Personaggi

Palloni gonfiati d'arte sulla città

di Ilaria Costa

Times Square la notte di Capodanno evoca immediatamente in ciascuno di noi una chiassosa fantasmagoria di immagini, luci e colori. Un frenetico brulicare di persone, tutte apparentemente felici ed ansiose di festeggiare il passaggio dal vecchio al nuovo anno.
Dunque quest'anno sarà stato difficile notare nella folla un gruppo di ragazzi con zaini in spalla che si muovevano velocemente tra la gente con la testa all'insù... per non perdere di vista un gruppo palloncini e contribuire in tal modo alla realizzazione di un progetto d'arte contemporanea ("The Ballon Project"  www.theballoonproject.org)  di indubbia originalità!

Il leader ed ideatore di questo progetto è Luca Antonucci, giovanissimo artista italiano di 24 anni che, insieme ad un gruppo di amici, si è mischiato alla folla del Capodanno newyorkese per inseguire da terra il percorso di questi palloncini legati ad una telecamera usa e getta. L'obiettivo di questa spedizione apparentemente impossibile era la cattura di una ripresa aerea della Città, la notte della fine dell'anno, attraverso la telecamera legata a questi palloncini. La sfida ha avuto un buon esito e la telecamera è stata ritrovata dopo molti momenti di scoramento due giorni dopo sul tetto di un grattacielo, bagnata dalla pioggia del primo dell'anno, ma ancora in grado di fornire le immagini della Città, recuperate in questo caso dalla maestria tecnica di Luca.

Il progetto di New York è il terzo della serie "The Ballon Project" . Gli altri due già realizzati hanno avuto luogo nel corso del 2007 rispettivamente a San Francisco e a Berlino.
Immigrato dalla Campania negli Stati Uniti all'età di tredici anni con la sua famiglia, Luca risponde alle nostre domande con la freschezza e l'entusiasmo proprie di un giovane innamorato della propria arte.

Come è nata la tua passione per l'arte, e in particolare per la video art?
"Ho sempre amato i film, direi quasi in modo bulimico. Anche da bambino sgattaiolavo e cercavo sempre di andare a vedermi un film da solo, guardavo qualsiasi cosa potessi... non mi importava chi fossero gli attori. Se era una commedia, un film romantico o un film dell'orrore...
Quindi mi sembra naturale che sia finito in una scuola di cinema. Ovviamente i miei interessi in seguito si sono estesi verso tutte le altre forme artistiche e ora, in un certo senso, tutte le forme d'arte sono per me in qualche modo equivalenti.
Se in mente ho una idea per un film narrativo, provo a perseguirla, se mi viene un'idea per una canzone, provo a suonarla... per ora sono molto vicino al mondo della video art e dell'arte pubblica e sto percorrendo questa strada".


Quale è la genesi e lo sviluppo del tuo originalissimo "Balloon Project"?

"Beh, ho sempre avuto un desiderio innato di volare che penso abbiamo un po' tutti. Quando ti siedi sulla cima di una collina a San Francisco, ti prende questo strano impulso di saltare giù e lasciarti andare. Il ‘Balloon Project' ha questo tipo di libertà. Penso che questo sia ciò che lo rende così eccitante. Visto che costa troppo affittare un elicottero per avere una ripresa aerea della Città, abbiamo deciso di attaccare una video camera usa e getta ad un alcuni palloncini ed inseguirli da terra con delle biciclette fino a quando atterrano. Così non siamo limitati da motivi di budget. Tutto questo, solo con poco più di 50 dollari, ci da la possibilità di volare come e più di altri che hanno a disposizione budget ben più consistenti".

