Che si dice in Italia

A munnezza della Befana

di Gabriella Patti

Oggi è arrivata la Befana. Per tradizione familiare tengo di più a questa ricorrenza che a tutte le altre. Posso fare a meno dei regali di Natale (a proposito: i giornali segnalano che, assieme a quella dei
 saldi, è iniziata la stagione dei ricicli: quei doni ricevuti sotto l'albero e di cui, non sapendo che farcene, cerchiamo di liberarcene dandoli agli amici e, aimé, ricevendo altrettanti ricicli). Ma - mio marito e mio figlio lo sanno bene - se la mattina del 6 non trovo la calza "portata" dalla vecchietta ci resto davvero male. Ancora non so che cosa troverò, a parte ovviamente l'obbligatorio pezzetto di carbone a ricordarmi che non sempre, durante l'anno appena passato, mi sono comportata bene. Però so già, purtroppo, che cosa la Befana ha dovuto portare all'Italia. La lista è lunga e nota. Per esempio i rifiuti di Napoli, su cui spesso mi sono indignata, sono esplosi in scandalo europeo: da Bruxelles l'Ue ci accusa, a ragione, chiedendoci di prendere finalmente una decisione. Napoli fa parte dell'Italia e quindi (anche se magari non lo sa) è territorio europeo. Quindi Bruxelles ha tutti i diritti di intervenire e di preoccuparsi. Già, ma chi deve prenderla, questa decisione? Politici e amministratori si rimpallano le accuse. E allora, per non chiudere male queste settimane di festività,  forse è meglio ironizzare come fa Sergio Rizzo sul Corriere della Sera. "Abbiamo capito di chi è la colpa dell'emergenza rifiuti a Napoli: dei napoletani e degli altri cittadini della Campania. Colpa loro se le discariche sono stracolme. Colpa loro se le discariche non si fanno. Colpa loro se la spazzatura da 14 anni divora, insieme alla salute della gente, anche miliardi di euro". Giusto: meglio buttarla ridere, come suggerisce il collega. In realtà, però, credo che - ironie a parte - sì: una parte della colpa sia anche dei napoletani. Se, capendo finalmente di essere cittadini di un consesso sociale, contribuenti che con le loro tasse alimentano i forzieri di comuni e Stato, pretendessero seriamente di ottenere quanto i cittadini delle altre democrazie occidentali hanno dai loro governanti, forse il problema sarebbe già risolto da tempo.
   MA NON E' CHE AL NORD la Befana sia riuscita a mettere nella calza qualcosa di meglio. Nella Lombardia che si proclama la più efficiente delle regioni del nostro Paese, si scopre che l'anno è iniziato in maniera scoraggiante per la giustizia (Sono sensibile alla questione, non solo per senso - e sdegno - civico ma anche per ragioni ... materne: mio figlio, laureando in Giurisprudenza, ci sta facendo capire che finirà probabilmente per fare l'avvocato o il magistrato. Un tempo un genitore ne sarebbe stato molto soddisfatto. Oggi, non so). Ebbene un'inchiesta, anche questa del Corriere, rivela che negli uffici della sola Procura milanese giacciono 300mila denunce: sono ferme, nessuno le ha avviate. Centinaia di migliaia sono anche gli atti non registrati. Ma il dato che più mi ha colpito è che, sempre a Milano, ci sono ben 20mila persone che, imputati in un qualche procedimento, sono stati prosciolti e... non lo sanno. Nessuno - né un giudice, né un carabiniere, poliziotto o finanziere - ha pensato di dare la comunicazione.
A ROMANO PRODI, invece, e al suo ministro dell'Economia Tommaso Padoa Schioppa la Befana ha portato qualche bella cosa. O almeno loro dicono così. Il fabbisogno italiano si è ridotto. E il tanto temuto (ma perché, poi?) sorpasso della Spagna non è avvenuto. Francamente hotrovato che questa notizia sia stata sbandierata un po' troppo in prima pagina da tutti i giornali. Mi è sembrata un'altra conferma di un certo provincialismo che, da sempre, è uno dei mali (non dei maggiori, certo) della politica italiana.