Visti da New York

Italia, cosi fai proprio schifo

di Stefano Vaccara

Non bastavano le tonnellate di immondizia che dalle strade e piazze della Campania si riversavano sulle prime pagine e sugli schermi tv di mezzo mondo. Adesso a far apparire l'Italia sempre più come un paese in preda ad una crisi di nervi ci si mette l'Affaire Mastella e la condanna a cinque anni di Cuffaro. Il primo, ministro della Giustizia, (della Giustizia!) che si dimette dopo che la moglie Sandra Lonardo, presidente del consiglio regionale campano, è posta agli arresti domiciliari (con altre decine di alti esponenti del suo partito) e lui stesso è raggiunto da un avviso di garanzia. Il secondo, presidente della Regione Sicilia, che viene ritenuto colpevole in un processo appena concluso e condannato a cinque anni di reclusione con l'accusa di aver aiutato un mafioso a parare i colpi della giustizia senza però - dice a quanto pare una sentenza degna del miglior Pirandello - aver voluto favorire Cosa Nostra. E dopo questa condanna Cuffaro, che non va in galera perché ancora non siamo all'ultimo grado di giudizio, non si dimette ma resta "colpevole e contento", per non dire un'altra cosa.
Ma che fiducia si può avere all'estero in un paese dove il ministro della Giustizia inquisito, si dimette professandosi vittima di un complotto dei magistrati che lo hanno messo sotto indagine? Delle due, una: o sono colpevoli i magistrati di chissà quale abominevole complotto che quindi fanno dell'Italia un paese ad altissimo rischio, dove un potere giudiziario golpista praticamente starebbe prendendo il sopravvento su quello politico sbattendolo in galera, un Paese in preda ad una rivoluzione giudiziaria e mamma mia si salvi chi può! Oppure se i magistrati stessero compiendo soltanto il loro dovere, allora si tratterebbe di un Paese governato non solo da ministri disonesti e calunniatori, ma da una casta politica che si pretende "intoccabile", elevatasi al di sopra della legge spalleggiata da un intero (o quasi) Parlamento che applaude quando si scagliano siluri contro giudici che si azzarderebbero a indagarli. Peggiò di così si può? Purtroppo si può, come mi fece più volte notare Stanton H. Burnett, esperto politologo in affari italiani del CSIS di Washigton e autore proprio dieci anni fa del saggio "The Italian Guillottine". Infatti si potrebbe anche non escludere alcuna delle due possibilità, cioè una classe politica dinonesta e asseragliata al potere insidiata da una magistratura ideologizzata che tenta di approfittare dello screditamento della casta per fare lotta politica con altri, anzi alti mezzi... Possibile? A quindici anni da Tangentopoli e non è cambiato nulla? Che schifo, il tanfo di politica italiana putrefatta è più forte di qualunque monnezza napoletana abbandonata da mesi.
Il Governatore della Regione Sicilia Totò Cuffaro, aveva non tanto tempo fa ricoperto Palermo di cartelli pubblicitari dove accanto al simbolo della Trinacria, splendeva la frase: "La mafia fa schifo!". La mafia fa schifo, bravo Totò! Ma non si capisce perché dato che fa così schifo poi a te come a tanti altri politici siciliani accade sempre di non accorgersi della mafiosità di certi ceffi che però, soprattuto in periodo di elezioni, ve li ritrovate sempre attorno e magari baciate pure. E qui non parliamo solo di Cuffaro, facile bersaglio non per niente soprannominato "vasa vasa", "bacia bacia", perché lui abbraccia tutti senza fare distinzione. In Sicilia la politica fa schifo perché invece di aiutare con l'esempio istiga all'isolamento di quei pochi coraggiosi che si stanno ribellando. Una politica che a parole dice che la mafia fa schifo ma poi non rinuncia mai a farci affari, scambi di favori per farsi aiutare ad "acchianare" ( a salire, ad essere eletti) dagli uomini di rispetto che controllano voti. Era così 60 anni fa, ai tempi di Don Calò, era così trent'anni fa ai tempi di Lima e Ciancimino, e resta così oggi. Totò Cuffaro, la mafia fa schifo? Allora tu fai pena e ribrezzo.
