrarci, agire in un tempo e in uno spazio che non è mio che mai è esistito è come vivere virtualmente in un'altra dimensione. Quando stavo realizzando il video "Dear Van Gogh", in cui io entro fisicamente all'interno dei suoi ultimi lavori prima del suicidio ("Campo di grano con corvi"), e uccido con una pistola i corvi (presenze presagio di una tragedia), non ho dormito per alcuni giorni. E' stata un'emozione grandissima entrare dentro un quadro che amo da sempre e cercare, ovviamente nell'impossibilità, di salvare Van Gogh.