Teatro

L'essenza del teatro nell'ambiguità tra il vero e il falso

di S. L.

Mercoledì, 9 Gennaio, in una conferenza stampa aperta al pubblico tenutasi all'Istituto Italiano di Cultura di New York, il Teatro del Carretto ha ufficialmente presentato le sue creature: la primogenita "Biancaneve", nata quasi 25 anni fa, e il neonato "Pinocchio" che riassume un po' il percorso fatto da questa compagnia nata a Lucca nel 1983 da Maria Grazia Cipriani, tuttora regista e mente ideatrice, e Graziano Gregori, scenografo.
Da allora di strada questa compagnia ne ha fatta tanta e in vari Paesi del mondo, fino ad avere l'onore di rappresentare il nostro medesimo in occasione di Italia-Russia, 2005 e Italia-Cina, 2006.
«Lo spettacolo nasce e si sviluppa più o meno come un figlio», spiega la Cipriani: «Dalla creazione alla realizzazione finale passano nove mesi. Il primo momento è assolutamente in solitudine, sono Maria Grazia con Maria Grazia. Quando poi nasce l'idea portante mi confronto con lo scenografo e l'intesa successiva porta alla drammaturgia. Poi ci sono le prove che durano tra i due e i tre mesi. Gli attori nella nostra compagnia non si limitano ad essere degli esecutori, ma sono in condizione di creare nuovi segni all'interno del disegno originario».
Sotto il patrocinio del direttore dell'Istituto di Cultura, Renato Miracco, Mary Fulland Watson, artistic director del Watson Art Project che ha prodotto gli spettacoli esprime tutto il suo entusiasmo nei confornti di questo progetto: «Siamo orgogliosi di presentare il Teatro del Carretto alla città di New York. Il cuore di questa compagnia è qualcosa che davvero non ho mai visto in questo Paese. La MaMa ama l'Italia!».
La MaMa, infatti, è l'avanguardistico teatro che ospiterà gli spettacoli, rinomato per le sue produzioni che sperimentano e sfidano tutti i limiti artistici oltre ad essere apprezzato e riconosciuto a livello internazionale.
«Sono grata», si presenta Maria Grazia Cipriani:«A tutti coloro che hanno reso possibile confrontare il nostro linguaggio teatrale con la città di New York. Provo sempre un po' di disagio quando devo descrivere il mio lavoro, un lavoro teatrale deve essere in primo luogo udito e visto. D'altra parte il lavoro (che si produce, ndr) è sempre più interessante delle persone. "Biancaneve", il nostro primo spettaccolo, è ormai da quasi 25 anni che viaggia in tutto il mondo, si può dire che faccia concorrenza ai vostri Musicals! E' per noi un piccolo gioiello, uno spettacolo da camera realizzato con poche risorse e ancora tanta timidezza. Ma è il Manifesto della Poetica teatrale della compagnia perchè tutta la ricerca successiva ha ampliato un linguaggio espressivo che già in questo primo lavoro si poteva rintracciare».
Dal pubblico presente alla conferenza stampa viene posta allora una domanda concernente le linee guida di questa poetica: «Sono diverse», risponde la regista «ma forse la più importante, e prendo proprio l'esempio di "Biancaneve", è l'incontro tra il personaggio umano e l'oggetto scenico che vengono posti in un dialogo alla pari fino a non distinguere più qual è il corpo vero e qual è il pupazzo. L'ambiguità che si crea tra il vero e il falso è il segreto stesso del teatro che ritorna nel lavoro dell'attore».
Interviene Renato Miracco chiedendo, a Maria Grazia Cipriani, in che maniera avviene la scelta dei testi da rappresentare. «A volte rintocca il cuore, a volte rintocca la testa, a volte è semplicemente casuale. Il denominatore comune però è sempre quello della grande fiaba, anche se abbiamo portato in scena due opere di Shakespeare ("Romeo e Giulietta" e "Sogno di una notte di mezza estate") e due di Omero ("L'Iliade" e "L'Odissea"). Ma tra la favolistica e Shakespeare sono dell'opinione che l'una non contraddica l'altro. Ho continuato a leggere favole nell'età adulta senza mai stancarmi e quando qualcuno definisce i nostri spettacoli Shakespeariani è il complimento più bello che possano farmi».
                   S.L.