Economia

Come attrarre capitali per l'Italia

di Michelina Zambella

C'è chi si dà tanto da fare all'estero, per promuovere un'immagine positiva dell'Italia, mentre in patria barcollano le istituzioni. Una settimana intensa, quella appena passata, che ha visto l'ICE e il Consolato Italiano a New York, impegnati nell'organizzazione della Fiera Made in Italy at the Collective, nella presentazione dello spot pubblicitario del Made in Italy in America, con testimonial Isabella Rossellini, e molte altre attività accademiche e professionali.

Tra queste ultime rientra il seminario "Legal Aspects of Venture Capital in Italy", organizzato da ALMA (Italian LL.M. Association, associazione senza scopo di lucro il cui fine è quello di aggregare in un unico network la comunità degli studenti e degli alumni italiani di LL.M. presso le maggiori Università americane, nata dall'iniziativa di avvocati e professionisti italiani operanti nel settore economico-legale) e the Greater New York Chapter of the Association of Corporate Counsel (ACC), evento tenutosi al Consolato Generale d'Italia, giovedi 24 gennaio, dove si è discusso sugli aspetti legali del capitale a rischio secondo il diritto italiano e quello statunitense.

Il console generale Francesco Maria Talò è arrivato con il Direttore dell'ICE di New York, Aniello Musella, e con un ospite fuori programma, l'Ambasciatore Umberto Vattani, Presidente dell'ICE, con i quali aveva partecipato, poche ore prima, alla Riunione MAE-DGCE, della quale Talò ha poi esposto i risultati.

Il console ha parlato delle 5 "C" ovvero delle 5 sfide per il Sistema Italia all'estero (comunicazione, commesse-appalti, capitali, cervelli e, infine, clima) ponendo un particolare accento sulla comunicazione che, attraverso i media e l'opinione pubblica, è lo strumento più efficace a forgiare la nostra immagine e il nostro brand all'estero, che vanno assolutamente riformulati.

"C'è la necessità di aggiornare l'immagine dell'Italia all'estero"- dice Talò- "di sapere che buona parte della tecnologia utilizzata per costruire l'ultima piattaforma spaziale è italiana, che l'Italia non è solo Little Italy e cibo, che è nata una nuova Fondazione Americana a sostegno di studenti italiani. Per confermare la nostra presenza negli States"- continua- "bisogna rinsaldare i concetti di affidabilità, tecnologia, imprenditorialità, cultura, perchè le imprese italiane meritano i capitali, gli strumenti e le possibilità offerte dall'America. Al contempo gli Americani debbono capire che il nostro Paese può funzionare come sistema". 

È su queste parole di incoraggiamento che i rappresentanti degli studi legali presenti hanno illustrato i propri lavori. "Il mercato                                                                                                                                                                                                                                                                                                    italiano di Capitali a Rischio"- dice Silvia Annovazzi (Dewey LeBoeuf)- "è relativamente immaturo, perchè il nostro Paese è tradizionalista, nonchè riluttante ad investire i pochi fondi esistenti. Se i business angels, ovvero famiglia e amici, sono sempre o quasi i principali finanziatori di qualsiasi attività imprenditoriale, arriva poi il momento di cercare investimenti altrove, svolgendo buone attività di fund raising. La speranza futura sembra essere il MAC , Mercato Alternativo dei Capitali per le piccole e medie imprese italiane, operativo in Italia dal settembre 2007".

Alessandro Barzaghi (Vice Presidente ALMA e Antonelli Cocuzza&Associati Studio Legale), invece, ha illustrato le ragioni per cui l'Italia sembra avere buone possibilità di attrarre capitali. Il nostro Paese sarebbe infatti la settima economia mondiale, con un mercato inesplorato, con aziende di piccola e media misura, industrie di nicchia che lo rendono unico, un mercato di consumo ampio. "Con la riforma del 2003 sulla legge aziendale italiana" - spiega Barzaghi- "gli elementi chiave per finanziare le società di capitale a rischio sono: azioni di liquidità, diritti (di veto, voto e di informazione), politica societaria flessibile, elasticità d'impiego, rapidità decisionale, opzioni di vendita, di drag-along e tag-along". Punti su cui tutti sembrano concordare. 

Sulla falsariga della precedente presentazione, Claudio Cocuzza (Antonelli Cocuzza&Associati), con l'esempio tratto da "Il Don Giovanni", ci ha chiesto come fare per meglio attrarre Capital Venture in Italia, suggerendoci di leggere "Il liberismo è di sinistra" e "La falce e il carretto". L'avvocato ci ha dato poi la soluzione prendendo a prestito le parole di un'altra grande opera, "Tosca": "Abbiamo bisogno di tornare a lavorare per fare qualcosa di buono. Urge l'opera"- afferma ironicamente Cocuzza. E anche qui il consenso divertito era generale!

L'avvocato Tommaso Foco (Ceriani&Associati) ci ha spiegato che la strada è ancora lunga da percorrere, nonostante le riforme, mentre Paul Downs (Heller Ehrman), Giacomo Marini (Noventi) e Jim Rosener (Pepper Hamilton) hanno confrontato gli aspetti legali del finanziamento secondo le leggi americane e italiane.

La Conferenza si è conclusa (più tardi del previsto) col messaggio ottimista dell'Avv. Paolo Strino, Presidente ALMA: "Qualche volta bisogna scavare al di sotto dell'immagine superficiale che si ha del nostro Paese. L'Italia ha tanto da offrire, ma bisogna fare ancora di più per renderla appetibile agli investitori stranieri".

Un appello, dunque, ai Venture Capitalist americani, ovvero a tutti gli imprenditori, banchieri e avvocati, scienziati e fisici, che possono darci tanto, in cambio di molto di più.  Passione, dedizione e impegno: sono le parole d'ordine che hanno garantito il successo delle nostre aziende, che seppur piccolo-medie nelle misure hanno progetti ambiziosi, per i quali chiedono finanziamenti a chi di capitale ne ha.