Che si dice in Italia

Brava Denise, non la Rai

di Gabriella Patti

Per fortuna che c'è Denise. Così il settimanale Oggi titola un giustissimo editoriale sulla 27enne campionessa di sci Denise Karbon. Fenomeno esploso tra l'iniziale indifferenza dei media, l'atleta altoatesina è davvero un esempio di caparbietà e di sfida alle avversità della vita, manifestatsi sotto forma di una serie infinita di incidenti che l'hanno tenuta lontana dalle piste per ben quattro preziosi anni. Preziosi, perché a quell'età lì si tratta della stagione della vita in cui sei fisicamente più in forma e ogni incidente può allontanarti per sempre dalle vette dell'eccellenza. Eppure ci sono volute ben quattro vittorie consecutive (credo) ai Campionati del mondo in corso perché Mamma Rai, sempre più drogata dal calcio si accorgese di lei. L'ineffabile emittente di Stato trasmetteva le gare di sci sì, ma solo quelle dei maschietti. Che, colmo dell'ironia, sono in declino e non vincono mai. C'è voluta la sollevazione di popolo perché, alla fine, da viale Mazzini qualche dirigente di turno desse l'ordine di trasmettere in diretta anche le gare femminili di sci.
Vi racconto questo non solo per unirmi al coro degli applausi alla bravisisma - e pure molto simpatica e modesta - Denise, ma anche per cercare di consolarvi. Se pensate che Rai International tratti molto male gli italiani all'estero, consolatevi. In Italia, la casa madre non funziona certo meglio.
  E ALLORA, VISTO COME STANNO LE COSE, il nuovo è rappresentanto dal 70enne Pippo Baudo. Sarà lui a pesentare il Festival di Sanremo, che ci ostiniamo a presentare come una delle massime espressioni della bravura e passione canora del Belpaese. Ben venga perché, nonostante l'età e il fatto che a Sanremo ci vada per ben la tredicesima volta, è indubbiamente un professionista serio. Cosa che non si può dire della schiera di nuove leve del piccole schermo.
  CI VOLEVA, ANCORA UNA VOLTA, uno straniero - sia pure dal cognome italiano - per dire la verità senza mezzi termini. Jean François Spinetta, numero uno di Air France, parlando dell'Alitalia che sta per aggiudicarsi è stato chiaro. Ha detto molte cose, tra l'altro cercando di assicurare che Alitalia non verrà semplicemente inglobata e destinata alla chiusura ma entrerà a far parte di un sistema europeo, guidato da Air France, di cui fa già parte l'olandese Klm. Ma, per me, le cose importanti che ha detto con molta franchezza sono altre. Primo: nella nostra ormai prossima ex compagnia di bandiera ci lavora (lavora?) troppa gente, rispetto agli scarsissimi risultati. Per cui: licenziare, licenziare, licenziare. Secondo: il colpo di grazia all'Alitalia lo ha dato la sciaguratissima scelta di Malpensa. Con buona pace del "governatore" della Lombardia e di tutti quei politici e imprenditori del Nord che - come ha ricordato il ministro dell'Economia Padoa Schioppa - quando sono stati chiamati a fare la loro parte si sono nascosti e ora, quando ormai è troppo tardi, protestano. È una triste fine. Ma ce la siamo meritata.