Economia

Il made in Italy al maschile funziona

di M. Z.

L'immagine di un'Italia che va a rotoli, su tutti i fronti, trova l'opposizione di chi vuole portare avanti una tradizione che da sempre ci fa lustro: quella sartoriale. Si apre così, tra il freddo di una domenica siberiana e la volontà di chi crede ancora nel nostro Paese, Made in Italy, salone di abbigliamento e accessori per uomo organizzato, per la seconda volta, da EMI- Ente Moda Italia- all'interno dell'esclusiva manifestazione The Collective, che si svolge due volte all'anno (salone maschile e femminile) nella moderna e funzionale location degli Show Piers on the Hudson, sotto la gestione di Enk International.

Una giornata iniziata male per alcuni stand italiani che si sono ritrovati di fronte ad un incendio e un allagamento, che hanno colpito la sola parte italiana della Fiera.

"Tra i 37 espositori italiani che hanno proposto le loro collezioni, molte erano le aziende che hanno già importanti showroom a New York ma che nonostante questo hanno scelto di essere presenti alla fiera, perchè il marchio collettivo (Made in Italy) ha un appeal molto forte sui buyer locali"- dice il Presidente di EMI Antonio Gavazzeni.

La fiera è stata visitata da importanti operatori specializzati, decision-maker delle boutique di alto livello, che, dal 20 al 23 gennaio 2008, hanno potuto ammirare il panorama aggiornato della migliore eleganza maschile italiana, soprattutto capi-spalla e moda casual di qualità. Come Mr Coleman, della ENK International, tiene a precisare "È la prima volta che i capi maschili italiani sfilano in passerella NY, al Pier 92, il 20 e 21 gennaio, in occasione delle sfilate Blue&Collective".

Se gennaio è stato il mese dell'eleganza maschile, febbraio vedrà ospiti le collezioni italiane femminili di accessori e abbigliamento, all'interno della manifestazione Fashion Coterie, sempre presso gli Show Piers on the Hudson e al Jacob Javits Center.

Passeggiamo per lo sconfinato complesso Pier 94, dove si ritrova Made in Italy. Ciascun venditor esibisce i migliori capi, tessuti colorati, camice e cravatte, scarpe e pelletteria, in un contesto di compravendita indaffarata dove ciascuno cerca di dare il meglio di sè. È così che abbiamo incontrato il Presidente di EMI, Antonio Gavazzeni, che ci ha spiegato funzioni e nascita della sua società. "EMI- Ente Moda Italia- è una società non-profit, con sede a Firenze ma anche a Milano, nata nel 1983 su iniziativa del Centro di Firenze per la Moda Italiana e di Federazione SMI (Sistema Moda Italia) e ATI (Associazione Tessile Italiana), che insieme promuovono anche le manifestazioni di Pitti immagine in Italia".

Sottolineando che la fiera è stata resa possibile grazie al forte e consolidato team che è alle sue spalle, il "novello" Presidente ribadisce l'importanza di EMI nell'organizzare fiere del tessile-abbigliamento all'estero, per supportare l'espansione delle piccolo-medie imprese italiane sui più importanti mercati internazionali: Stati Uniti, Europa dell'Est, Estreo Oriente, nuovi paesi emergenti come la Cina, Russia e Brasile. "La società contribuisce a promuovere e valorizzare il Made In Italy di qualità nel mondo fornendo consulenza, immagine coordinate, servizi e opportunità di sviluppo commerciale alle imprese"- afferma Gavazzeni. "Per questi marchi italiani The Collective è indubbiamente uno degli eventi commerciali più importanti sulla Costa occidentale. Circa 10 mila buyers delle grandi boutique d'alta moda parteciperanno all'evento. Era dunque doveroso portare il Made in Italy a NY, considerando in particolare l'attuale situazione macro-economica, con un euro forte che minaccia di ridurre sensibilmente le nostre esportazioni nel mercato americano". Oltre all'euro forte, aggiungeremmo, l'altro problema resta l'immagine che si ha all'estero di quello che un tempo poteva essere definito Bel Paese, ma che oggigiorno rischia di compromettere le nostre esportazioni. Chiediamo dunque al Dott. Gavazzeni se l'ondata di "maltempo" che si abbatte sul nostro Paese possa influire negativamente sul nostro marchio collettivo.

Come rispondere di fronte alle accuse di un Made in Italy scontato e noioso, non più originale, laddove fossero fondate?

Gavazzeni ritiene che l'Italia sia ancora il paese dell'eleganza, della qualità, dell'innovazione: "L'Italia usufruisce, come molti altri paesi, dei minori costi della delocalizzazione produttiva all'estero, ma questo non significa che il prodotto tessile-abbigliamento sia scadente. Il prodotto, dall'idea alla rifinitura, è propriamente italiano, dunque originale e creativo. È questo che fa la differenza".

Può questa "tempesta d'immagine negativa"dell'Italia nel mondo avere ricadute altrettanto negative sui prodotti dei settori tradizionali del nostro Made in Italy?

"Sicuramente, ma io sono ottimista" .