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Italian American Museum. Calatafini ed il festival del Santissimo Crocifisso

di Samira Leglib

Un viaggiatore dell'Ottocento una volta ha descritto Calatafimi come un buco e si deve ammettere che anche oggi non è enumerato fra i paesi Siciliani più graziosi. Né è particolarmente prospero. Forse questo spiega perché la Mafia non è molto presente e certamente spiega perché, da più di centoventi anni, l'emigrazione continua ad indebolire il paese, diminuendone la popolazione. La sua più grande pretesa di fama consiste nel fatto che Garibaldi ed i suoi Mille hanno combattuto nei paraggi la prima battaglia per l'unificazione dell'Italia nel 1860».

Inizia così la didascalia che accompagna le fotografie di Blaise Tobia che in una carrellata di volti, costumi e contrasti immortala un paese laddove la tradizione ne aveva già fermato il tempo. La festa del Santissimo Crocifisso nella città di Calatafimi è il tema della mostra fotografica inaugurata dall'Italian American Museum che resterà esposta a Manhattan presso il Calandra Institute fino al 16 Marzo. Festa popolare che miscela in sé sapori sacri e orgoglio cittadino, trae le sue origini da due eventi a sé stanti: da una parte celebra i miracoli che si ritenevano operati da un crocifisso di legno d'ebano appartenente alla chiesa di Santa Caterina. Il trasporto in processione del Crocifisso nella nuova cappella fu l'occasione per l'inizio del festeggiamenti che nell'arco di tre giorni, durante la prima settimana di Maggio, simboleggiano la riconoscenza a Dio attraverso l'elargizione da parte dei ceti più abbienti di pane, frutta secca e ceci gettati dai carri in festa alla povera gente.

Tradizione che sembra collegarsi al "Mardì Gras" di New Orleans in occasione del quale le folle si agitano in strada chiedendo perline di plastica da due soldi e che pare abbia un suo fondamento nei numerosi Siciliani emigrati nel sud degli Stati Uniti nel tardo Novecento. Il secondo evento ha radici storiche: si narra, infatti, che nel 1782 un editto del vicerè borbone di Sicilia obbligava tutti cittadini a rinunciare alle proprie armi. Sembra allora che gli abitanti di Calatafimi, cacciatori per tradizione e guardinghi rispetto ai nuovi sovrani, siano riusciti a farsi dichiarare dall'arciprete milizia protettiva delle chiese del paese, esentandosi così dall'eseguire l'editto. Ancora oggi, in occasione della festa, i membri della maestranza marciano orgogliosi in abito scuro, panciotto e fucile al fianco portando fieramente le armi fin dentro la chiesa.

«I miei genitori sono entrambi di Calatafimi», ci racconta l'artista subito pronto a puntualizzare come il suo nome, essendo italiano, non vada pronunciato all'inglese Tobaia e che di fatto Blaise derivi da Biagio, suo nonno. «Io la visitai per la prima volta all'età di 36 anni. Ho sempre sentito parlare della festa del Santissimo Crocifisso ma data la cadenza imprevedibile sono riuscito a parteciparvi solo nel 2004. Una volta, infatti, si teneva ogni 3 anni ma nel corso del tempo, per via dei costi e della progressiva diminuzione della popolazione, si è passati prima ogni 5 e poi ogni 6-7 anni».

Questo piccolo paese della Sicilia nord-occidentale, sul cui comune sorge il meraviglioso tempio dorico di Segesta, ha visto la sua popolazione di 12.000 abitanti emigrare periodicamente dall'inizio del secolo. Fino alla Seconda guerra mondiale una concentrazione dei suoi abitanti viveva a Knickerbocker Avenue, a Brooklyn e tuttora possiamo ammirare nella chiesa di san Giuseppe in Suydam Street, un esatta copia del rilievo in marmo della Madonna protettrice donata alla comunità di Brooklyn in ringraziamento delle tante rimesse spedite a casa.

«Quello che mi ha colpito di questa gente», continua Blaise Tobia, «è l'immenso lavoro e cura che mettono nella preparazione di questa festa. Poco più di 5000 persone lavorano per settimane gratuitamente nell'allestimento dei carri, delle decorazioni e dei costumi cercando di restare il più possibile fedeli alla tradizione. Pensate che i buoi al traino sono di una razza che non esiste più in Sicilia e vengono importati dalla Sardegna per poi essere ammaestrati per la processione la quale prevede che questi si inchinino ai piedi della Chiesa. Sono stato più volte a Calatafimi e solitamente i suoi abitanti non hanno piacere ad essere fotografati, a meno che tu non sia loro cugino! Ma durante questa festa si aprono completamente». Filtra umanità dalle foto di Blaise Tobia che come specchi temporali giocano sul contrasto tra il vecchio e il nuovo, tra una processione in abiti seicenteschi e una giovane coppia all'ultima moda, telefonino all'orecchio compreso. Tra il volto disegnato dal tempo di un uomo in coppola scura e la tinta rosso rame dei capelli di una ragazza del ventunesimo secolo. 

 

"Castle of Eufemio" (Calatafimi) fino al 16 Marzo presso l'Italian American Museum (28 west 44th street, 17th floor).

Giovedì 31 Gennaio alle 6pm discussione con l'artista Blaise Tobia.