Per quanto riguarda Mastella, notiamo che molti leader politici, di entrambi gli schieramenti, pezzi da novanta come Prodi, Berlusconi, D'Alema, hanno subito sottolineato come certe accuse "non stanno in piedi", insomma non giustificano gli arresti e quindi anche le dimissioni del ministro, che infatti è atteso a braccia aperte dal capo del governo timoroso di cadere. Ma quello che si deduce dalle registrazioni carpite dai magistrati che indagavano, che ci descrivono la moglie in carriera del ministro mentre impartisce ordini per preservare interessi e affari nel territorio del clan dell'Udeur e chi non li rispetta "è un uomo morto" (non nel senso che si deve far fuori fisicamente, per carità, ma certamente da eliminare dal partito), perché il potere di nominare un primario o un semplice infermiere di un ospedale l'avrebbesolo il partito (in questo caso i Mastella dato che il partito sono loro), ci danno uno spaccato di come funziona la Repubblica. Ecco la cosidetta partitocrazia, quella che si incunea su tutto, che ti costringe ad avere un padrino altrimenti chi ti aiuta, e ti costringe ad avere persino a capo di grandi ospedali non i medici migliori, ma i migliori servitori dei Mastella in questo caso, del Cuffaro in altri, e così via nel resto d'Italia. Poi arrivano i pezzi da novanta, che invece di dire che i metodi di Mastella sono schifosi e che non possono più far parte del modo di intrerpretare la politica in Italia, ecco invece, davanti alle telecamere, dire che non ci vedono riscontri di comportamenti penalmente persegubili, che dopotutto lo fanno tutti, questa è la politica...
L'Italia vista da qui così fa proprio schifo, fa vomitare. Ora, gli italiani se la meritano così? Nel guardare le facce di Mastella e Cuffaro, nel vedere scorrere le lacrime sulle guance rosse e paffute non per la vergogna, ma per la commozione prodotta loro dai sorrisi degli amici intorno, facce che comprendono, che non si indignano mai e perché poi? Loro farebbero lo stesso... Ecco vedendo quelle lacrime di commozione invece che di vergogna, il forte dubbio viene che gli italiani se lo meritino questo paese così. Eppure ci sono giovani che a Palermo si mobilitano contro il pizzo correndo rischi enormi e convincono imprenditori ad aver fiducia e ribellarsi, vediamo altri giovani scrittori come Roberto Saviano che scrivono "Gomorra" (da poco uscito anche in inglese, leggete la recensione su www.Oggi7.info) che diventa un best seller, e allora no, non ci rassegniamo. Certo, fin quando sarà solo una minoranza degli italiani ad indignarsi di certi metodi della politica partitocratica, schifosi ma non penalmente perseguibili (e stiano più attenti i magistrati a non dare opportunità di farli divenire martiri gli schifosi) non si toglierà loro la possibilità di diventare "gli eletti" in Parlamento. Per questo il compito di sputtanarli non spetta ai magistrati, ma ai giornalisti italiani che però, finora, con poche eccezioni, hanno per troppo tempo preferito leccare invece di azzannare. Il problema sta tutto lì.

BENEDETTO ASCOLTA BUSH
Il Papa "censurato" all'Università La Sapienza? Quando George Bush venne a Roma la scorsa estate, si prevedevano enormi manifestazioni di protesta. Ovviamente il presidente americano non rinunciò alla visita così come lo Stato italiano non diede segnali di non poter proteggere il presidente. Quando a Bush fu chiesto cosa ne pensasse di chi protestava nelle strade, disse, e qui cito a memoria: "Gli americani che morirono per liberare l'Italia non sono caduti invano, questo è un Paese dove si apprezza la libertà". Perché adesso questa fondamentale libertà di cui parlava Bush, sarebbe stata oltraggiata dalla eventuale protesta che alcuni (a quanto pare pochi) studenti e professori avrebbero inscenato se il Papa non avesse rinunciato a raccogliere l'invito della Sapienza? Sarebbe stato meglio forse che a mantenere l'ordine nella città di Roma ci fossero ancora coloro dai quali gli americani ci liberarono? Benedetto XVI non può pensarla così, quindi speriamo che la prossima volta ci vada comunque all'Università, non ascoltando più certi cattivi consigli.