Libera

Un mondo di sole donne?

di Elisabetta de Dominis

Quella notizia per noi donne o quanto meno per le nostre nipotine: il futuro potrebbe essere tutto rosa. Idilliaco. Vivere in un mondo di sole donne. Quello che ognuna di noi, in un momento di sconforto, ha sognato. Che molte hanno desiderato spesso, che alcune hanno invocato. Eccoci esaudite dagli dei. Ma  - come si sa - talvolta sarebbe meglio che gli dei non ascoltassero le nostre strampalate preghiere. Perché, poi, dei loro doni non ci si può più disfare. E, quando si tratta di scoperte scientifiche, certo non si può tornare indietro.

Come hanno riportato le cronache due giorni fa, uno staff di ricercatori di un'università inglese, dopo una sperimentazione sui topi, ha sostenuto che entro cinque anni potrà realizzare l'autofecondazione della donna. Con la conversione delle cellule staminali femminili del midollo osseo, la donna si riprodurrà e - ecco il bello - non nasceranno più maschi.

La pace regnerà sulla terra. Saremo tutte belle e forti e non avremo bisogno di essere governate da uomini che si credono dei in terra e riescono a fare solo guerre, eccidi, pulizie etniche o, nella migliore delle ipotesi, governi balneari, marini, berluscones... Uomini che ti impongono il velo e non sanno nemmeno cucirsi un calzino, che fanno i capi ma hanno bisogno della segretaria per scrivere, che insomma comandano e se vuoi fare carriera devi servirli devotamente, il che può comportare il dover passare per il loro letto. Poi, sì, ti concedono il potere, ma in verità sei solo la loro longa manus. Nonostante il progresso, siamo rimaste una costola di Adamo. Ora sembra che possiamo ribaltare finalmente la situazione.

Comanderemo noi. E chi non ubbidirà non verrà riprodotto. Restaureremo il regno delle amazzoni, dove solo le bambine avevano valore e venivano preparate al combattimento, mentre ai maschi si storpiavano le ossa per poi adibirli ai lavori domestici. Sempre meglio che storpiare il cervello con schiavitù o mobbing perpetrati dai maschi. Di tutto questo non soffriremo più, non soffriremo neppure d'amore. Perché non ci sarà più amore.

Non ci sarà più... amore? No, perché non lotteremo più per l'uomo o contro l'uomo. Non dovremo più lottare per sostenerlo, aiutarlo, difenderlo e tanto meno, tra noi donne, per possederlo in esclusiva. Né lotteremo contro di lui. Sarà inesistente o quasi. Ridotto a un extracomunitario senza diritti civili. Perché la comunità sarà esclusivamente di genere femminile. Comunque ci ameremo tutte quante - madri, sorelle, figlie, amiche - e sceglieremo di stare in coppia e procreare delle bambine a nostra immagine e somiglianza. Un mondo lesbico.

Preferisco soffrire fino alla fine dei miei giorni. Preferisco amare senza essere amata: ma che sia uomo. Scelgo di lottare. Dentro e fuori dal letto. Perché ho bisogno di un uomo. Che me ne frega di ritrovare me stessa nello sguardo di un'altra, invece di scoprire il brivido dell'ignoto? Che me ne faccio di uno specchio dove posso solo rassicurare la mia identità? Io non ho bisogno di un'amica per marito a cui voler bene, ho bisogno di un uomo da amare e da odiare, un uomo con cui confrontarmi per rafforzare la mia individualità nella accettazione della diversità. A cui avere il coraggio, l'ardire, il gusto di dire di no. Senza questa forza le amazzoni non sarebbero state amazzoni, non avrebbero potuto combattere gli eroi greci. E amarli. Altro che lesbiche. Il mito insegna questa grande verità: si lotta per avere l'uomo solo quando si lotta anche contro l'uomo. Se non ci sono più uomini, non si lotta più contro ma neanche per loro. E se non si lotta, non si distrugge e non si ricrea. Senza stimolo, non c'è vita. Forse per questo le bambine, messe al mondo con sperma femminile, sembra non sopravvivrebbero a lungo.

Il desiderio di partenogenesi non è altro che è un ritorno alle origini: infatti la scienza sta ipotizzando che il primo essere sia stato femminile. Lo confermerebbe il mito greco più antico che  narra fu la dea della terra Gea a concepire il primo uomo, il dio del cielo Urano, suo figlio e amante. Ma poi questi dei furono soppiantati da quelli olimpici, dove le dee erano sempre inferiori agli dei e l'unica dea saggia, Atena, nacque solo da un uomo: per partenogenesi dalla coscia di Zeus. Fu l'inizio della civiltà maschilista.