Interviste

Alla ricerca del Sud italoamericano

di Michelina Zambella

Vi sbalordisce sapere che il 22% della nuova generazione di immigrati "italiani" diretti negli Stati Uniti sono latino americani, che viaggiano con passaporto italiano?

Meglio credere alla tesi che i recenti acquisti di cittadinanza sono spiegabili come "riscoperta delle proprie origini" o alle voci più maligne secondo cui si tratterebbe semplicemente del nuovo escamotage per aggirare il complicato sistema americano dei visti?

La notizia Oggi7 è riuscita a scovarla dalla ricerca di scienze sociali sugli Italo- Americani che il Prof. Vincenzo Milione, ricercatore istituzionale per la CUNY nonchè Direttore degli Studi Demografici, sta conducendo da tre anni.

La sua avventura comincia in Perù nel 2004 e precisamente a Lima, quando viene invitato come Padrino della cerimonia di laurea del corso di sociologia dell'Università Nazionale di Federico Villarreal. È li che inizia a studiare il fenomeno dell'mmigrazione italiana in Sud America, focalizzandosi principalmente sul Perù, grazie anche all'aiuto istituzionale e linguistico di Itala Pelizzoli. Demografa all'Istituto Calandra, di madre peruviana e padre italiano, Itala emigra negli Usa all'età di 19 anni. Nel corso dell'intervista, è lei a spiegarci come in Perù l'italiano, al pari di qualsiasi altro straniero, sia considerato migliore (e perciò quasi venerato) rispetto alla popolazione peruviana, vista invece come improduttiva e poco laboriosa.

È in Perù che il Prof. Milione realizzò che un'elevata percentuale della popolazione, approssimativamente pari al 15%, aveva origini italiane, ma non considerava sè stessa italiana. La ragione- spiega- deriverebbe dal diverso modo di intendere l'etnicità, laddove i peruviani considerano "Italiano" colui che nasce da genitori italiani in Italia e parla l'italiano. Per cui, se nel loro albero genealogico si ritrovano nonni italiani, questo non li giustifica dal definire sè stessi italiani. In Perù avviene anche il fondamentale incontro con Comites (Comitati degli Italiani all'estero). Secondo il Comites, l'identità italiana viene attribuita solo alla comunità di Italiani che viaggiano con visto business e/o ai figli/ie di immigrati Italiani. Comunque sia, il gruppo preso come campione indica che approssimativamente il 20% dei Peruviani a Lima proveniva da famiglie Italiane, principalmente del Nord Italia, ovvero da Genova, Parma e Liguria. Gli Italiani sarebbero, dunque, emigrati attraverso il Brasile lungo il Fiume Amazzone verso il Nord giungendo infine in Perù, affermando negli anni la loro presenza nel settore bancario e nella vendita al dettaglio, nonchè in posizioni di prestigio nazionale. Giusto per fare un esempio- dice il Professore- il nonno di Luis Giampietri, il vice presidente peruviano recentemente eletto, veniva da Parma, mentre il nonno del Dott. Ivan Rodriquez, Presidente della Ricardo Palma University e Presidente dell'Associazione dei Presidi del Perù, veniva dalla Liguria; molti membri della Ricardo Palma University hanno origini italiane e sono interessati a sviluppare centri di ricerca sul fenomeno italiano.

Dal Perù Milione si muove in Uruguay, dove partecipa al Summit latino americano su "The Diaspora of Iberoamerican Educated Youth: the Brain Drain of Economic Development". È qui che incontra il Dott. Angelo R. Manenti, Direttore dell'Istituto di cultura italiana, secondo il quale il 40% della popolazione uruguaiana (4 milioni) presenta origini italiane e la presenza culturale italiana si rileva nelle strade e nei nomi delle persone, nelle attività commerciali, nell'architettura e nelle celebrazioni culturali. L'identità italiana è espressa chiaramente, quindi.

In Bolivia, invece, gli italiani sono molto più nascosti: "A Santa Cruz- afferma Milione- non si vedono molti ristoranti italiani. Gli italiani sono per lo più turisti o coloro che vengono col visto per affari e, sebbene il consolato italiano reclami un numero elevatissimo di passaporti italiani, la maggior parte di essi risale a molti decenni addietro. Una scoperta interessante - continua- è che molti sono i professori universitari argentini, di origine italiana, che insegnano nelle università boliviane".

In Argentina, infatti, gli Italiani rappresentano il 40-50% della popolazione e sono una comunità molto fiera delle proprie origini italiane.

È su questo background di scoperte che il Prof. Milione, nominato Direttore Internazionale per la Ricerca dal Consejo Iberoamericano en Honor a la Candidad Educativa (CHICE), ha presentato un workshop sulla "Diaspora Italiana in America Latina" in occasione della quarta Conferenza annuale tenutasi dall'11 al 14 settembre 2007 a Panama City. La città ha riunito i rappresentanti delle comunità italiane di più di 10 paesi latino, con almeno 40 persone di origini italiane sui 300 convenuti.

