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La rivolta nel cinema negli USA. Immaginando uno sciopero degli sceneggiatori in Italia

di Domenico Naso

Immaginate Sabrina Ferilli, Monica Bellucci, Raul Bova, Riccardo Scamarcio e Laura Chiatti in strada, cartelli in mano e slogan a difesa degli sceneggiatori italiani. Immaginate che a causa di questa protesta la consegna dei David di Donatello o del Leone d'Oro venga annullata. Impossibile, vero? Già, in Italia scioperano tutti, ma proprio tutti, dalle guardie giurate ai magistrati, dai panettieri ai tabaccai, ma i divi di piccolo e grande schermo non ci pensano nemmeno. Imperversano nelle nostre case ogni giorno, ci guardano ammiccanti dai cartelloni pubblicitari sparsi nelle nostre città, vogliono apparire, sempre e comunque. Invece dagli Stati Uniti arriva la notizia che addirittura la consegna dei Golden Globe è stata annullata per solidarietà nei confronti degli sceneggiatori, in sciopero permanente dal novembre scorso.
Ma le star del cinema americano sono tutt'altra cosa rispetto ai divetti del Bel Paese. Sono da sempre impegnati politicamente, ovviamente quasi tutti dallo stesso lato della barricata, e ogni tanto dimenticano miliardi, ville superlussuose e auto sportive per recitare la parte dei paladini dei deboli. Poco male, però, se stavolta i "deboli" in questione sono i potentissimi sceneggiatori hollywoodiani, da sempre casta nella casta, lobby mica da ridere che sta dietro le quinte ma gode degli stessi privilegi dei dorati abitanti delle colline di Hollywood. In Italia una cosa del genere sarebbe impensabile, dicevamo. Semplicemente perché gli attori nostrani sono sempre alla ricerca di una apparizione, di un'ospitata, di un premio in più.
Avremmo potuto conoscere la reazione dei nostri attori se anche gli sceneggiatori italiani fossero scesi in piazza, incrociando le braccia per uno sciopero che nel nostro paese non ha precedenti. Nel novembre scorso, infatti, proprio mentre a Hollywood e a Broadway scoppiava il caso dello sciopero degli sceneggiatori, Andrea Purgatori (giornalista, sceneggiatore e conduttore tv con qualche curiosa esperienza cinematografica come attore) lamentava una mancanza di royalties nei compensi agli sceneggiatori. Queste royalties sarebbero una percentuale dei ricavi avuti dalla vendita e l'utilizzo di prodotti audiovisivi su internet e telefoni cellulari. La SIAE ha recentemente aperto una azione legale contro i principali operatori di telefonia mobile, chiedendogli di interrompere la distribuzione di film e serie TV sui cellulari a meno che non siano disposti a pagare delle percentuali agli sceneggiatori. A mettere il carico da novanta, sempre in quei giorni, ci aveva pensato Fausto Brizzi, regista di "Notte prima degli esami" e astro nascente della regia italiana, che oltre a solidarizzare con i colleghi d'oltreoceano, aggiungeva che i nostri sceneggiatori hanno addirittura meno garanzie sindacali rispetto agli americani, spiegando così il suo parere favorevole ad un'eventuale iniziativa di sciopero: "In uno sceneggiatore potrebbe diventare produttore esecutivo della sua stessa serie, proprio come in Usa. Le cose potrebbero cambiare se riuscissimo a paralizzare la produzione".
Dopo i soviet e i consigli di fabbrica di sovietica memoria, dunque, anche gli sceneggiatori italiani sarebbero pronti a chiedere una partecipazione agli utili e alla gestione dell'azienda (in questo caso del film o della serie televisiva). Molto più realistica e sensata sembra la posizione del regista Vincenzo Marra, espressa durante un forum sull'argomento svoltosi a Capri : "Uno sciopero del genere in Italia sarebbe impossibile, la gente ci prenderebbe in giro e non capirebbe. Da noi può riuscire solo lo sciopero dei tir".
Ma torniamo agli attori, ai protagonisti del mondo del cinema. In America personaggi del calibro di George Clooney, Julia Roberts, Keira Knightley, Johnny Depp, John Travolta, Denzel Washington, Cate Blanchett, Angelina Jolie e Jodie Foster hanno pubblicamente appoggiato la lotta della WGA (Writers' Guild of America), costringendo le major a trattare, provocando il clamoroso annullamento della consegna dei Golden Globe e mettendo in dubbio addirittura la notte degli Oscar. E in Italia? Dicevamo all'inizio di questa riflessione che non ce li immaginiamo proprio la Ferilli e Scamarcio, la Bellucci e Verdone, rinunciare all'uscita di un film o a una sfarzosa cerimonia. Gli attori di casa nostra sono da sempre giullari di corte, non casta protetta, superiore persino a quella dei politici come in America. Quindi i divetti italiani continuerebbero imperturbabili, anche in caso di sciopero degli sceneggiatori, a presenziare ai David o ai Nastri d'Argento, alla Mostra di Venezia o alla Festa del Cinema di Roma, magari cercando di avvicinare il ministro di turno per chiedere un finanziamento pubblico al prossimo film. Sia chiaro, però, che a parole la situazione sarebbe sicuramente diversa: tutti dichiarerebbero il loro appoggio, seppur soltanto virtuale.
Anche in Italia gli attori hanno il cuore saldamente a sinistra. Insieme al portafogli, però...