Italiani in America

Uno stile "Made in Palladio"

di Generoso D'Agnese

Il nome di Andrea di Pietro della Gondola non dice molto agli appassionati della storia americana. Eppure milioni di visitatori ogni anno si fermano davanti alle opere ispirate dal suo genio e dalla sua architettura: in sosta davanti alla Casa Bianca, in visita presso il Campidoglio di Washington  o in posa davanti alla magione di Thomas Jefferson, costruita nella residenza di Monticello.

Basta però semplicemente sostituire il suo nome con quello scelto per firmare le sue opere, e trovarsi di fronte al primo vero creatore di stile italiano.

A cinquecento anni dalla sua nascita, il nome di Andrea Palladio è in effetti più di una semplice firma della storia architettonica italiana. E se Vicenza e l'intero Veneto hanno visto nascere numerose dimore disegnate dal grande architetto, diversi angoli d'Europa ancora oggi portano il segno dei suoi allievi: nella verde Inghilterra e nella austera Russia, a Londra e a San Pietroburgo, decine di architetti si sono proclamati neopalladiani inserendo lo stile del maestro padovano nei loro progetti.

Tante le tracce lasciate nel Nuovo Mondo dalla scuola di pensiero creata nel vicentino. Il genio di Palladio ha camminato infatti mano nella mano con la conquista dell'indipendenza americana e con la nascita degli Stati Uniti esportando il primo vero "made in Italy" nella Nazione delle stelle e strisce.

Andrea di Pietro della Gondola nacque a Padova, allora parte della Repubblica di Venezia,  il 30 novembre del 1508 e visse una vita lunga (72 anni) per i canoni del tempo, temprato forse dalle sue origini umili. Figlio di un mugnaio (Pietro) e di una casalinga (Marta) a 13 anni seguì la strada di tanti ragazzi contemporanei e iniziò un apprendistato. Andrea fu avviato al lavoro di scalpellino, presso Bartolomeo Cavazza. Dopo alcuni mesi si trasferì a Vicenza e lavorò come assistente presso le principali botteghe di scultori e costruttori. Furono Girolamo Pittoni e Giacomo da Porlezza (detti Pademuro) a spronarlo a curare la parte architettonica dei loro progetti e nella Chiesa dei Servi (preciasamente il portale) è già visibile la sua impronta.

A Lonedo di Lugo Vicentino il giovane Andrea, su loro commissione progettò e realizzò la parte architettonica della villa di Gerolamo Godi regalando il primo acerbo assaggio di quel che sarà uno stile inconfondibile.

Passato sotto la tutela di Gian Giorgio Trissino, Andrea poté assorbirne tutta la ricchezza intellettuale: la sua casa aveva destato l'ammirazione del Vasari con le sue linee pulite e lontane dalla ricchezza elaborata del Rinascimento. Andrea assorbì con passione le lezioni del suo tutore (amico di Michelangelo e di Raffaello), e si lanciò nello studio dell'architettura elleno- romana. Basilica Palladiana, Villa Almerico-Capra (forse l'edificio più noto), il Teatro Olimpico divennero negli anni i suoi capolavori costruttivi mentre per il patriarca di Aquileia, Daniele Barbaro, il padovano disegnò le illustrazioni del " De architectura" di Vitruvio.

Fu proprio il viaggio a Roma con Barbaro ad offrire al padovano la visione delle opere romane, imprimendo nell'architetto la strada verso uno stile particolarissimo. Studiò per due anni i ruderi antichi e tornato a Vicenza vinse il concorso per il rifacimento del palazzo della Ragione o Basilica. L'opera gli valse la fama e dal 1550 in poi Palladio fu chiamato a progettare una serie sempre più vasta di palazzi, ville e chiese: Villa Badoer, Villa Emo, Villa Foscari, Basilica di San Giorgio Maggiore, Palazzo del Capitanio, Villa Gazzotti, Villa Thiene, Villa Saraceno, Barchessa di Villa Thiene, Convento della Carità (Venezia), Palazzo Schio, Villa Serego, Ponte di Bassano, Chiesa di Santa Maria Nova, Chiesa di Santa Lucia (Venezia),  Tempietto di Villa Barbaro, solo per citarne alcuni. Nel 1554 pubblicò "Le antichità romane" e "Descrizione delle chiese di Roma"; il primo libro restò per oltre due secoli un riferimento standard come guida di Roma.

