A modo mio

Dentro la storia a Istanbul

di Luigi Troiani

A volte, capita in particolare viaggiando, la storia passa accanto. Così è stato nei giorni scorsi, durante un soggiorno di lavoro in Turchia. Ad Atene i giornali titolavano incredibilmente: "Epìschefi metá apó misó aióna", "Prima visita dopo mezzo secolo". A Istanbul, porta europea dell'asiatica Turchia, la conferma del lieto evento: città pavesata con bandiere biancazzurre greche e manifesti ovunque di benvenuto al capo del governo di Atene Costas Karamanlis. Ultimo capo greco a transitare da queste parti era stato suo zio Costantino nel maggio 1959.

   Non sarà facile sopire le acrimonie dello scontro secolare nei Balcani e in Egeo tra le due comunità. I greci in particolare non potranno passare sopra le sofferenze patite per causa turca ancora nello scorso secolo. E' però un buon segnale quello dato dal governo conservatore di Atene, sulla volontà bilaterale che la vicenda greco-turca, culminata nel 1974 con l'occupazione di mezza Cipro da parte delle forze armate di Ankara, e che ha più volte spinto le due marine sull'orlo di una guerra guerreggiata, trovi una tregua che possa stabilizzare fecondi rapporti economici e politici.

   Il dialogo tra Atene e Ankara ha trovato, dopo la caduta del comunismo in Europa e con il montare del terrorismo di radice islamica, occasioni per corroborarsi, anche sotto la spinta dell'Unione europea e degli Stati Uniti. Si ebbe un segnale importante nel 2003 quando il governo ateniese, con un occhio anche agli imperativi diplomatici delle Olimpiadi dell'anno successivo, dichiarò di accettare l'edificazione nella capitale della prima moschea. L'approvazione riguardò un terreno periferico, dalle parti dell'aeroporto, ma mise in moto un interessante processo di tolleranza reciproca e di collaborazione economica. Si tenga presente che delle antiche moschee ottomane (i turchi ne avevano costruite sin sull'Acropoli e non smisero sino a quando lasciarono libera Atene nel 1832) non è rimasto praticamente nulla, e molte di esse sono state trasformate in musei. 

   Per la Turchia in genere e per l'attuale governo in particolare, buoni rapporti con la Grecia sono indispensabili. Si tratta di convincere l'Unione europea sulla volontà dell'attuale governo di Ankara (il primo ministro Recep Tayyip Erdogan è espressione del partito religioso islamico, moderato ma tradizionalista) di mantenere gli impegni assunti con Bruxelles sui diritti civili e le minoranze etniche. Il paese, che è associato all'Unione dal 1963, ha presentato domanda d'adesione nel 1987, ma è stato escluso, con decisione del Consiglio europeo di Lussemburgo del dicembre 1997, dal gruppo di paesi candidabili all'adesione, per violazione diritti umani. Dieci anni dopo, la strada dell'adesione resta in salita, anche a causa delle irrisolte questioni curda, armena, cipriota. Mantenere tensioni con Atene sarebbe, in tale contesto, del tutto irrealistico. La Grecia, da parte sua, ha buon gioco a proporsi per un'operazione di padrinato verso l'Ue, che frutterebbe ottimi risultati sul piano delle irrisolte questioni politiche bilaterali, e farebbe incassare forti dividendi sul piano economico e commerciale. Per quanto paradossale, tale ipotesi possa suonare, tra i due paesi di cultura levantina è proprio ciò che sembra stia avvenendo.

   Istanbul era radiosa, in questi giorni chiari d'inverno. L'antica Costantinopoli, con le sue terme, basiliche, reperti romani, bizantini e veneziani, è simbolo efficace dell'incrocio della storia tra i popoli turco e greco. Un altro grande simbolo è Troia: in quella guerra antichi turchi e antichi greci si affrontarono in una tenzone non sempre cavalleresca. La pacificazione chiede reciproco rispetto e un lungo cammino.