Panama ha lanciato il primo panel sulla ricerca internazionale della diaspora italiana nelle Americhe, con l'obiettivo di comprendere meglio la migrazione globale, le sue ragioni storiche ed etniche, nonchè i fenomeni di adattamento e le opportunità nei paesi ospitanti, gli ostacoli sociali incontrati dai giovani latinoamericani che hanno deciso di lasciare il proprio paese per usufruire delle opportunità globali, emigrando all'estero, riconoscendo il valore e l'importanza di tutte quelle istituzioni che contribuiscono allo sviluppo qualitative dell'istruzione soprattutto attraverso progetti di interscambio culturale (per maggiori informazioni si veda  www.consejoiberoamericano.org/index.htm). 

Nello specifico, il Professore ha moderato il panel che ha discusso "La presenza dell'immigrazione italiana nell'emisfero occidentale delle Americhe", e su questa scia si terrà la Conferenza Internazionale, dal 25 al 27 Aprile 2008, al John Calandra Institute, New York City, dal titolo "Gli Italiani nelle Americhe". Aprile offre dunque l'opportunità per gli studiosi del Nord e Sud America di incontrarsi e interrogarsi sui 125 anni di esperienza della diaspora di "tutti gli Italo- americani nell'Emisfero occidentale delle Americhe".

 Senza anticipare i contenuti dell'incontro del prossimo Aprile, abbiamo chiesto al Prof. Milione qual è la considerazione che si ha degli italiani in Nord e in Sud America.

"L'esperienza italiana e la consapevolezza delle proprie origini in Sud America varia a seconda del paese ospite e delle regioni italiane da cui gli emigranti provenivano. Ad esempio, riscontriamo una forte coscienza della propria italianità in Argentina ed Uruguay, diversamente dal Perù, Messico e Bolivia, paesi in cui l'identità italiana è ricononosciuta solo all'immigrato italiano che viene dall'Italia; mentre l'dentità italo-americana e italo-canadese si riconosce a partire dalla quarta generazione in poi. Nei paesi Anglo-sassoni del Nord America, nati in origine come regioni protestanti, il fenomeno di "Little Italy" è stato parte di un cambiamento evoluzionale del processo di adattamento italiano, espressione di ghettitazione più che altro, che invece non si riscontra nei paesi latino Americani, dove si è assistito per lo più a fenomeni di assimilazione. Dalle ricerche si registra anche una forte connessione storica tra molte famiglie del Nord e del Sud America, scoperta che trova la sua ragione d'essere nella legge sulle quote all'immigrazione del 1924, imposta nel sud Italia per diversificare le destinazioni degli emigranti, diretti per la maggior parte in Sud America. Oggi, tra i nuovi immigrati italiani che vengono negli Stati Uniti, il 22% proviene dall'America Latina. Un problema questo di cui il governo italiano dovrebbe prenderne coscienza dal momento che se un Latino Americano con passaporto italiano commette un crimine negli USA, sarà lo stato italiano a doverne rispondere".

Quali sono le posizioni sociali occupate dagli italiani in Nord e Sud America?

"In Sud America, gli Italiani sono visti come businessmen, gran lavoratori, che cercano e danno rispetto, ma pongono anche distanze. Sono visti alla stregua degli ebrei negli Stati Uniti. Una classe elitaria, ristretta ma integrata nel territorio. Anche se poi la riscoperta della propria italianità è risultata essere solo strumentale all'obiettivo delle nuove generazioni di lasciare il proprio paese. La situazione invece è diversa per gli italiani che risiedono nel Nord America, i quali sono identificati come "working class", laboriosi lavoratori adatti più a lavori manuali che intellettuali sebbene oggi - precisa Milione- questa visione risulta superata, laddove ci si trova di fronte ad un'emigrazione di italiani, per lo più giovani, istruiti, in cerca di migliori opportunità lavorative".

L'obiettivo della ricerca, dunque, è quello di riunire gli Italiani del Sud e del Nord America attraverso conferenze e seminari. Non a caso, l'Istituto italo-americano John Calandra di New York sta avviando un progetto di interscambio culturale Italo-brasiliano, per consentire agli studenti di origini italiane dell'Università di San Paolo in Brasile e dell'Istituto Calandra di potersi confrontare e riscoprirsi. L'istituto sarà anche la sede della Prima Conferenza Internazionale di Aprile 2008. Il Dean Anthony J. Tamburri ci ha detto che  "il convegno ‘Italians in the Americas'   sarà la prima occasione quando un gruppo di studiosi avrà l'opportunità di indagare e discutere dei vari aspetti delle diverse esperienze di tutti gli ‘italiani' nelle Americhe".
Oggi7 non mancherà all'appuntamento.