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IL PAPA E LA RINUNCIA ALLA SAPIENZA. Attacco alla libertà? Non scherziamo

di Valerio Bosco

 

Meno di un centinaio di studenti e qualche decina di professori. Sarebbe stato questo il movimento capace di mettere il bavaglio alla democrazia italiana? Un "disegno eversivo" rappresentato dalla semplice opposizione alla presenza del Papa Bendedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico dell'Università la Sapienza di Roma? Non scherziamo.

Giornali e televisioni hanno parlato di attacco alle libertà. Per l'esagerazione, si è distinto, in particolare, il quotidiano Europa, intitolando la sua prima pagina con un apocalittico "Da oggi siamo tutti meno liberi". Qualche telegiornale ha addirittura citato una carrellata di personaggi celebri invitati recentemente nelle università italiane: il cantante Vasco Rossi, il motociclista Valentino Rossi, il presidente della Commissione europea Josè Barroso, cittadini italiani e europei che hanno ricevute le contestate lauree honoris causa. Episodi che non hanno nulla a che vedere con la presenza della più nobile e influente autorità religiosa del pianeta in una cerimonia simbolica della più importante istituzione formativa di una società laica e democratica.

Quella di giovedì scorso era un'occasione per certi versi inopportuna. Che in parte la reazione probabilmente un po' scomposta di studenti e professori ha trasformato anche in un'occasione persa. La scelta del Papa di non recarsi nella città universitaria di Roma non ha fatto altro che accendere ulteriormente i toni della polemica. In fondo, a tutti i capi di Stato e di governo può capitare di celebrare i propri discorsi in clima di contestazione e non sempre e solo tra folle giubilanti. Paradossalmente, il discorso che Ratzinger avrebbe dovuto tenere alla Sapienza era comunque tra quelli più aperti e liberali da lui pronunciati: parlava di autonomia della scienza, indicava la fede cristiana e cattolica come uno dei modi - non l'unico modo - per "trovare la via verso il futuro". Parole che sembrano tradurre un atteggiamento un po' più aperto rispetto ai modi e al contenuto dei continui e frequenti interventi del Pontefice nel corso degli ultimi mesi nella vita pubblica italiana.

Troppi sono infatti stati i duri pronunciamenti contro il riconoscimento dei diritti civili alle coppie di fatto, contro la libertà della ricerca scientifica, contro la libera scelta della donna in materia di gravidanza e la storica legge 194.

Prese di posizioni liberamente esprimibili senza dubbio. Ma spintesi sino alla formulazione di precise valutazioni e critiche sul contenuto di leggi approvate o in discussione nel Parlamento italiano. Null'altro che illegittime intrusioni nella vita quotidiana delle istituzioni laiche di una democrazia repubblicana. Tutte, giova ricordarlo, ripetutamente citate e riprese dai media nazionali.

A conclusione della vicenda, tutti - i professori, gli studenti, l'intero mondo universitario, il Papa stesso, l'universo laico e quello cattolico - hanno perso un'importante occasione di libero confronto. Solo l'ipotesi di una partecipazione alla vita universitaria - da rinviare magari ad occasione meno simbolica - è sembrata aprire qualche spiraglio nelle dure ed anti-moderne posizioni del Pontefice. Possiamo però essere certi che al Pontefice non mancheranno mille e più occasioni per esprimere, in altre sedi, il suo pensiero. Giornali e televisioni, senza dubbio, ne daranno ampia e puntuale copertura.