Analisi

La crisi di governo ed il peso dell'Italia nel mondo

di Valerio Bosco

Crisi di governo e crisi di sistema politico. Non c'è dubbio che nella caduta del governo Prodi e in questa delicata transizione affidata al Presidente del Senato Franco Marini la crisi italiana denunci una doppia faccia. Ma non solo. Per un Paese militarmente impegnato nelle drammatiche crisi in Afghanistan, Libano e Kosovo, sotto le bandiere della NATO, dell'ONU e dell'Unione Europea, ma anche esposto in prima linea nei lavori del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la capitolazione del centro-sinistra e la nuova instabilità di governo mettono nuovamente a rischio la credibilità internazionale del Paese.

A giorni, una legislatura che appare morente sarà chiamata a rinnovare il finanziamento delle missioni all'estero dei nostri militari impegnati in operazioni di pace o di contrasto al terrorismo internazionale. Con quale governo (il dimissionario guidato da Prodi o quello istituzionale affidato a Marini) con che tipo di dibattito politico, al momento, non è possibile sapere. Sappiamo però che, come in un film già visto, le componenti estreme dell'ex-maggioranza di centro-sinistra hanno già annunciato il loro sfilamento dal sostegno al voto sul rifinanziamento. Si tratterà però questa volta di una celebrazione liberatoria, e non più unicamente retorica. Il partito democratico avrà l'occasione per ribadire in maniera solenne la propria coraggiosa decisione: quella di correre da solo alla prossime elezioni a prescindere dal tipo di sistema elettorale (quello attuale, uno riformato o quello uscito dall'eventuale consultazione referendaria).

Tra i riti stanchi di una vecchia repubblica parlamentare - le consultazioni, il mandato esplorativo - e quelli altrettanto consumati che vedono una Casa della Libertà miracolosamente ricompattata (da Berlusconi a Casini e Fini passando per neo-missini, leghisti e monarchici) dall'odore di vittoria elettorale, la decisione del Partito Democratico (PD) rappresenta l'unica novità, e l'unica speranza, di un sistema politico al collasso.

Il tentativo del PD e del suo leader Walter Veltroni di porre fine all'epoca delle "alleanze Brancaleone" - secondo il modello "tutti contro Berlusconi e le destre" - è infatti l'unico segno di modernità che può essere letto tra le pieghe della recente crisi di governo. La mobilità dell'elettorato, l'originalità della scelta potrebbero consentire al PD una buona affermazione in caso di elezioni anticipate: sondaggi alla mano, il successo sarebbe inevitabilmente ad appannaggio di una nuova alleanza caotica e rissosa. Ancora una volta guidata dal padre padrone Silvio Berlusconi. Nonostante ciò, è il tentativo di sottoporre alle urne una forza a vocazione maggioritaria a costituire, qualunque ne sia l'esito in termini numerici, una novità di estrema importanza, capace di segnare un primo passo verso una drastica riduzione della frammentazione che ha sin qui caratterizzato il sistema dei partiti in Italia.

Come nelle grandi democrazie occidentali e europee, un'unica forza politica, di centro-sinistra, relativamente omogenea sul piano delle sensibilità politiche e ideologiche, sarebbe in grado di avanzare una proposta politica di governo immediatamente identificabile e inequivocabilmente ispirata ai valori dell'europeismo, dell'atlantismo e del multilateralismo.

Senza dover cioè preoccuparsi di annacquare il riferimento allo storico vincolo transaltlantico a causa delle tradizionali intemperanze novecentesche della sinistra comunista, indubbiamente all'origine delle difficoltà incontrate dal Presidente del Consiglio Prodi nel fissare la data -  definita purtroppo solo alla vigilia della crisi governo! - di un vertice alla Casa Bianca con il Presidente Bush. Per innescare un primo grande mutamento nella politica italiana il PD dovrebbe però essere in grado di recepire precisi messaggi di modernità provenienti dalla società civile: su questo, i segnali di scontro all'interno del PD sulle anagrafi comunali per la registrazione delle coppie di fatto non sembrano tuttavia incoraggianti. Il deficit di laicità e l'ossessione per la dottrina morale della chiesa cattolica nutrita da molte sue componenti rappresentano una grave contraddizione nell'identità moderna e liberale del partito. Nonostante ciò, la capacità del PD di presentare un ridotto pacchetto di misure economiche tese a promuovere la crescita del Paese, di proporre un nuovo set efficace di liberalizzazioni, potrebbe avviare quel processo di semplificazione del mercato politico elettorale capace di mettere nell'angolo sia l'estrema sinistra che le velleità dei neo-centriste. Si aprirebbe magari la strada ad un nuovo tipo di bipolarismo, fondato, almeno da una parte, sull'esistenza di una forza di governo a vocazione maggioritaria, credibile e del tutto compatibile con le coordinate tradizionali della politica estera italiana e della collocazione internazionale del Paese.

"Dall'altra parte", in quel caotico universo del centro-destra, tutto sembra rimanere immutato. Per l'ennesima volta Berlusconi guiderà la sua "alleanza Brancaleone". Dopo mesi di insulti, strappi e lacerazioni, Fini e Casini torneranno ad essere i buoni vassalli del Cavaliere. E dovranno vedersela, ancora una volta, in caso di vittoria, con le rozzezze leghiste, quelle che ci hanno fatto vergognare di fronte a tutto il mondo.  O con tutte quelle forze post o ex fasciste ruotanti attorno all'ex ministro Storace o ad Alessandra Mussolini.  Quella stabilità di 5 anni che in questi giorni il centro-destra rivendica come cifra principale della sua azione di governo tra il 2001 e il 2006 è, lo sappiamo, una pura barzelletta: dialettica tra i partiti, scontri e divergenze paralizzarono allora l'azione di governo e impedirono ad una delle più grandi maggioranze parlamentari della storia repubblicana di varare riforme incisive per la modernizzazione del Paese. Con quale credibilità interna e internazionale, una nuova caotica alleanza di centro destra si candida nuovamente alla guida dell'Italia?

Da un Berlusconi che sarà storicamente ricordato come uno dei primi grande innovatori della politica italiana - con la personalizzazione della leadership e la sua interpretazione del bipolarismo - sarebbe lecito attendersi un ultimo grande sforzo di modernizzazione del sistema politico italiano. La via l'ha suggerita Veltroni. Fare a destra quello che il capo del PD sta cercando di fare a sinistra.

Per ora il consiglio appare inascoltato. Eppure, è proprio questa la strada per garantire al Paese un'effettiva stabilità e efficacia dell'azione di governo che offra all'Italia, finalmente, una patente di credibilità e affidabilità sul piano internazionale.