Hai scelto dei luoghi molto differenti per questo progetto: prima San Francisco poi Berlino. Infine perché poi proprio NYC a Capodanno?
"Il Ballon Project cambia a seconda di dove lo si realizza.  San Francisco con le sue colline ti incoraggia a volare, ad essere leggero come un palloncino e da lì osservare come in sogno quello che vedi là sotto.
Per quanto riguarda Berlino, Ira Mowen, mio partner in questa avventura nonché mio carissimo amico, si era trasferito lì da poco e abbiamo pensato che potesse essere un luogo interessante come continuazione del nostro progetto di San Francisco.
I tedeschi si sono entusiasmati all'idea ed Ira, con la sua bravura, è riuscito a coinvolgere intorno a questo progetto una comunità di persone molto numerosa oltre che a costruirne un'altra virtuale attraverso You Tube per supportare la prima.
New York è invece il luogo che io ed Ira abbiamo sempre sognato di fare sin dall'inizio. Quando Capodanno stava per arrivare abbiamo pensato: quale migliore momento per farlo se non allo scoccare della mezzanotte? E' una sorta di Santo Gral dei ‘Balloon Projects'. Quasi impossibile... ed in verità quasi impossibile lo è stato! Sembrava di essere in una guerra civile urbana. Avevamo sulle spalle uno zaino pieno di rifornimenti di elio per gonfiare i palloncini, abbiamo radunato una piccola squadra ed abbiamo corso nella folla il più velocemente possibile.
Come si addice a New York, tutto è stato decisamente speciale. Quindi sintonizzatevi  su www.theballoonproject.org e aspettatevi l'inaspettabile."

Molti dei tuoi progetti coinvolgono un team di giovani. Quando realizzi un video preferisci lavorare in gruppo o da solo?
"Lavoro bene con gli altri. Mi entusiasma il fatto di come originariamente si possa avere un'idea e come essa diventi completamente diversa da quella originaria quando sia filtrata da tre persone. In assoluto credo sia sempre meglio condividere le idee con altri e mi piace quando le persone mi criticano in modo costruttivo. Sia Ira che Anthony, con i quali lavoro da molto tempo, sotto questo aspetto sono davvero bravi. In generale, amo le persone che si entusiasmano per l'arte e odio il cinismo, perché rende il lavoro molto tedioso.
Allo stesso tempo però ci sono alcuni progetti che mi piace portare avanti da solo. Intuisco subito quali sono le idee adatte da realizzare in gruppo e quelle che non lo sono".


Quale è  la giornata tipo di un giovane artista come te?

"Non credo che nessuno mi abbia mai fatto una domanda del genere e comunque provo a rispondere. Mi sveglio e lavoro su un progetto. Sebbene sia molto più produttivo in tarda mattinata e di sera tardi provo a sviluppare idee che ho scarabbocchiato nel mio taccuino i giorni precedenti. Poi faccio colazione e guardo i cartoni animati con la mia nipotina. Lei ha 11 mesi, adorabile. Lo so che dicono tutti così ma questa volta è proprio vero. Vorrei appenderla ad un muro circondata da tante altre cose belle per vederla distruggere tutte queste cose con il potere della sua bellezza... sì questo potrebbe essere un ottimo materiale per un video. Poi di pomeriggio in genere faccio lunghe passeggiate  per la città".


Credi che ci sia una relazione tra i tuoi lavori e le tue origini italiane?
 
"Non ho mai fatto ancora un video sulla mia ‘italianità'. Credo che ci siano cose più interessanti da raccontare sull'universo che parlare di nazionalità. Allo stesso tempo penso che la cultura italiana abbia un impatto sul mio stile. Sono stato molto fortunato a crescere guardando i film di Fellini e di Antonioni e mi piace pensare che abbiano influenzato il mio modo di concepire la comunicazione visiva. Loro sono e restano maestri indiscussi di estetica".

La tua famiglia ti ha supportato in questa scelta o ostacolato?
"Supportato! Decisamente! Mia sorella Barbara è davvero eccezionale. Mi ha aiutato a capire che la mia arte è una scelta di vita.  Ho sempre in realtà fatto progetti di questo tipo, ma non mi ero mai preso sul serio. Lei mi ha aiutato a mettere tutto in una prospettiva più pratica. Mi ripete continuamente: ‘Se questo è quello che vuoi fare nella vita, fallo pure ma non romanticizzarlo". Questo consiglio mi è sempre molto utile.
Come ho già detto prima, mia madre e mio padre mi hanno esposto sin da piccolissimo ai film ed all'arte ed entrambi mi hanno incoraggiato a fare tutto quello per cui si ha una forte passione, altrimenti secondo loro ‘è una perdita di tempo'".

Torneresti a vivere in Italia?
"Gli Stati Uniti sono la mia casa. Adoro viverci. Ciò detto, c'è un posto speciale nel mio cuore per l'Italia. Mi piace sempre tornare a Salerno, visitare i miei parenti ed immaginare come sarebbe stata la mia vita se fossi rimasto lì. E' una sorta di piano segreto di fuga per me, just in case. Vivere sulla spiaggia con un cane ed un motocarro ‘Ape'. Ma non lo dire a nessuno..."

            *Progetto Eusic