Nominato alla prestigiosa carica di architetto capo della Repubblica Veneta, nel 1570  pubblicò a Venezia "I Quattro Libri dell'Architettura", il trattato in cui viene illustrata la maggior parte delle sue opere e nel 1574 pubblicò infine i "Commentari" di Caio Giulio Cesare.

Le opere di Andrea di Pietro della Gondola divennero presto famose in Europa, dando vita allo stile palladiano. Gli architetti inglesi Inigo Jones (Queen's House, a Greenwich ) e Christopher Wren, il francese  Richard Boyle, (Lord Burlington) ripresero i temi del progettista padovano e adottarono questo stile nelle loro realizzazioni.

Nel Regno Unito il neopalladianesimo rimpiazzò il barocco e agli inizi del secolo successivo questo stile diventò di moda, non solo in ambito britannico, ma anche nella maggioranza dei paesi nordeuropei e infine nell'America settentrionale. La prima traccia perfettamente identificabile risale al 1749, quando Peter Harrison ricavò il suo progetto per la biblioteca Redwood a Newport, nel Rhode Island. L'architetto Thomas Jefferson si innamorò dello stile italiano e basò i suoi progetti per la tenuta Monticello e per l'università della Virginia sui disegni tratti dai libri di Palladio. Definito un esempio di architettura georgiana coloniale, Monticello trovò ne "La Rotunda" dell'università della Virginia ( ispirato direttamente al Pantheon di Roma) il proprio gemello. In Virginia e nella Carolina del Nord e del Sud, molti  palazzi pubblici vennero firmati in stile padovano: da Stratford Hall Plantation, a Westover Plantation e Drayton Hall (nei pressi di Charleston).

Anche James Hoban progettò in stile palladiano la Casa Bianca ispirandosi alla irlandese Leinster House,  uno degli esempi più riusciti dell'architettura locale. I  due edifici americani (realizzati tra il 1607e il 1776) che più richiamano i disegni de I quattro libri sono la Hammond-Harwood House, realizzata ad Annapolis nel 1774 (William Buckland) e la prima versione del Monticello di Thomas Jefferson (1770), ispirate rispettivamente a Villa Pisani di Montagnana, e a Villa Cornaro di Piombino Dese.

Homewood (Baltimora), Redwood Library (Newport), Università della Virginia (Charlottesville), Thomas Jefferson Memoria (Washington) rappresentano a loro volta le pagine più belle della lezione appresa da un uomo dalle grandi intuizioni stilistiche, che inventò forse l'architettura come professione.

UNA MOSTRA ARRIVERA' ANCHE NEGLI USA

90 disegni autografi di Palladio, provenienti da Londra, Oxford, Chatsworth, Budapest, Brescia, Bologna, Venezia e Vicenza; 85 disegni di architettura di grandi maestri fra cui Michelangelo, Raffaello, Andrea Sansovino, Francesco Borromini, Inigo Jones, Charles Cameron, Giacomo Quarenghi, Le Corbusier;  45 dipinti fra cui opere di El Greco, Raffaello, Tiziano, Tintoretto, Van Dyck e Canaletto; 40 modelli architettonici, di cui almeno la metà costruiti appositamente per la mostra; 140 fra sculture e frammenti architettonici, medaglie, monete, libri e manoscritti. Sono questi i numeri che rappresentano il ricco portafogli di una mostra che celebra il genio dell'architettura italiana nel Mondo.

Prodotta dal Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, dalla Royal Academy of Arts e dal Royal Institute of British Architects di Londra, la mostra palladiana, curata da Guido Beltramini e Howard Burns, si inaugurerà a Vicenza, in palazzo Barbaran da Porto, nel settembre 2008, per concludersi il 6 gennaio 2009. Si trasferirà quindi a Londra, presso la Royal Academy of Arts, per essere poi ospitata negli Stati Uniti, patria adottiva del primo "made in Italy" americano.

La mostra illustrerà la vita dell'architetto, la creazione del nuovo stile architettonico e il confronto con gli stili contemporanei.