Teatro

Pinocchio specchio d'umanità

di Samira Leglib

Oggi7 lo aveva annunciato domenica scorsa, "Pinocchio" al LaMama sarebbe stato uno spettacolo da non perdere e ora che è finalmente in scena, lo ribadiamo.
Esplicitamente consigliato ad un pubblico adulto, ci si può sulle prime aspettare che contenga delle scene non proprio chiericali, ma non è così. Al di là di un lavoro espressivo concentrato sul corpo dell'attore che si muove e digerisce la scena come appunto un burattino, un fantoccio, un animale che si divincola, striscia a volte, grida. Al di là di questa scelta stilista, dicevamo, che richiede e necessita la visibilità di un corpo svestito a tratti, non vi è scena talmente proibita che un minore non abbia già visto in televisione. Ma la raccomandazione probabilmente non era in questo senso, bensì nella più ampia tutela dell'immaginario favolistico che forse, e mi trovo d'accordo, deve prima passare attraverso degli occhi bambini ed essere filtrato mediante l'anima dell'innocenza prima di poter essere scavato, divelto quasi, alla ricerca del suo significato più crudo.
È popolare ormai che le fiabe, le più grandi ma anche le più semplici, siano state scritte sì, pensando ad addormentare i bambini la sera, a trasmettergli una morale, a insegnargli come nelle parabole una lezione, ma quelle stesse fiabe sono state scritte dagli adulti e in esse vi è insita tutta la non-innocenza del mondo adulto. Commenta la regista Maria Grazia Cipriani: «Quando penso ai miei spettacoli, alle mie favole, non penso ai bambini ma agli adulti. E' a loro che sono rivolti».
Eccezionale la trasformazione degli attori in marionette senza fili, pupazzi privi d'anima che entrano ed escono in e dalla scena con una forza espressiva e mimica che quasi non richiede ulteriori allestimenti scenici. Un palco pressocché nudo anch'esso, il contrasto tra il bianco dei corpi e il nero della scenografia di base che la fa' da padrona, se non a momenti, quando viene squarciato dai colori circensi di un Paese dei Balocchi che non esiste nella fiaba come nella realtà. Giandomenico Cupaiolo, nel ruolo di Pinocchio, è un Totò del Ventunesimo secolo. Drammatico, intenso, ilare e di un'ingenuità crudele come solo i bambini hanno il permesso di avere.
Il "Pinocchio" del Teatro del Carretto è più che mai una favola per adulti, quegli stessi che da bambini magari l'avevamo ascoltata così come si fa con le fiabe, senza veramente capirla, senza indagarne i perchè.  Perchè Pinocchio continua a ripetere gli stessi errori e non impara mai la lezione?  Pinocchio, o l'uomo in senso esteso?
Su di un palcoscenico che circonda ma anche imprigiona il teatro delle marionette che si animerà all'interno -figura sublime e amena per il teatro della Vita che noi tutti ci siamo costruiti, dall'ufficio sul posto di lavoro ai salotti di casa- Pinocchio attraverso un dialogo immaginario con il padre, narra in un lungo flashback tutta la sua sventura:«Babbo, babbo, sapeste quante cose mi sono piovute addosso e accadute attraverso..».
Ci sono il gatto e la volpe, maschere terribili e così comuni da incontrare per strada ogni giorno, c'è la fata turchina (interpretata in tutta la sua chiave materna da Elsa Bossi), c'è Lucignolo e c'è lo spettro di Geppetto costantemente richiamato a rappresentare la coscienza di Pinocchio, il senso di colpa, il Super-ego con cui tutti ci si deve confrontare prima o poi altrimenti non ci lascerà mai in pace.
In un passaggio di maschere tra il surreale e il lugubre, sulle note di un "Ridi Pagliaccio" che non poteva essere più simbolico, il Teatro del Carretto ha riconsegnato la fiaba di Carlo Collodi al mondo degli adulti. Perchè probabilmente, a rischio di fare facile morale, stando a quello che si vede nel palcoscenico là fuori, forse da bambini questa fiaba non la si è veramente ascoltata. Se è vero che l'uomo continua a sbagliare e a fregarsene. Se a pagare per i nostri errori mandiamo ancora la Fata Turchina o chi per lei. Se ci ricordiamo delle persone che ci hanno amato solo quando arriva il momento di piangerle. Questo Pinocchio è un po' per tutti noi e l'essere bugiardi è solo un pallido vezzo.