Visti da New York

Save America dalla "D.D."

di Stefano Vaccara

Prima di occuparci delle avvincenti primarie americane, confesso subito ai lettori: chi scrive è un "grassroots" contribuente di Barack Obama! All'inizio, un mese prima del caucaso dell'Iowa, ho dato il minimo, $ 25, per capire come funzionasse il sistema di finanziamenti via internet, partecipandovi direttamente si ottiene una visione "privilegiata". Ho scelto lui perché era il candidato per il quale in quel momento nutrivo più simpatia. Da indipendente non ero affatto sicuro che lo avrei votato, ma diciamo che tra tutti i contendenti in pista tra democratici e repubblicani, poco più di un mese fa mi sembrava il più carismatico. Ho dato altri 25 dollari poco prima della vittoria di Obama alle elezioni dell'Iowa, sempre per monitorare il sistema (con il mio contributo, scrivevano, avrei aiutato un indeciso/a a decidere, volevo capire come....). Ma, devo ammetterlo, quei preziosi dollari hanno lasciato il mio addoloratissimo contocorrente (subito dopo le feste di Natale, ahimé!) anche perché il suo messaggio di "hope and change" aveva pericolosamente cominciato ad appiccicarsi allo scudo difensivo - seppur ancor scettico - del giornalista. Oggi Obama ha qualche chance in più degli altri di guadagnarsi il mio voto (ma non per le primarie, a NY gli indipendenti non votano), eventualmente sarà per novembre. Il bello di essere "indipendent", qualunque candidato/a dovrà far più fatica per conquistare il tuo voto.
Dunque, non sono ancora sicuro a chi lo darò questo voto ma sono già certo chi non voterò: Hillary Clinton.
Questa seconda "confessione" non la scrivo per la stramba presunzione che ai lettori debba interessare, ma perché serve ad affrontare il tema di questo "Visti da New York". Secondo il mio parere la senatrice Hillary Clinton, tra tutti i candidati in pista democratici, è la più preparata per la carica alla quale vorrebbe essere eletta. Ma, se veramente ci riuscisse, dato il precedente, sarebbe la più grande disgrazia politica che ci possa capitare con gravi conseguenze per il benessere della democrazia, di questa finora formidabile Repubblica di appena due secoli. No problem di intelligenza o tratti caratteriali, meno che mai di "gender", anzi l'essere donna sarebbe non solo un enorme beneficio ma finora, ammettiamolo, è stato anche un vantaggio per le sue chance di essere eletta. No, qui si parla del fattore "D.D.", un fattore che qualora si avverasse sarebbe appunto una disgrazia per le coscienze democratiche superiore a qualsiasi beneficio recato dalla preparazione di Hillary e dal "change" rivoluzionario di essere la prima donna presidente. Il "D.D." che mi terrorizza sta per "Dynastic Democracy": una democrazia dinastica, così gli Stati Uniti si ridurebbero se Hillary Clinton diventerà presidente nel 2008. Da vent'anni abbiamo avuto l'aternanza di due famiglie a capo dello Stato. Pensateci, se fosse poi rieletta Hillary, significherebbe 28 anni di "D.D." e poi chi avrebbe da ridire se uno dei fratellini o chissà, anche nipotini di GWB, sia lì pronto a subentare per le lezioni del 2016...
Mi spiace per la senatrice che ho pure votato al Senato, una donna dotata anche quando si commuove, ma se si fosse almeno candidata come Hillary Rodham (magari dopo un divorzio...), forse avrebbe avuto qualche chance in più. Se alla fine sarà lei la prescelta dai democratici, allora spero che dall'altra parte ci sia John McCain (Rudy Giuliani? Tentazione solo "sanguigna", finché i suoi discorsi sembrano scritti da GWB assolutamente da escludere...).
Una questione di principio? Ma in democrazia, certi principi non sono il contorno ma la sostanza della libertà. In tutta la storia degli Stati Uniti, soltanto un presidente è rimasto alla Casa Bianca per più di due mandati, si chiamava FDR e c'era la Seconda Guerra Mondiale... Nessuno, fin da Washington e Jefferson aveva mai cercato la presidenza per più di due incarichi. Quando John Quincy Adams, figlio di John, diventò presidente nel 1824 (molti anni dopo la presidenza del padre ed eletto da un voto del Congresso!), quella elezione contestata e così impopolare rilanciò le ambizioni del generale Andrew Jackson, che infatti dopo un solo mandato, nel 1828 sloggiò Quincy Adams (pur preparatissimo come Hillary!) e questa volta grazie ad netto mandato popolare, istaurandosi così, grazie a Jackson il generale, le prime elezioni per come le conosciamo adesso. Ma dopo il precedente di FDR, che fu il più grande presidente del XX secolo, nel 1947 passò il 22 emendamento della Costituzione: non più di due mandati alla Casa Bianca.
Ma ecco Bill Clinton, in un discorso nel maggio del 2003: "I think since people are living much longer . . . the 22nd Amendment should probably be modified to say two consecutive terms instead of two terms for a lifetime". E poi: "There may come a time when we elect a president at age 45 or 50, and then 20 years later the country comes up against the same kind of problems the president faced before. People would like to bring that man or woman back but they would have no way to do so". Cioè una democrazia degli indispensabili, per non chiamarla con il suo vero nome: la democrazia delle dinastie. Si chiami Bush o Clinton, please God, anzi We, The People, Save America dalla "D.D.".