Che si dice in Italia

Il segno del "Time"

di Gabriella Patti

Quella bimba, di 12 anni, Federica, che dalla finestra del Papa ha letto un discorsetto alla folla radunata a San Pietro a me è piaciuta. E' la prima volta che succede. Certo, è soltanto un gesto simbolico, ma i gesti simbolici a volte sono importanti. Soprattutto di questi tempi. La settimana appena passata è stata difficile per l'Italia. Quell'immagine di Federica che, assieme a un compagno, Andrea, e allo stesso Benedetto XVI libera una colomba bianca, sarà pure retorica. Ma dà un minimo di speranza. Il che non è poco.

     JEFF ISRAELY HA LASCIATO L'ITALIA. E la notizia non è incoraggiante per il nostro Paese. «Chi è?» si domanderà qualcuno. E perché fa notizia la sua partenza? E' un giornalista che per dieci anni è stato il corrispondente da Roma del magazine americano Time. Dopo tanto tempo, un avvicendamento sarebbe normale e non dovrebbe stupire nessuno. Peccato, però, che al suo posto la prestigiosa rivista non mandi nessuno. Semplicemente chiude l'ufficio. Jeff è stato trasferito a Parigi, con l'incarico di Mediterranean Bureau Chief: dalla capitale francese seguirà Spagna, Grecia, i Balcani, il Vaticano. E l'Italia. Alla cena di saluto per gli amici e colleghi, Jeff - a quanto riferisce Giovanni De Mauro, direttore del bel settimanale italiano Internazionale - ha raccontato con un filo di imbarazzo che non riusciva più a fornire al suo direttore argomenti per convincerlo che dall'Italia e sull'Italia ci sarebbe ancora da scrivere. Ma l'epitaffio, terribile, sullo stato di (cattiva) salute in cui ci siamo ridotti l'ha data, alla stessa cena, un altro giornalista televisivo statunitense. Ha raccontato anche lui che i suoi capi non sono interessati alle sue proposte di servizi. E ha concluso: "L'Italia, ormai, è il Paese più sviluppato del Terzo Mondo". Una sentenza tremenda. Ma che, temo, sia confermata da tutti gli episodi di questi giorni. Non si tratta soltanto della "solita" spazzatura napoletana o della  crisi di governo provocata per ripicche e calcoli personali da un ministro della Giustizia o dei giovani che non riescono a trovare lavori che non siano precari e malpagati o della produttività calata dello 0,5 per cento, secondo gli ultimi calcoli della Banca Centrale europea, a fronte di un aumento dell'8,3 in Germania e del 9,4 in Francia. Quello che dà veramente il senso del declino è lo scollamento sempre più profondo tra i cittadini e una classe politica che tutta - di destra, di sinistra, di centro - si sta dimostrando inadeguata e di infimo livello. Tutti sanno e dicono che va cambiata la legge elettorale. Lo dichiara non solo la gente della strada ma anche le organizzazioni più rappresentative. Dalla Confindustria alla Confcommercio, dai sindacati ai vescovi (la Chiesa, sappiamo, da noi conta e si "intromette"). Eppure Franco Marini, il presidente del Senato a cui il Capo dello Stato ha affidato il disperato se non impossibile compito di "fare qualcosa", si scontra contro le resistenze dei capi dei partitini. Interessati a non perdere la poltrona, si battono - e ricattano l'intero Paese - per evitare quella soglia minima, il cinque per cento, che in ogni nazione avanzata viene considerata indispensabile per garantire il funzionamento minimo del governo e del Parlamento. In questi casi, la Storia ci insegna che un tempo, il passo verso un taglio drastico - leggi: rivoluzione, colpo di Stato o simili - sarebbe davvero breve. 

     EPPURE, GLI ITALIANI SAREBBERO FELICI. Crisi o non crisi, problemi economici e lavorativi? Ci sono, è vero. Ma, secondo quanto ha scoperto Eurobarometro, lo strumento di statistica dell'Unione europea, la maggioranza di noi continua a ritenersi soddisfatta della vita che conduce. Certo, risulta che gli italiani sono meno soddisfatti della situazione pubblica. Anzi, ben oltre il 70 per cento, esprime un giudizio negativo su e conomia e politica. Ma quando si passa al privato, la musica cambia. Tutti felici, o quasi. Sì, questo è uno strano Paese.